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Prospettive d'investimento per il secondo trimestre 2013

Grazie alle politiche reflazionistiche messe in atto dalle banche centrali del G7, il 2013 segna la fine della crisi finanziaria e spinge gli attivi di rischio verso nuovi picchi.

di Redazione Soldionline 24 apr 2013 ore 15:25

Articolo a cura di Alan Mudie, Chief Investment Officer di Union Bancaire Privée

Grazie alle politiche reflazionistiche messe in atto dalle banche centrali del G7, il 2013 segna la fine della crisi finanziaria e spinge gli attivi di rischio verso nuovi picchi. Negli ultimi mesi sono inoltre emersi segnali di ripresa economica, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina.

Una ripresa fragile
La ripresa economica è cominciata. Negli Stati Uniti le vendite di auto e di case sono in continuo aumento, così come la creazione di posti di lavoro, anche se il target del 6,5%, stabilito dalla Federal Reserve per la disoccupazione, è ancora molto lontano. La rivoluzione economica che si sta delineando, con la sempre maggiore indipendenza energetica del paese e il rimpatrio della produzione da parte di alcune imprese in risposta alla rinnovata competitività, è per l’America un’ottima iniezione di ottimismo. La principale economia della zona euro, la Germania, si conferma più resistente dei suoi vicini di casa sul fronte delle vendite al dettaglio e dell’output manifatturiero. Volgendo lo sguardo all’Asia, il commercio interregionale e la domanda interna danno prova di vigore, mentre la crescita in Cina si avvicinerà all’8%.

Eppure le incertezze rimangono. L’economia statunitense ha ritrovato dinamismo e competitività, ma la ripresa potrebbe essere compromessa da una più rigorosa disciplina fiscale: il cosiddetto ‘sequestro del bilancio’ ha già comportato tagli alla spesa pubblica nella difesa e nella salute e i privati statunitensi hanno subito l’aumento delle imposte sul ruolo paga. L’Eurozona rimane imbrigliata nella recessione. La Commissione europea continua a promuovere misure di austerità nei paesi periferici in affanno, mentre le rinnovate tensioni create dal recente stallo elettorale in Italia e il pacchetto di misure a favore di Cipro servono solo a sottolineare le difficoltà di una significativa riforma economica. Con la disoccupazione verso nuovi picchi, i consumi rimarranno fiacchi.


In questo scenario si rivela sempre necessario il costante supporto delle banche centrali con le loro politiche accomodanti. Dalla Fed si attende la conferma del suo programma di acquisto di titoli di stato per mantenere i tassi bassi e promuovere la propensione al rischio tra gli investitori e le imprese. La Bank of Japan dovrebbe intensificare il proprio operato con il neogovernatore Kuroda, che ha l’incarico di portare l’inflazione al 2% svalutando ancora lo yen. Per quanto riguarda la BCE, la promessa di illimitate Outright Monetary Transactions è riuscita a diminuire il rischio sistemico nella zona euro, tuttavia deve ancora aiutare la trasmissione del credito nella periferia e per raggiungere questo obiettivo sono attese nuove misure. Nel complesso la percezione del rischio sistemico è in calo.

Scenario reflazionistico favorevole agli attivi di rischio
Lo scenario reflazionistico in atto favorirà gli attivi di rischio, in particolare le azioni. Non solo fornisce liquidità ai mercati finanziari, ma assicura anche che i tassi d’interesse, i rendimenti delle obbligazioni e gli spread creditizi rimangano ancorati ai loro minimi storici. Ciò incoraggia a sua volta gli investitori a cercare performance migliori negli attivi più rischiosi, fornendo un solido sostegno al mercato. La volatilità potrebbe aumentare nel breve termine, a causa delle persistenti incertezze negli Stati Uniti e nella zona euro, ma le flessioni dei prezzi dovrebbero essere considerate come un’opportunità perché gli investitori continuano a credere nelle prospettive di crescita e utili.

