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ETF e Petrolio

I mercati azionari stanno attraversando un momento molto delicato, e tra le variabili di mercato che potrebbero contribuire a mettere in crisi la sostenibilità della crescita economica mondiale, la principale è, probabilmente, quella del greggio.

di Redazione Soldionline 22 mar 2005 ore 12:08
Il light crude oil ha toccato nuovi massimi storici, e l'OPEC ha dichiarato che sosterrà questi prezzi anche nell'immediato futuro, giudicandoli 'adeguati'.

Per le economie d'alcuni Paesi dell'Eurozona e del Giappone, questi rincari potrebbero non rivelarsi ancora un grosso problema, perché attenuati dalla rivalutazione in corso sul dollaro delle monete locali. Inghilterra e Canada, in quanto produttori d'energia, non potranno che trarne beneficio da questa situazione. Diversamente, gli Stati Uniti, motore dell'economia globale, rischiano di fermarsi proprio quando più avrebbero necessità di tenere sotto controllo l'inflazione, senza accelerare, però, sul rialzo dei tassi programmato. Una manovra che, se necessaria, creerebbe sconcerto tra gli operatori. Neppure i Paesi emergenti, tra cui la Cina, resterebbero indenni da un nuovo, ulteriore rialzo del petrolio, essendone grandi utilizzatori ed avendo, spesso, la valuta locale correlata al dollaro USA, con il quale i derivati del greggio sono acquistati.

Data l'elevata correlazione tra i Paesi, quale potrebbe, dunque, essere il settore economico meno colpito da una simile occorrenza? Probabilmente quello del petrolio e dei gas, ma è necessario sfatare la credenza che ad ogni salita del greggio possa corrispondere una simile variazione dei titoli energetici.

Si prendano il brent, ad esempio, e l'ETF correlato all'indice europeo MSCI che li rappresenta, lo streetTRACKS MSCI Europe Energy (ISIN: FR0000001810). Nel grafico sottostante sono state messe a confronto le variazioni giornaliere del prezzo close di un barile di greggio europeo e quelle del NAV (il valore netto di una quota) del suddetto ETF. Sono molte le aree, evidenziate da un punto esclamativo, in cui l'andamento dei due beni è stato divergente, diverse le intensità dei movimenti ed i tempi di reazione del fondo al variare del greggio. L'indice di correlazione tra la materia prima e l'ETF, infatti, è prossimo allo zero. Stesso discorso sarebbe valso, ovviamente, nel caso si fosse utilizzato l'ETF correlato agli energetici dell'area Euro, l'EasyETF Euro STOXX Energy.



Ciò nonostante, il settore dell'energia, essendo quello con il più basso grado di correlazione tra tutte le economie di mercato, può essere un valido strumento di diversificazione di portafoglio, ed ha una sua rilevanza, a livello globale. Il peso dei titoli legati alla produzione, lavorazione e vendita di gas e petrolio sugli indici regionali europei e dell'Eurozona, infatti, è abbastanza elevato, tra il 12% ed il 18%.

I due ETF sopra citati, entrambe a reinvestimento dei dividendi, sono quotati sullo Euronext di Parigi, e sono gli unici fondi armonizzati sull'energia ad oggi disponibili. Lo streetTRACKS MSCI Europe Energy, pur avendo una commissione annua totale lievemente superiore a quella dell'EasyETF Euro STOXX Energy (50 contro i 45 punti base), è preferibile a questo per i maggiori volumi medi di scambio registrati giornalmente e per il minor valore di una quota (circa 1/5), che ne permette l'acquisto anche per piccoli importi. (estratto da Bloomberg-Borsa&Finanza)





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