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Dati sull' occupazione negativi e dollari venduti

Gli occhi degli operatori sono ora puntati alla riunione del 12 settembre della Federal Reserve americana, che dopo i dati sull’occupazione rilasciati venerdì scorso, potrebbe comunicare al mondo l’inizio del QE3

di Redazione Soldionline 10 set 2012 ore 10:00

Articolo a cura di FXCM.it

Gli occhi degli operatori sono ora puntati alla riunione del 12 settembre della Federal Reserve americana, che dopo i dati sull’occupazione rilasciati venerdì scorso, potrebbe comunicare al mondo l’inizio del QE3. E’ vero, suona come una minaccia, ma questo sarà il tema a livello di aspettative dominante da qui a qualche giorno, proprio perché, dopo le anticipazioni fatte da Bernanke, che ha comunicato al mercato l’intenzione di sostenere l’economia ed il mercato del lavoro tramite l’acquisto di attività finanziarie che andranno ad incrementare il bilancio dell’istituto centrale e che dovrebbero, in linea teorica, riuscirà a fare quello che il QE1 non è riuscito a fare e che il QE2 ha fatto soltanto in parte, ovvero trasmettere liquidità all’economia reale che, grazie anche all’operazione di Twist della curva dei tassi in atto, potrebbe mostrare più fiducia nel futuro e nei tassi controllati ad esso riservati, traducendo il tutto in maggiori investimenti in grado di portare ad un maggiore grado di occupazione, rimettendo così in moto la catena che vede aumentati i redditi percepiti dai lavoratori, denaro che può essere speso per i consumi e che via via può rimettere in moto il volano dell’economia. Questo invece, suona più come un sogno, ma anche in questo caso, tant’è, questo è l’obiettivo che, sempre in linea teorica, la Federal Reserve vorrebbe raggiungere. La rilevazione delle nuove buste paga relative al settore non agricolo ha mostrato un +96k unità, ben inferiore rispetto al precedente (rivisto a ribasso a 162k) ed alle previsioni, che volevano un valore intorno alle 142 mila unità.

eurusd_189
EurUsd – grafico H4
   

Questo, insieme ai dati pubblicati negli ultimi dieci giorni, ha dipinto una situazione preoccupante per gli Stati Uniti, che di fronte alla crisi europea non riescono a tirare la testa fuori dall’acqua e che dunque potrebbero effettivamente avere bisogno di ulteriori stimoli. Ora che il piano della BCE è svelato, il buon Bernanke dovrebbe avere l’animo più leggero nel prendere, eventualmente, questa decisione. La reazione dei mercati non si è fatta attendere, ma a differenza di quanto successo ultimamente, ha mostrato movimenti che hanno visto le borse tenere (lievi vendite ma siamo ancora sopra i supporti addirittura di breve periodo), oro salire in maniera importante e mantenersi sopra i 1,735.00 dollari/oncia ed il dollaro americano venduto pesantemente, contro la maggior parte delle valute contro cui è quotato.


Quella sul valutario è una reazione da manuale su un dato macroeconomico così importante brutto, che si stia ritornando verso quei lidi, dove non soltanto l’avversione al rischio (che avrebbe voluto dollari salire, borse scendere e materie prime mix, con tutto giù tranne l’oro) fa da market mover. Non crediamo sia ancora arrivato il momento, ma come ripetiamo sempre, facciamo trading su quello che vediamo e non su ciò che crediamo di sapere, per il momento, l’evidenza è questa.

EurUsd
Lo strappo rialzista a cui abbiamo assistito venerdì ha fatto si che venisse rotto il canale di breve inclinato positivamente e che la moneta unica ritornasse su livelli di maggio scorso (per la precisione in questo caso parliamo del massimo del 21 maggio, 1.2820, raggiunto perfettamente come obiettivo e distante dalla rottura del canale rialzista esattamente l’ampiezza dello stesso). Questo fa si che sia piuttosto agevole ritrovare un livello di chiara resistenza per le prossime evoluzioni del cambio mentre sia un po’ più complicato trovare un supporto: in nostro soccorso giunge il doppio massimo di metà giugno, 1.2750.

UsdJpy
Non avendo tenuto i livelli di supporto di 78.80 e 60 non stupisce che il cambio UsdJpy abbia ricominciato a scendere arrivando al test perfetto del livello di supporto più importante degli ultimi mesi, 78 figura. Ricordiamo come il livello toccato vada trattato con molta cautela perché molto probabilmente al di sotto di questo si trovano gli stop di tutta quella mole di posizioni lunghe che sperano in una definitiva ripresa del cambio e che vivono praticamente da settimane di soli, piccoli, rollover positivi.

EurJpy
Oramai il cambio EurJpy, archiviata la precisa rottura del canale laterale tenuto per giorni, staziona al di sopra di 100. Sembra proprio questo l’unico livello di breve in grado di fornire qualche spunto operativo. Ricordiamo che il supporto può essere allargato sino a 99.90 e che oltre una rottura del massimo precedente, 100.35, ci si potrebbe attendere una salita sino a 101.

GbpUsd
Alla fina 1.5910 ha tenuto molto bene alle momentanee pressioni ribassiste facendo in modo che il cambio salisse verso 1.6030, che in realtà si trova 30 pip al di sotto della vera zona di resistenza che grazie ad un picco di massimo del passato può essere individuata a 1.6060.

AudUsd
Un po’ di saliscendi per il dollaro australiano che tocca 1.04 figura per poi cominciare a calare già in chiusura di settimana, venerdì scorso. Siamo molto vicini al livello di supporto che potrebbe indicare un eventuale ulteriore distensione ribassista o meno, 1.0350, livello che è tornato utile sin dagli ultimi giorni di agosto.

GER30
L’indice tedesco, GER30, torna all’attacco della parte alta della tendenza positiva che è in atto da inizio giugno, Parliamo di quel canale che ha fermato in due occasioni i prezzi ad agosto e che è visto transitare nei pressi di 7,300 per le prossime ore. Il primo supporto a questo scenario ambizioso si trova a 7,160.

ITA40
La positività del momento ha fatto si che venisse polverizzata anche la resistenza di 16,000 sul nostro indice di casa ITA40. I prezzi sono andati a compiere un grosso passo in più verso il ritracciamento totale dell’ultimo movimento negativo partito a marzo: per concluderlo serve che venga rotta la resistenza di 16,160-70 (livello che è molto evidente su un grafico orario o 4H che comprenda prezzi sino da gennaio), che poi non a caso è il livello toccato venerdì dai prezzi.

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