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Etf e mercati emergenti

Dall'indagine di Unicredit Xelion Banca è emerso che i money manager dimostrano più fiducia verso i listini europei o dei paesi emergenti piuttosto che puntare su Wall Street. Proprio i mercati emergenti sono caratterizzati da una maggior volatilità che può essere sfruttata per dare un colpo di coda alla parte equity del portafoglio, tenendo sempre sotto controllo i rischi.

di La redazione di Soldionline 5 mag 2005 ore 10:52
I money manager sembrano confermare solo per Wall Street il dato statistico che vede maggio come un mese nero per le borse. L'indagine mensile di Unicredit Xelion Banca infatti, riporta il pessimismo generale sul listino USA, vittima di diversi fattori che hanno innescato le vendite cominciando dalle trimestrali, che hanno evidenziato tassi di crescita dei principali indicatori economico-finanziari più bassi rispetto a quanto registrato nei quarter precedenti. A complicare il quadro c'è lo scenario macroeconomico: a qualcuno preoccupa la crescita dell'indebitamento delle famiglie, di quello dello Stato oltre all'incremento del deficit della bilancia commerciale con l'estero. E' per tutti questi motivi che i gestori, sebbene invitando alla prudenza, sembrano più propensi a puntare su Europa, Giappone e Paesi Emergenti. Proprio la componente equity di quest'ultimo mercato, sebbene caratterizzato da maggiori rischi connessi tipicamente ai fattori di incertezza che colpiscono questi paesi, viene a volte utilizzata nell'asset allocation con lo scopo di dare una performance aggiuntiva al portafoglio, sempre che tutto vada bene.

 
A causa della maggior volatilità che caratterizza questi listini i gestori raccomandano di dare un peso fino al 5% all'interno del portafoglio. Gli etf quotati a New York e che replicano l'indice MSCI Emerging Markets si prestano bene a questa attività, sul NASDAQ troviamo il BLDRS Emerging Markets 50 ADR (ticker: ADRE, isin: US09348R3003, TER 0,30%) che è cresciuto dal 26 gennaio a venerdì dell'1,14% arrivando a toccare i massimi il 7 marzo con una crescita del 12,91% in meno di un mese e mezzo. Quotato sull'AMEX e più costoso è il gemello iShares MSCI Emerging Markets (Ticker EEM, isin: US4642872349, TER 0,8%), cresciuto dal 26 gennaio a venerdì del 1,25%, lontano però dai massimi registrati il 7 marzo con un + 12,5%. I mercati emergenti sembrano quindi aver perso molto in queste settimane ma come dimostra la loro volatilità, in fase di recupero forse saprebbero regalare delle soddisfazioni.

Andando invece ad analizzare una singola realtà sempre appartenente ai Paesi Emergenti, molti puntano gli occhi sul Brasile che sta godendo della situazione favorevole iniziata sotto il governo del presidente Lula, ma allo stato attuale delle cose, troppi elementi di incertezza pesano sulla borsa di San Paolo. E' vero infatti che il paese ha saputo ritagliarsi all'interno dell'economia mondiale una forte posizione come fornitore di materie prime. E' soprattutto grazie a queste ultime se il Brasile ha registrato nel 2004 un surplus sulla bilancia commerciale pari a 34 miliardi di dollari, bisogna però considerare che nonostante le forti potenzialità, proprio la dipendenza dall'export di materie prime rappresenta una componente di rischio.

La domanda cinese sta frenando ed anche i dati preliminari sulle esportazioni relative al mese di aprile mostrano debolezza. Il Real inoltre si sta rafforzando rendendo meno appetibili le risorse provenienti da materie prime. Le stime inoltre vedono il Pil per quest'anno a 3,7%, inferiore quindi rispetto al 2004 in cui si era registrata una crescita del 5,2%. Questi quindi, sono alcuni degli elementi di incertezza che gravano sull'iShares MSCI Brazil, quotato all'AMEX (isin: US4642864007, TER 0,99%), attualmente il fondo sembra aver corretto il trend positivo iniziato da dicembre 2002 e che gli ha permesso di fare meglio dei due etf di cui abbiamo scritto sopra. Che questi mercati siano adatti a dare un tocco di aggressività al portafoglio lo dimostrano i numeri: dal 27 gennaio al 2 maggio l'etf ha guadagnato circa il 5,88% ma dal 4 marzo, giorno in cui ha toccato il massimo a lunedì, sul terreno è rimasto il 15,46%.


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