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Fondi pensione e polizze vita: parliamone...

Integrare la pensione pubblica, per mantenere un adeguato tenore di vita, rappresenta una delle priorità che le famiglie italiane dovranno affrontare in maniera sempre più seria nei prossimi anni.Ecco perchè ha senso approfondire bene l'argomento, parlando dei prodotti disponibili...

di La redazione di Soldionline 24 gen 2007 ore 12:28
Tra l'altro, tra pochi mesi, il lavoratore dovrà decidere dove far confluire il proprio Trattamento di Fine Rapporto e, quindi, quale strumento utilizzare per integrare la propria pensione.

Come orientarsi nella scelta? Quali criteri utilizzare per valutare, ad esempio, la bontà e l'efficienza del proprio fondo chiuso di categoria? E ancora, come districarsi tra le centinaia di prodotti promossi da agenti e dipendenti di banche e assicurazioni? Come monitorare la crescita del proprio capitale negli anni?
I fondi pensione chiusi negoziali (che prevedono anche contributi del datore di lavoro) vengono generalmente promossi da sindacati e associazioni professionali e di solito sono, per le categorie di lavoratori in cui essi sono presenti, uno strumento efficiente, in termini di bassi costi, per l'integrazione previdenziale con il beneficio del differimento di imposta.
Esiste, infatti, comune a tutti i prodotti del secondo e terzo pilastro (fondi chiusi, fondi aperti, polizze pip) la possibilità di dedurre il premio versato nella misura del 12% del reddito complessivo, per un importo massimo di 5.164 euro. Ma, attenzione: in fase d'erogazione del capitale e della rendita integrativa, i premi versati e dedotti saranno assoggettati all'aliquota Irpef marginale: si tratta, quindi, di un semplice differimento d'imposta la cui vera economicità potrà essere valutata caso per caso in base ai rendimenti reali del prodotto.

I fondi pensione aperti (creati per i dipendenti e gli autonomi per i quali non esistano fondi di categoria) sono collocati soprattutto dagli istituti di credito, ma anche da compagnie d'assicurazione e promotori finanziari e sono molto simili ai fondi comuni di investimento. Assoggettati al controllo di una Commissione di Vigilanza (COVIP) che garantisce trasparenza e comparabilità dei prodotti, i fondi aperti sono un buon veicolo per accantonare somme destinate alla pensione sfruttando il plus fiscale del differimento d'imposta. E' necessario, comunque prima della scelta del fondo, valutare a fondo la struttura dei costi che influisce negativamente sull'economicità del differimento d'imposta provocando un'erosione dello stesso.

Le polizze pip, promosse soprattutto da agenti e produttori assicurativi, promotori finanziari ma anche dalle banche, sono polizze che investono in prodotti unit linked o in gestioni separate assicurative (queste ultime prevedono, in vari casi, la garanzia del capitale versato). Spesso al prodotto vengono abbinate altre polizze di copertura rischi (invalidità, long term care, dread desease, temporanea) che sarebbero acquistabili in ogni caso sul mercato, con un'ampia scelta da parte del lavoratore. Le polizze pip rappresentano, ad oggi, il modo meno efficiente e quindi più costoso per iniziare a risolvere l'esigenza di un'adeguata integrazione della rendita pubblica. Non di rado, infatti, il beneficio del differimento d'imposta viene meno per l'impatto dei caricamenti insiti in tali polizze.

Ecco alcune delle regole da seguire per operare una scelta seria ed oculata del proprio strumento d'integrazione previdenziale:
- in ogni caso leggere sempre il prospetto informativo
- i prodotti con costi medi superiori al 2-3% erodono il potere d'acquisto compromettendo la futura rendita vitalizia;
- le spese e i diritti relativi alla sottoscrizione e al rimborso e le commissioni di gestione dei fondi in cui investe il fondo aperto non gravano sul fondo stesso (gravano invece sulle polizze pip)
- il costo totale è influenzato dai costi di collocamento dei prodotti (vedi tabella): per i fondi chiusi il costo è contenuto, per i fondi aperti è più elevato, mentre i Pip è pesante;
- i costi della conversione in rendita (insiti nei coefficienti di conversione) sono spesso trascurati dai risparmiatori, ma incidono sensibilmente sulla futura pensione.

