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Rassegna stampa economico-finanziaria del 13 agosto 2019

di Mauro Introzzi 13 ago 2019 ore 08:21 Le news sul tuo Smartphone

Le banche già prezzano uno spread a 300 punti (Il Sole24Ore)

Il quotidiano economico analizza la sensibilità dei corsi azionari delle principali banche italiane a Piazza Affari nei confronti dell’andamento dello spread tra il Btp decennale e il Bund di pari scadenza. Dal momento che gli istituti nostrani custodiscono una quantità rilevante di Btp nei propri bilanci, un aumento del differenziale appesantisce anche le loro azioni. Tuttavia, scrive Il Sole24Ore, “ciò che fa riflettere è la reazione degli investitori, non sempre giustificata nella rapidità e nell’ampiezza, almeno quando si vanno a considerare le implicazioni nell’immediato”.

Il quotidiano cita uno studio di Equita Sim sull’andamento della seduta di venerdì 9 agosto: mentre lo spread saliva di quasi 30 punti (a quota 240) le azioni del settore bancario lasciavano sul terreno, dopo un calo del 4,5% circa, 3 miliardi di capitalizzazione. Una tale penalizzazione sarebbe secondo le simulazioni condotte da Equita Sim, “coerente con un aumento implicito dello spread di ben 92 punti base: è come se il mercato avesse fatto un balzo in avanti e prezzato uno spread Italia-Germania già oltre 300 punti”.

 

Eni, Exxon & Co avanti in Iraq (MF)

Il quotidiano finanziario analizza il nuovo ruolo dell’Iraq nell’ambito della produzione mondiale di petrolio. Da qualche anno il paese, con i suoi giacimenti ambiti e ricchissimi, è una delle nuove frontiere dell’estrazione, ambita da molti gruppi internazionali.

In questi mesi l’attenzione di Baghdad si è spostata anche sulle infrastrutture. MF scrive che Eni e BP sono state appena scelte dal governo iracheno per realizzare un nuovo oleodotto destinato all'esportazione nell'area del Golfo, un progetto da circa 400 milioni di dollari. Il colosso statunitense Exxon, prima data per favorita e poi esclusa dalla commessa, “resta in corsa nel mega-programma di infrastrutture petrolifere stimato in 53 miliardi di dollari per i prossimi 30 anni”.

MF indica poi altri dettagli relativi alla notizia che sarà il tandem italo-britannico a realizzare l'oleodotto: “a BP spetterebbe la supervisione finanziaria del progetto, mentre Eni gestirebbe ingegneria e costruzione. Sempre secondo indiscrezioni, BP potrebbe accettare pagamenti tramite forniture di petrolio, mentre il Cane a sei zampe riceverebbe la sua parte per cassa”.

 

Carige, la corsa per l’assemblea a fine settembre (Corriere della Sera)

Il quotidiano elenca i prossimi passaggi fondamentali nell’ambito del salvataggio di Banca Carige dopo che lo scorso venerdì le parti in causa hanno sottoscritto l’accordo vincolante (Banca Carige, le linee guida del salvataggio) che potrebbe, un volta arrivati gli ok da parte dell’assemblea dei soci dell’istituto e della BCE), “rimuovere un importante fattore negativo per il sistema bancario italiano”.

Il Corriere ricorsa che l’aumento di capitale da 700 milioni dovrà concludersi entro il prossimo 31 dicembre. Così se la vigilanza BCE approverà lo schema predisposto nei giorni scorsi “i commissari Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener potranno procedere alla convocazione dell’assemblea dei soci, presumibilmente entro la fine di settembre. Quindi pubblicare il prospetto e chiedere l’autorizzazione Consob”. L’assemblea di settembre sarà importate anche per comprendere la posizione che prenderà l’azionista Malacalza Investimenti, che attualmente detiene circa il 27,7% del capitale di Carige. 

Il Corriere ricorda poi che il mandato degli attuali commissari dovrebbe essere prorogato fino a dicembre. Poi la nuova governance. E Carige che potrà riprendere la sua operatività normale.

 

Argentina, nuovo incubo default: Macri sconfitto, crolla il peso (La Repubblica)

Secondo il quotidiano si allunga sull’Argentina “l’ombra di un nuovo default finanziario”. Colpa del voto per le primarie di domenica, nelle quali il presidente in carica, il liberale Mauricio Macri ha subito una cocente sconfitta da parte del candidato del fronte peronista Alberto Fernandez.

La reazione del mercato non si è fatta attendere, con l’indice Merval della borsa argentina che ha lasciato sul terreno il 37%, che si trasforma addirittura in un 48% se espresso in dollari. Secondo quanto riporta La Repubblica si sono “contate perdite anche del cinquanta per cento per le azioni dei colossi di Stato, le banche e le società più esposte sul mercato interno”. La valuta, ossia il peso, “ha perso fino a un terzo del suo valore a favore del dollaro, per poi chiudere a -19%”. E la Banca Centrale Argentina, nel tentativo di fermare la fuga di capitali, “ha alzato ulteriormente il tasso di riferimento, portandolo alla cifra record del 74%”.

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