Le imprese formulano tuttora aspettative prudenti, ma negli ultimi anni hanno dimostrato la capacità di ottenere il meglio dalla crescita fiacca grazie al controllo dei costi, all’innovazione e al miglioramento dei margini. Le valutazioni si confermano moderate nonostante la ripresa delle borse e il trend positivo dovrebbe essere favorito dall’intensificarsi delle fusioni e acquisizioni, il che significa una migliore visibilità e la crescente fiducia delle aziende nelle proprie possibilità di migliorare gli utili nei prossimi anni. In Europa è lecito presumere un primo semestre difficile, ma nei prezzi è un’evoluzione già scontata. Inoltre una moneta unica più debole, in reazione alle difficoltà della zona euro, sarebbe favorevole all’export.

Tra le azioni anche Giappone e Cina presentano interessanti opportunità. In Giappone gli analisti si stanno precipitando a rivedere le stime sugli utili, perché scontano le nuove politiche adottate dall’Amministrazione Abe e dalla Bank of Japan. La selezione delle azioni dovrebbe favorire le grandi capitalizzazioni, con solidi bilanci, robusti cash flow, dividendi elevati e in aumento. Per quanto riguarda i settori, continuiamo a preferire i ciclici, tra cui industriali e tecnologici, ma siamo posizionati anche nei più difensivi, come i beni di prima necessità e la salute.


L’ultimo baluardo
L’oro ha registrato un’underperformance con l’attenuarsi dei timori di rischio sistemico e il ritorno dei capitali nei mercati azionari del mondo. A meno che uno shock importante non colpisca l’economia mondiale o il clima politico in Europa o negli Stati Uniti volga seriamente al peggio, è probabile che la sua quotazione rimanga piuttosto stabile, tuttavia rimane l’ancora della nostra strategia d’investimento. Le politiche monetarie non convenzionali e spiccatamente accomodanti, quando saranno riuscite a ripristinare la crescita economica, correranno il rischio di acuire le pressioni inflazionistiche, suscitando quindi timori di deprezzamento delle monete a corso legale. In questa ottica l’oro continua a rappresentare l’ultimo baluardo contro una possibile perdita di fiducia nel sistema. Le prospettive per il metallo giallo rimangono dunque favorevoli nel più lungo termine.

Il credito è preferibile alle obbligazioni governative
Nonostante i primi segnali di ripresa, che potrebbero spingere al rialzo i rendimenti delle obbligazioni governative, una loro forte ascesa ci sembra poco probabile. In realtà, con l’accomodante politica delle banche centrali destinata a proseguire per un periodo prolungato, crediamo che i tassi rimarranno su livelli artificialmente bassi, quindi i rendimenti reali saranno negativi. Ciò dovrebbe essere considerato positivo per l’economia, dal momento che le finanze pubbliche non sono in condizione di affrontare impennate dei tassi. Le prospettive per gli investimenti nelle obbligazioni governative appaiono comunque poco allettanti.

Nel segmento del reddito fisso, gli spread sui titoli investment grade sono notevolmente scesi grazie ai forti flussi di capitali e al buono stato di salute dei conti delle aziende. Di conseguenza i rendimenti forniscono soltanto un reddito modesto e offrono scarsa protezione contro gli aumenti dei tassi a lungo termine. Ci concentriamo pertanto sulle scadenze più brevi, meno sensibili alle variazioni dei rendimenti. Le obbligazioni convertibili consentono di esporsi sui mercati azionari, ma offrono la sicurezza del floor dell’obbligazione: ecco perché, nel lungo termine, tendono a fornire rendimenti simili alle azioni, ma con una volatilità inferiore. Infine il debito high yield e quello dei paesi emergenti continueranno a proporre interessanti opportunità di cogliere le ascese dei rendimenti all’interno del reddito fisso.

Le azioni, probabili prime della classe nel 2013
In conclusione, grazie all’unanimità d’intenti delle maggiori banche centrali, i timori di rischio sistemico sono diminuiti. Considerando il fatto che l’obiettivo della politica monetaria consiste nel rivitalizzare l’attività economica e bandire il rischio di deflazione, riteniamo che gli investitori dovrebbero concentrare i propri portafogli su azioni e oro.

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