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Quantitative easing: cos’è e come sarà quello della BCE

Il quantitative easing è un intervento di politica monetaria definito non convenzionale che implica la creazione di moneta e la sua iniezione nel sistema tramite l'acquisto di bond

di Mauro Introzzi 21 gen 2015 ore 15:41

La giornata di domani, secondo le attese dei mercati di tutto il mondo, dovrebbe essere quella in cui la Banca Centrale Europea darà l’avvio al suo tanto invocato programma di quantitative easing.

QUANTITATIVE EASING: COS’È

Il quantitative easing, che in italiano suonerebbe come “alleggerimento quantitativo”, è un intervento di politica monetaria definito “non convenzionale”. Viene utilizzato quando i tassi di interesse sono troppo bassi per essere ulteriormente abbassati tramite strumenti tradizionali.
Il quantitative easing implica la creazione di moneta e la sua iniezione nel sistema con operazioni di mercato aperto. Operativamente l’istituto centrale acquista asset finanziari, di lunga durata, dalle banche commerciali e da altri istituzioni finanziarie private utilizzando denaro creato ad hoc. È quindi un intervento di tipo espansivo, che ha lo scopo di aiutare l’economia ad uscire da situazioni di difficoltà.

bce2_2QUANTITATIVE EASING: COME AGIRÀ LA BCE
Secondo le attese la Banca Centrale Europea, presieduta dall’italiano Mario Draghi, acquisterà con risorse fresche, quindi con denaro creato ex novo, dei titoli di debito sovrano (ma anche corporate bond) per un valore che dovrebbe aggirarsi tra i 500 e i 550 miliardi di euro. Questa cifra è quella ipotizzata dal consensus ma potrebbe anche essere incrementata in operazioni successive.
Si tratta dell’ultimo strumento a disposizione della Banca Centrale Europea dopo tutte le operazioni convenzionali (tipo quelle relative ai tassi di interesse) e dopo gli acquisti di ABS (asset backed securities) e i maxi-finanziamenti TLTRO.

VIDEO - Bce: quantitative easing oltre 500 miliardi di euro

QUANTITATIVE EASING BCE: GLI EFFETTI SPERATI
Uno dei principali effetti sperati dall’introduzione del quantitative easing è quello di evitare un ulteriore abbassamento dei prezzi al consumo e di riportare l’inflazione vicino ai target della Banca Centrale Europea, ossia il 2%. L’istituto centrale mira infatti a liberare i bilanci delle banche commerciali e rifornire queste ultime di nuove risorse per finanziare aziende e privati. E con una maggior quantità di moneta in giro, a parità di beni e servizi, aumenta il livello medio dei prezzi nel sistema.
Il denaro che si riverserà sui mercati dovrebbe poi causare un deprezzamento dell’euro e quindi favorire l’export delle aziende dell’area euro rendendo maggiormente competitivi i loro prodotti fuori dall’eurozona (soprattutto America e Asia).
L’aumento della domanda di titoli di debito dovrebbe infine causare una riduzione del costo dei bond.

QUANTITATIVE EASING BCE: I NODI APERTI

È risaputo che all’interno dell’organo decisore dell’istituto centrale, il Governor Council della BCE, le posizioni non siano tutte favorevoli al quantitative easing. Da una parte chi ritiene (e il governatore Mario Draghi è uno di essi) che l’alleggerimento quantitativo sia una mossa non più rinviabile e coloro (come il presidente della Bundesbank Jens Weidmann) che considerano la manovra in questione fuori dal mandato dell’istituto centrale e come tale non implementabile.
Così il risultato potrebbe essere frutto di un compromesso che finirebbe per svilirne sensibilmente gli effetti reali.
Tra i nodi principali c’è quello del quali e quanti titoli governativi comprare, ma ci sono anche quelli legati all’entità della manovra ma anche al ritmo degli acquisti.

In un’infografica modalità, effetti ed obiettivi del quantitative easing della BCE:

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PER INGRANDIRLA - QE BCE: azioni, obiettivi ed effetti

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