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A Pyongyang il primo ristorante italiano. Per i cuochi scuola di pizza a Napoli

Un'altra conferma del prestigio che gode il cibo Made in Italy nel mondo. Lo stesso leader Kim Jong IL è noto per essere un buon gourmet. Coldiretti: a rischio falsificazioni 2 piatti di tipo italiani su 3. E il Chanti non sfugge al tarocco

Roma, 16 mar.- (Adnkronos) - L'apertura in Corea del Nord del primo ristorante italiano su richiesta del leader Kim Jong IL se da lato evidenzia le contraddizioni di un Paese dove 24 milioni di persone soffrono la fame, dall'altro conferma il prestigio conquistato dal cibo Made in Italy nel mondo.E' quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare la notizia diffusa dal quotidiano nipponico e filonordcoreano 'Choson Sinbo', sottolinea il forte rischio delle falsificazioni che nel mondo interessa due piatti di tipo italiani su tre.''Cuochi nordcoreani - sottolinea la Coldiretti - sarebbero stati inviati in missione a Napoli e Roma lo scorso anno per apprendere i segreti della pasta e della pizza dopo diversi tentativi ed errori nella preparazione dei tipici piatti italiani. Mentre appare poco credibile - secodo l'organizzazione degli agricoltori - la notizia che grano, farina, burro e formaggi sarebbero stati acquistati dall'Italia per garantire l'autenticità degli ingredienti''.Il ristorante aperto da dicembre nella capitale Pyongyang - continua la Coldiretti - sarebbe molto affollato di clienti che non avevano mai avuto modo prima di assaggiare i piatti della cucina italiana ben conosciuti tuttavia nel paese attraverso i giornali e la televisione.Considerato lo stato di povertà del Paese, dove nel 2007 il reddito medio annuo era di 1.150 dollari, la possibilità di gustare cibi importati è riservata ad una piccola casta appartenente alla burocrazia, amanti della buona cucina. Lo stesso leader Kim Jong IL - precisa la Coldiretti - è noto per essere un buon gourmet che apprezza particolarmente cognac, vino sushi e caviale.Il fatturato dei prodotti alimentari Made in Italy taroccati supera nel mondo i 50 miliardi di euro e se i Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti a preoccupare - sottolinea la Coldiretti - sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita.In alcuni casi ''l'inganno'' è particolarmente evidente con l'offerta nei menu di ''specialità italiane'' come gli spaghetti alla bolognese completamente sconosciuti nella città emiliana o le fettuccine Alfredo che niente hanno a che fare con quelle del noto ristorante romano, in altri è più difficile da scovare perché riguarda gli ingredienti di piatti dal richiamo familiare.Le imitazioni del parmigiano reggiano e del grano padano sono con il Parmesan la punta dell'iceberg diffuso in tutto il mondo, ma c'è anche - sottolinea la Coldiretti - il Pecorino prodotto in Cina con latte di mucca anziché di pecora, o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d'Aosta, l'Asiago e il Gorgonzola statunitensi o il Cambozola tedesco imitazione grossolana del formaggio con la goccia.Spaghetti napoletana, pasta milanesa, tagliatelle e capellini milaneza prodotti in Portogallo, linguine Ronzoni, risotto tuscan e polenta dagli Usa e penne e fusilli tricolore Di Peppino prodotti in Austria sono alcuni esempi di primi piatti taroccati mentre tra i condimenti risaltano i San Marzano: pomodori pelati ''grown domestically in the Usa'' o i pomodorini di collina cinesi e la salsa Bolognese dall'Australia.''Non sfugge al tarocco - conclude la Coldiretti - anche il vino simbolo del Made in Italy come ilChianti ''clonato'' nella Napa Valley in California''.
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