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Rapporto Istat: con lockdown valore aggiunto imprese -10,2%

Tempi lunghi per tornare ai livelli pre-crisi Covid19

di Redazione Soldionline 3 lug 2020 ore 14:11

A cura di Labitalia/Adnkronos


imprese-crisiLe imprese rimaste attive nel corso del lockdown appartengono soprattutto a comparti che trasmettono gli impulsi su scala estesa, ma lentamente. Il ritorno ai livelli pre-crisi potrebbe richiedere tempi piuttosto lunghi anche alla luce delle stime sugli effetti inter-settoriali delle misure di lockdown introdotte in Italia e all’estero. E' quanto emerge dal rapporto annuale 2020 dell'Istat nel quale si evidenzia che con le misure di lockdown introdotte in Italia e all’estero la caduta del valore aggiunto complessivo, rispetto a uno scenario di riferimento con assenza di shock, "è pari al 10,2% ed è determinata per 8,8 punti percentuali dalle dinamiche interne e per 1,4 punti dagli effetti 'importati'". Di questi ultimi, 0,2 punti, rileva il rapporto, "sono ascrivibili alla riduzione di domanda tedesca, 0,4 alla dinamica dell’area euro (esclusa la Germania) e 0,8 punti a quella del resto del mondo".

Gli effetti diretti e indiretti del lockdown si sostanziano in contrazioni significative del valore aggiunto di tutti i principali comparti dell’economia italiana (non meno dell’8%). Gli impatti misurati nell’esercizio sono più accentuati per alcune attività del terziario (-19,0% per alloggio e ristorazione; -11,3% per i servizi alla persona; -10,3% per commercio, trasporti e logistica) e per le costruzioni (-11,9%). La componente 'importata' è piccola nei servizi ed è ampia nell’industria (tra 2,7 e 3,5 punti), in ragione della sua maggiore integrazione negli scambi internazionali e nelle catene globali del valore. Durante la ripresa ciclica (2014-2017) il sistema delle imprese non ha ricostituito la base produttiva persa durante la precedente recessione. Nel 2017, si contano ancora quasi 80mila imprese (-1,7%) e 125mila addetti (-0,7%) in meno rispetto al 2011 con un valore aggiunto inferiore dell’1,9%.

Il ridimensionamento ha colpito soprattutto costruzioni (-13,6% di imprese, -20,7% di addetti, -25,6% di valore aggiunto) e industria in senso stretto, anche se in quest’ultimo caso si è registrata una parziale risalita dell’attività (-7,0% di imprese, -5,1% di addetti ma +3,3% di valore aggiunto). Anche Il terziario del commercio e dei servizi alle imprese si è ridimensionato (-1,5% di imprese, +4,7% di addetti e -2,4% di valore aggiunto) mentre i servizi alla persona hanno registrato un’espansione (+14,2% di imprese, +17,2% di addetti, +5,6% di valore aggiunto). Questi ultimi, tuttavia, hanno una produttività del lavoro meno dinamica e una minore capacità di trasmissione degli impulsi all’interno del sistema produttivo. Tra il 2011 e il 2017 si è prodotta una selezione all’interno del segmento delle imprese di minore dimensione, con un conseguente aumento del ruolo di quelle più grandi. Nel 2017 le imprese medie e grandi, a differenza delle piccole, hanno superato i livelli di base produttiva, occupazione e valore aggiunto del 2011.

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