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Non c'è la doppia tassazione per gli Etf quotati all’Amex

Non sempre gli ETF quotati in Italia consentono una piena diversificazione di portafoglio, anche in senso geografico. Ecco quindi che l'opportunità offerta dall'AMEX di minimizzare lo svantaggio fiscale può aprire interessanti orizzonti per gli investitori più esperti

di La redazione di Soldionline 22 mar 2005 ore 12:08
L'Amex prevede che l'investitore privato straniero possa richiedere al proprio intermediario la firma di un subscriber agreement che permette di evitare la doppia tassazione. In questo modo, l'investitore italiano che voglia puntare sugli Etf ha la possibilità di ampliare il numero di scelte a sua disposizione

L'Amex prevede che l'investitore privato straniero possa richiedere al proprio intermediario la firma di un subscriber agreement che permette di evitare la doppia tassazione. In questo modo, l'investitore italiano che voglia puntare sugli Etf ha la possibilità di ampliare il numero di scelte a sua disposizione

Anche se l'analisi dei volumi relativa alle compravendite di Exchange Traded Funds conferma che gli investitori istituzionali continuano a fare la parte del leone nel processo di espansione di questi nuovi strumenti finanziari, è possibile notare un'incessante crescita dell'interesse manifestata da parte dei piccoli investitori. D'altronde, i benefici ottenibili dal ricorso agli Etf sia in termini di asset allocation personale sia in relazione alla gestione dei costi cominciano ad essere compresi anche dall'investitore medio.

Fino a questo momento, il mercato domestico ha offerto la possibilità di acquistare quote di un numero piuttosto limitato di Etf. Tale situazione costituisce un limite per tutti gli investitori che decidano di servirsi di questi strumenti per apportare un certo livello di diversificazione al proprio portafoglio. L'assenza di Etf che investono sui mercati dei paesi Emergenti rappresenta un buon esempio di limitazione alla diversificazione apportabile attraverso il ricorso agli Etf quotati sul listino milanese. In un articolo pubblicato su fondionline.it il 7 ottobre scorso, è stata evidenziata la possibilità di investire sui listini dei paesi in via di sviluppo servendosi degli Etf. In particolare, sono stati citati l'i shares MSCI Emerging Markets e l'Emerging Markets 50 Adr Index, due Etf quotati sul listino statunitense Amex.

Il primo Etf investe esclusivamente in titoli di società dei Pvs che vengono quotati sui listini statunitensi, e presenta un'expense ratio dello 0,3%. Il fattore di rischio insito in questo Etf risiede nel numero limitato di titoli presenti in portafoglio. Il secondo Etf dedicato ai Pvs ha caratteristiche molto diverse dal primo. L'i shares MSCI Emerging Markets ospita 253 titoli in portafoglio. L'Etf in questione diversifica il suo portafoglio nei developing countries del Vecchio Continente, dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina. Questo Etf presenta un livello complessivo di costi annui pari allo 0,75%. L'idea di fondo dell'articolo in questione era quella di soffermare l'attenzione del piccolo investitore sia sulle possibilità offerte da Etf negoziabili a costi accettabili anche dagli investitori italiani grazie ai servizi on line offerti da alcune banche, sia sui contenuti costi di gestione che questi prodotti presentano. Allo stesso tempo, si metteva in guardia dai facili entusiasmi in virtù di un minor costo legato alla natura esclusivamente passiva del clone. Inoltre, una breve analisi della composizione dei due Etf rivelava quanto sia importante la struttura interna del prodotto anche nel caso in cui si tratti del clone di un indice.

Un lettore attento mi ha però fatto notare che le informazioni fornite dell'articolo peccavano di un piccolo ma importante approfondimento degli aspetti fiscali a carico di un sottoscrittore italiano. In particolare, il lettore ha chiesto se la realizzazione di un capital gain sulla compravendita di quote di Etf negoziate all'Amex, comportasse il pagamento di una doppia tassazione nel senso di pagare delle imposte sia nel paese di residenza dell'investitore sia in quello dove si trova il mercato di riferimento per gli strumenti finanziari negoziati. Ebbene, al fine di favorire l'operatività degli investitori esteri sui propri mercati, alcuni listini prevedono la possibilità di sottoscrivere un accordo che permetta ai primi di versare le imposte sul capital gain soltanto nel paese di residenza. In particolare, l'Amex prevede che l'investitore privato straniero possa richiedere al proprio intermediario la firma di un subscriber agreement che permette di evitare la doppia tassazione. In questo modo, l'investitore italiano che voglia puntare su strumenti finanziari a gestione passiva per diversificare il proprio portafoglio, ha la possibilità di ampliare il numero di scelte a sua disposizione. Infine, sempre restando in tema di precisazioni e arricchimento dei contenuti dell'articolo del 7 ottobre, è bene precisare che le quote degli i shares e tutti di tutti gli Etf quotati sui listini Usa implicano un rischio di cambio legato al fatto di essere denominate in dollari statunitensi.



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