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Rassegna stampa economico-finanziaria del 7 giugno 2019

di Mauro Introzzi 7 giu 2019 ore 06:51 Le news sul tuo Smartphone

Unicredit, accordo con Pimco su oltre 2 miliardi di incagli (Il Sole24Ore)

Il quotidiano economico scrive che Unicredit avrebbe dato avvio a un’operazione di gestione di 2 miliardi di crediti problematici, principalmente utp (gli unlikely to pay). 

Così, riporta Il Sole24Ore, “dopo un primo piano lanciato tre anni fa (denominato Sandokan 1) Unicredit raddoppia il progetto di co-investimento con Pimco, Gwm e Aurora Recovery Capital nella gestione dei crediti immobiliari”. Con un deal denominato Sandokan 2.

L’operazione, favorita dal buon esito del primo progetto Sandokan del 2016 da 1,3 miliardi di euro, sarebbe stata perfezionata nelle scorse ore e sarebbe già nella sua fase operativa.

Secondo Il Sole24Ore l’operazione “non comporterà per Unicredit il deconsolidamento del portafoglio, ma questa possibilità non è esclusa in futuro”.

 

Lo scudo di Draghi per l'Europa (MF)

Il quotidiano finanziario commenta quanto indicato ieri da Mario Draghi a margine del board della BCE che ha confermato la politica monetaria, allungato la forward guidance e diffuso i dettagli sulla terza tornata di TLTRO. Francoforte proverà a contrastare la discesa dell'inflazione nell’area dell’euro, allontanando il primo rialzo dei tassi, che non arriverà prima di metà 2020.

MF evidenzia come alcuni membri del board, secondo quanto indicato dallo stesso Draghi, 

avrebbero “proposto altre misure espansive, come il taglio dei tassi dopo metà 2020 (in particolare quelli dei depositi delle banche, oggi negativi e pari a -0,4%) oppure l'allungamento ulteriore dell'impegno a mantenere i tassi agli attuali livelli (attraverso la cosiddetta forward guidance)”. Altri avrebbero suggerito una riapertura degli acquisti netti del quantitative easing.

 

FCA: dal divorzio con Gm alle avance di Geely, le occasioni mancate (Corriere della Sera)

Il quotidiano raccoglie tutte quelle definite "occasioni mancate", per Fiat Chrysler Automobiles, dopo il naufragio della fusione con Renault.

Il Corriere della Sera inizia dagli anni ottanta, quando "Fiat arriva a un passo dall’accordo con la Chrysler guidata da Lee Iacocca". Successivamente "i progetti guardano a uno degli altri big di Detroit: la Ford". Si arriva al 2000, all'intesa con General Motors "con uno scambio di partecipazioni e la possibilità per Torino di esercitare un diritto di vendita sul resto del capitale". Chiusa la partita con GM si arriva all'operazione Chrysler, con la fusione perfezionata nel 2014. Nel frattempo, nel 2009, è sfumato il tentativo di acquistare Opel. Nel 2012 FCA punta su Psa-Peugeot e riapre il dossier Opel. E intrattiene contatti con General Motors (che però declina definitivamente nel 2015).

Poi è la volta dei "rumor di qualche avances anche a Volkswagen". Infine, nel 2017, è la volta di "interessi provenienti dalla Cina, smentiti però da Marchionne. Fatto sta che Geely nega di guardare a Fca e Great Wall non pare avere i numeri per l’operazione".

 

Draghi affonda i minibot: “Valuta illegale o più debiti” (La Repubblica)

Il quotidiano riporta la posizione di Mario Draghi sui minibot. A margine del board della BCE di ieri il numero uno di Francoforte, interrogato sul tema, ha dichiarato che quella che balena nelle intenzioni di alcuni esponenti della maggioranza di governo, "o è una moneta parallela (e quindi è illegale) oppure è debito pubblico, in aggiunta a quello che c’è già".

Secondo La Repubblica "il presidente della Bce non ha voluto solo spazzare via montagne di idiozie rimbalzate nel dibattito pubblico italiano. Ha voluto ricordare i rischi insiti in un messaggio del genere agli investitori, internazionali e non".

Sul debito pubblico Draghi ha mandato un altro messaggio inequivocabile, indicando che "non crede che all’Italia sarà chiesta una riduzione rapida del debito: per farlo scendere occorre tempo". Ma "il piano di correzione dei conti dovrà essere credibile".

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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