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Rassegna stampa economico-finanziaria del 4 luglio 2019

di Mauro Introzzi 4 lug 2019 ore 07:35 Le news sul tuo Smartphone

Mediaset, primi sì al polo tv. Prove di intesa con Netflix (Il Sole24Ore)

Il quotidiano economico indica che il progetto di creazione di Mediaset di un polo europeo, nascente intorno alla holding di diritto olandese Mfe, potrebbe aprirsi a nuovi ingressi. L'interesse arriverebbe dal Portogallo, più precisamente da Media Capital. La società, controllata da Prisa e che nel 2018 ha registrato ricavi per 180 milioni di euro, avrebbe inviato al Biscione una prima manifestazione di interesse. Sul progetto, inoltre, Il Sole24Ore scrive che si starebbe sondando anche la possibilità di fare entrare in Mfe le tv della francese Nrj Group.

Nel frattempo Mediaset ha ufficializzato il ritorno della Champions su Canale 5, con la migliore partita a settimana. Ed ha ammesso che ci sono "dialoghi in corso e in fase avanzata con Netflix, meno con Amazon, sia sul fronte pubblicitario sia su quello produttivo". Sul tavolo, spiega il quotidiano, "c’è il tema delle coproduzioni, con possibilità che ci si divida (ma in proporzione di 1 a 4) le spese per un prodotto che potrebbe andare in visione prima sulla tv di Cologno e poi sulla piattaforma".

Grande fermento anche sul versante radio, con Radio Mediaset che starebbe cercando occasioni di acquisto all'estero.

 

UBI Banca ha un piano B sulle polizze
 (MF)

In queste settimane UBI Banca sarebbe al lavoro sul business assicurativo. Secondo quanto riporta il quotidiano finanziario sarebbero già sette gli operatori (italiani e stranieri) che avrebbbero manifestato l'interesse a diventare il prossimo partner assicurativo dell'istituto. MF scrive però che l'istituto guidato da Victor Massiah "avrebbe anche un piano B sulle polizze e la scelta definitiva sarà presa il prossimo autunno". Tra le opzioni, infatti, non ci sarebbe solo la ricerca di un partner ma anche la crescita della compagnia assicurativa interna.

Il quotidiano riporta che in questo caso "il modello da prendere a riferimento sarebbe IntesaSanpaolo, che in questi anni è riuscita a portare IntesaSanpaolo Vita, controllata al 100%, ai vertici del mercato assicurativo e di recente ha spinto anche sulla crescita della compagnia Danni, ossia IntesaSanpaolo Assicura".

Probabilmente la questione sarà dipanata solo nell'ambito del nuovo piano industriale, che verrà presentato in autunno.

 

Trevi, un salvataggio in bilico (Corriere della Sera)

Il quotidiano aggiorna sul piano di salvataggio di Trevi. Il gruppo rischia di finire in amministrazione straordinaria perché l’azionista di controllo, la famiglia Trevisani che possiede il 33% del capitale, "vorrebbe che le venisse riconosciuto questo valore per sottoscrivere pro-quota l’aumento da 130 milioni evitando così di uscire dal capitale". Tuttavia, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, le banche e gli azionisti istituzionali (Cassa Depositi e il fondo di private equity Polaris) si oppongono perché "la ritengono una richiesta strumentale e invocano da tempo una discontinuità manageriale". Da par suo la famiglia Trevisani ritiene di dover avere circa 20 milioni come valore pre-money della società quotata a Piazza Affari, le cui azioni valgono a zero.

Questo conflitto, secondo quanto riporta il quotidiano, rischia di far saltare un gioiellino del made in Italy.

 

Carige, lo Stato non può intervenire. Si cerca una banca (La Repubblica)

Nell'ambito di un summit a Palazzo Chigi, tra i tecnici di Tesoro e Bankitalia da una parte e i politici della maggioranza di governo dall'altra, sono stati chiariti alcuni aspetti del dossier Banca Carige. Per salvare la bancca ligure lo Stato al momento "non può muoversi con un aumento precauzionale, come quello lanciato per MPS due anni fa". Il motivo, secondo i tecnici, è che Carige potrebbe in seguito a un esame sui crediti denotare un deficit di capitale per “perdite pregresse o probabili”.

Secondo quanto scrive La Repubblica resta quindi in piedi "la cordata ibrida capitanata dal Fondo interbancario, con ruoli minoritari per gli azionisti privati genovesi e le due banche pubbliche Credito Sportivo e Mcc". L'opzione non piacerebbe molto al mondo politico, che vorrebbe un compratore industriale.

Restano quindi 25 giorni, tanti ne ha dati la Banca Centrale Europea, per trovare 800 milioni, oppure l’istituto rischia di finire in liquidazione.

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