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Gli italiani? Guardano all'estero

di Mauro Introzzi 8 mar 2013 ore 11:08 Le news sul tuo Smartphone
Gli investitori italiani si rivelano essere tra i più propensi a considerare di investire fuori dalle frontiere nazionali: il 55% degli investitori che devono ancora posizionarsi a livello internazionale si dichiara fermamente intenzionato a prendere in considerazione investimenti in mercati esteri, una percentuale che supera di buona misura quella di tutti gli altri paesi europei – tra cui il 25% della Germania e il 20% della Francia – nonché il 24% degli Stati Uniti. Globalmente riguardo a questo trend l’Italia è seconda solo alla Cina.
Ciò costituisce uno dei dati più interessanti emerso da un vasto studio appena realizzato dal gestore di asset globale, Legg Mason Global Asset Management.

Lo studio, che ha raccolto i dati forniti da più di 3.000 intervistati in 13 paesi, rivela che il 57% degli investitori italiani è intenzionato a prendere in considerazione l’estero come area di investimento per il comparto azionario, mentre addirittura il 68% intende farlo per il reddito fisso. Da questo punto di vista, percentualmente l’Italia si classifica poco sopra la media globale (65%), di un ben 10% sopra la media europea (57%) e di un 15% sopra quella Usa (56%).
Quanto agli asset che producono un reddito, quasi tre quarti (il 73%) degli investitori italiani ne allocano una quota del 19% sui mercati internazionali. Due terzi di questi investitori (il 67%) dichiara che gli investimenti in mercati non nazionali stanno acquistando una importanza sempre maggiore.
I fondi globali che investono in una varietà di paesi sono il modo preferito dagli investitori per procurarsi una esposizione agli investimenti internazionali (il 56%), mentre solo il 28% investe in fondi mono-paese.

Quali sono le regioni o i paesi che gli investitori considererebbero per i loro investimenti globali? Alla domanda sui mercati che sceglierebbero, gli italiani si mostrano aperti a valutare le varie possibilità: l’Europa (escluso il Regno Unito) è la regione di scelta per il 64% degli intervistati, seguita dagli Usa (il 63%), dai paesi emergenti non-Bric e dal Brasile (il 62%), dall’India (il 60%) e dalla Cina (il 59%).

I maggiori ostacoli individuati
rispetto ad investire fuori dai confini nazionali sono l’insufficiente trasparenza e la difficoltà di accedere alle informazioni richieste per questo tipo di investimenti (42%), seguiti dal rischio ad essi associato (38%) e dall’incertezza globale (37%). Infine, una parte degli investitori menziona il rischio valutario (36%).
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