Un'ultima regola riguarda il profilo di rischio/rendimento dello strumento utilizzato per mantenere un adeguato tenore di vita durante la quiescenza: la scelta di preferire un prodotto azionario rispetto ad uno obbligazionario non è, nel lungo periodo, sempre una scelta corretta.


Novità della riforma

La novità più importante della possibile riforma è data dal fatto che, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, i lavoratori dovranno decidere dove accantonare la propria liquidazione (fondi chiusi, aperti e polizze pip). I rendimenti netti medi dei fondi aperti fino al 2005 sono stati inferiori alla rivalutazione del Tfr (trattamento fine rapporto), fissata per legge al 75% dell'inflazione più l'1,5%.
Inoltre, per una maggiore trasparenza e comparabilità dei prodotti, anche per le polizze pip si dovrebbero utilizzare indicatori omogenei di costo, come il Ter (total expense ratio), già utilizzato per calcolare l'ammontare totale annuo dei costi che gravano su un fondo comune o su una sicav. In tal modo sarebbero evidenti tutti i costi che gravano sui prodotti previdenziali.


Le polizze vita tradizionali

Le polizze vita rivalutabili tradizionali (caso vita, miste, ecc.) nate agli inizi degli anni '80, benché sia venuto meno anche il vantaggio fiscale, sono tuttora collocate dagli operatori, dati il buon livello delle provvigioni. Le compagnie assicurative tengono particolarmente a questi prodotti, poiché contribuiscono in maniera determinante alla formazione dei ricavi attuali e futuri e, quindi, del valore delle compagnie stesse. Infatti, uno dei driver principali nel calcolo dell'embedded value (importante indicatore del valore di una compagnia) è dato dai costi prolungati nel tempo delle polizze ricorrenti di lunga durata.

Tre gli accorgimenti che consigliamo ai risparmiatori:
1- Prima di sottoscrivere una polizza vita tradizionale a premio annuo, è necessario farsi consegnare il progetto esemplificativo che indica, di anno in anno, i valori di riscatto e la proiezione a scadenza del capitale finale ad un tasso stabilito dall'isvap (istituto sorveglianza assicurazioni private) che, ad oggi, è del 4,5%. Successivamente, bisogna confrontare il valore del capitale finale di tale proiezione isvap con il valore del montante di una rendita periodica dello stesso importo capitalizzata allo stesso tasso e per la stessa durata: la differenza tra le due somme rappresenterà una stima dei prelievi totali che la compagnia applica al capitale del sottoscrittore.
2- Molti risparmiatori sono già contraenti di una polizza vita tradizionale, spesso con un buon tasso tecnico (o 'minimo garantito') del 3-4%. Mantenere la promessa di remunerare un capitale a tali tassi è molto oneroso per le compagnie assicurative che, di conseguenza, avvicinano i clienti per proporre lo switch su prodotti come le unit linked (con il trasferimento del rischio in capo al cliente) o su nuove polizze tradizionali con tassi tecnici più bassi o assenti e, di conseguenza, molto meno impegnative ed onerose per le compagnie.
3- Nel caso delle polizze miste, che prevedono anche una copertura in caso di decesso dell'assicurato, è importante verificare che cosa avviene all'atto del verificarsi del sinistro. Infatti, in non pochi casi, le note informative di tali polizze miste prevedono che venga liquidato al beneficiario solo il capitale previsto in caso di morte dell'assicurato. Ed il montante del capitale versato dal contraente? E' trattenuto dalla compagnia.

Se si desiderasse coprire il rischio di decesso sarebbe molto più semplice, con una piccola quota della somma periodica accantonata in altri investimenti di pari rischio, stipulare una polizza temporanea caso morte e dare la possibilità al beneficiario, in caso di sinistro, di poter venire in possesso non solo della copertura, ma anche del valore del capitale versato negli altri investimenti.


Costi e canali dei prodotti d'integrazione previdenziale

Costi annuiCollocatori
Fondi Pensione Chiusi0,47%Contrattazione collettiva
Fondi Pensione Aperti1,2-1,8%72% banche, 23% assicuratori, 5% promotori
Polizze Pip1,9-8,4%15% banche, 48% assicuratori, 37%promotori

Fonte Covip 2003


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