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Buone prospettive per l’Europa periferica, sentiment economico positivo

Dalla fine di marzo, ci sono state alcune delusioni e alcune incertezze circa la ripresa europea, in particolar modo nell’Europa periferica

di Redazione Soldionline 4 ago 2014 ore 12:19
A cura di Rupert Welchman - Senior Portfolio Manager di Union Bancaire Privée – UBP

Dalla fine di marzo, ci sono state alcune delusioni e alcune incertezze circa la ripresa europea, in particolar modo nell’Europa periferica. Gli eventi accaduti nelle scorse settimane in Portogallo hanno pesato ulteriormente sui mercati europei; inoltre, sembra che ci sia stata anche una pausa per riprendere fiato in Grecia. Tuttavia, al di là dei recenti avvenimenti che hanno colpito il Portogallo, come mai i mercati europei hanno rallentato, a dispetto di un forte rally registrato nella seconda parte del 2013, per lo più guidato da una reflazione in Spagna?

Paragonandolo ad altri mercati, e in particolare a quello americano, sembra che non ci sia alcun incentivo a investire nel mercato europeo: guardando alle valutazioni a 12 mesi dei P/E forward, apparentemente sono allineate. Tuttavia, scavando un po’ più a fondo, i due mercati sono in realtà molto diversi. Negli Stati Uniti, i ricavi per azione (SPX500) stanno mediamente toccando nuovi massimi, ben al di sopra del picco del 2008, registrando così elevati margini. D’altra parte, in Europa, i ricavi per azione (MSCI Eurozone) stanno ancora stazionando intorno al picco registrato nel 2008, mentre i margini rimangono enormemente sotto pressione. Senza una forte domanda interna che sostenga i ricavi, sarà difficile aumentare la redditività per le società attive in Europa.
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previsioni_1Quindi, siamo in una fase in cui possiamo iniziare a vedere tali ricavi ritornare su un fronte positivo? Crediamo di esserci quasi, anche se il tempo necessario è superiore al previsto.

Ovviamente, ci sono specifici venti sfavorevoli che soffiano sui mercati europei. Il principale deriva dall’Asset Quality Review che sta effettuando la Bce, i cui risultati si sapranno in parte a ottobre. La pressione che è stata posta sulle banche europee affinché aumentassero il capitale ha portato gli istituti ad astenersi dal concedere prestiti. Non sorprende perciò che l'Indice Stoxx600 banks abbia sottoperformato, e più in generale questa posizione rispetto all’erogazione di prestiti ha messo pressione su tutti i potenziali richiedenti, in particolare nella periferia dell’Eurozona. Comunque, ci aspettiamo che l’esito degli stress test sia gestibile per la gran parte delle banche quotate in Europa.

Nonostante questi venti contrari, per l’Europa ci sono anche correnti favorevoli. La fiducia delle aziende continua ad aumentare – ciò si evince dal crescente numero di CFO che ritiene che questo sia il momento giusto per incrementare il rischio nelle proprie aziende. Inoltre, anche la disponibilità di credito sta migliorando, proprio perché il costo di quest’ultimo è in calo, come dimostrato dall’ultima Bank lending survey condotta dalla Bce. Anche il sentiment economico è complessivamente positivo: in Grecia sta migliorando a un ritmo più veloce che nel resto d’Europa; la disoccupazione spagnola sta calando e in Portogallo le esportazioni stanno superando le importazioni. Il riequilibrio delle economie periferiche è quindi sulla buona strada, in quanto l’austerità ha raggiunto il suo massimo ed è ormai alle spalle.

Da un punto di vista settoriale, i ciclici europei sono ancora indietro rispetto alle controparti statunitensi, per via delle preoccupazioni circa gli stress test delle banche. Tuttavia, l’Europa resta molto conveniente in confronto agli USA. Inoltre, Spagna, Italia e Grecia offrono ancora delle valide opportunità, per cui dovremmo tenerci pronti per un recupero nella seconda parte dell’anno. Dal discorso tenuto nel 2012 dal presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, abbiamo assistito a una serie di fasi di risk off, in cui gli investitori generalmente non puntavano sulla ripresa; finora però, queste sono sempre state seguite da altrettante fasi di forte risk-on. Non riteniamo che il contesto attuale sia diverso e continuiamo a sostenere il più ampio trend verso un rafforzamento delle economie dell’Europa periferica e le conseguenze positive  sui mercati azionari.

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