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Rassegna stampa economico-finanziaria del 14 maggio 2019

di Mauro Introzzi 14 mag 2019 ore 06:54 Le news sul tuo Smartphone

Tiscali, Renato Soru torna in sella: fibra e servizi le vie per il rilancio (il Sole24Ore)

Il quotidiano economico mette sotto la lente Tiscali dopo la recente operazione di avvicendamento nel suo azionariato. Nelle scorse ore il consiglio straordinario del gruppo sardo ha dato al suo fondatore, Renato Soru, le deleghe di presidente e di amministratore delegato al posto, rispettivamente, di Alexander Okun e Alex Kossuta.

Sentito dal Sole24Ore il manager ha dichiarato che da mesi lui e i nuovi soci stavano lavorando all’operazione. Soru vorrebbe ora “puntare alla diffusione della fibra e a non soffermarci solo sul trasporto dei dati, ma anche a colorare questi dati con servizi su cui cercheremo di imporci”.

Il prossimo passo sarà quello della convocazione di un’altra assemblea, in tempi rapidi, per eleggere il nuovo consiglio.

 

Fitd: da soli non salviamo Carige (MF)

Il quotidiano finanziario fa il punto della situazione sulla vicenda relativa a Banca Carige. Nelle scorse ore lo Schema Volontario del Fitd, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, “ha preso atto del ritiro improvviso e inatteso di Blackrock” e deciso, durante un consiglio di gestione, di non procedere almeno per ora alla conversione del bond subordinato di Carige da circa 320 milioni.

Il Fitd ha comunque confermato, secondo quanto riporta MF, “la disponibilità a procedere con altri investitori a un piano simile a quello definito con Blackrock, prima dell'abbandono dell'operazione da parte del fondo americano”.

Si guarda ora alle trattative con investitori privati.

 

Rappresaglia cinese da 60 miliardi di dazi. Wall Street cade, Trump rilancia il negoziato (Corriere della Sera)

Il quotidiano aggiorna sul tema che sta condizionando i mercati finanziari in queste ore, quello della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. Il Corriere evidenzia come le ultime novità arrivino da 3 mosse. In primis quella del governo di Pechino, che ha fatto scattare la rappresaglia e aumentato i dazi dal 10 al 25% sulle importazioni Usa per un controvalore di circa 60 miliardi di dollari. Poi l’apertura di Wall Street, in caduta libera nella peggiore seduta dall’inizio di gennaio. Infine il rilancio del negoziato da parte di Donald Trump che ha dichiarato che gli Usa sono in posizione di forza e che incontrerà il presidente Xi Jinping nel corso del G20 in Giappone.

Il Corriere spiega che dal prossimo 1° giugno le merci americane verranno divise dalla Cina in tre fasce di prelievo. Il dazio salirà dal 10 al 20% sui vegetali, sui prodotti animali e sulla frutta congelata. Prelievo alle dogane del 20%, invece, sui composti chimici e del 5% sulla componentistica per auto, macchine utensili, trattori. Resteranno per ora esentati gli acquisti di aerei commerciali e le forniture di petrolio.

 

Meno male che l’euro c’è. Così ha salvato i nostri conti (La Repubblica)

Il quotidiano riporta uno studio di Banca d’Italia che smentisce i nemici della moneta unica: l’euro ha permesso alla nostra finanza pubblica di sopravvivere. Dal 1990 al 2018 la spesa annua per interessi è calata da 70,7 a 64,9 miliardi di euro nonostante il debito si sia quadruplicato. In altre parole, secondo quanto evidenzia La Repubblica, “con la vecchia lira il debito italiano sarebbe esploso”.

Applicando gli stessi tassi del 1990, infatti, l’Italia spenderebbe di interessi sul debito circa 245 miliardi di euro, contro i 65 miliardi circa spesi effettivamente nel 2018. E “anche se la situazione si fosse cristallizzata alla fine del 2001 (prima dell’ingresso nell’euro, con tassi dell’ordine del 5,8%) avremmo comunque speso più del doppio: 134 miliardi”.

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