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Mercati finanziari, prospettive incerte nel breve e medio periodo

Dopo il significativo incremento della volatilità e la correzione osservati nei mesi di maggio e giugno, le ultime settimane sono state caratterizzate da una parziale stabilizzazione e da un modesto recupero

di Redazione Soldionline 23 lug 2013 ore 15:29

Articolo a cura di Fondaco SGR

Dopo il significativo incremento della volatilità e la correzione osservati nei mesi di maggio e giugno, le ultime settimane sono state caratterizzate da una parziale stabilizzazione e da un modesto recupero dei mercati finanziari, anche se con divergenze crescenti tra le diverse classi di attività e le differenti aree geografiche.
Molto buona, infatti, è stata la performance dei mercati azionari, e di quello statunitense (raggiunti nuovi livelli massimi assoluti) in particolare, mentre i risultati sono stati decisamente più contenuti sui mercati obbligazionari dei paesi sviluppati e di quelli emergenti, dove i tassi di interesse sono rimasti in prossimità dei livelli recenti.
La dinamica del quadro macroeconomico è stata moderatamente positiva negli Stati Uniti, indicando il proseguimento della fase di cresciuta attuale ma con ritmi probabilmente inferiori rispetto a quanto misurato nel primo trimestre dell’anno: la stessa Federal Reserve ha reagito sottolineando la volontà di garantire, in ogni caso, una politica monetaria accomodante ancora per diverso tempo e, soprattutto, di subordinare ogni scelta relativa alle misure di quantitative easing all’evoluzione dell’economia.

Le possibilità di un’accelerazione della crescita della seconda parte dell’anno appaiono inferiori rispetto ai mesi precedenti e le misure fiscali meno favorevoli imposte da inizio anno sembrano cominciare ad evidenziare il loro impatto sulla domanda e sul reddito disponibile: le prospettive rimangono assolutamente positive ma il rischio prevalente è rappresentato da una fase di sviluppo più moderato rispetto a quanto atteso dagli investitori.
Nell’area Euro, viceversa, i principali indicatori economici continuano ad evidenziare le profonde difficoltà dei paesi periferici ma anche la progressiva debolezza della situazione anche in Germania e Francia, a cui si accompagnano le tensioni politiche in Grecia e Portogallo, legate all’applicazione delle misure di austerità e recessive imposte dall’Unione Europea.

Le aspettative sono, in questo caso, negative, soprattutto alla luce della scarsa efficacia delle (poche ed incomplete) azioni intraprese a livello comunitario e dei vincoli ancora stringenti imposti ai paesi più in difficoltà: anche le probabilità di un cambio di atteggiamento successivamente alla prossima scadenza elettorale tedesca di settembre sembrano ulteriormente ridotte ed il rischio maggiore rimane quello di un ulteriore peggioramento della spirale recessiva in atto.
Ancora differente la situazione nei paesi emergenti: gli elementi più rilevanti sono un rallentamento della crescita rispetto ai livelli degli anni precedenti ed una maggiore eterogeneità tra paesi ed aree geografiche diverse; il tema principale è il graduale passaggio da modelli economici fondati esclusivamente sul contributo della domanda estera, e quindi sulla competitività delle esportazioni di beni a basso costo o materie prime, ad una crescita alimentata principalmente dallo sviluppo della domanda interna, e quindi dai consumi della nascente classe media, e delle infrastrutture locali.


La recessione europea e la crescita moderata degli Stati Uniti, insieme alle pressioni sul costo del lavoro e sull’inflazione domestici, hanno reso ancora più necessario l’avvio di tale cambiamento, il quale rappresenta l’evoluzione naturale dell’economie di questi paesi ed un processo senza dubbio positivo nel medio periodo.
Ovviamente non potrà essere un passaggio immediato e privo di rischi ma un percorso graduale e caratterizzato da periodi di volatilità ed incertezza, con tempi, modi e probabilità di successo diversi nei diversi paesi, come messo in evidenza già negli ultimi mesi dalle maggiori difficoltà nelle economie ancora tropo legate ai soli proventi delle esportazioni, quali Sudafrica e Brasile, ad esempio.

In generale, però, in molti paesi i governi e le banche centrali hanno ancora lo spazio e le capacità per intraprendere politiche economiche, fiscali e monetarie efficaci, nel medio periodo, ad accompagnare tale cambiamento, accentando probabilmente un moderato rallentamento della crescita a fronte di un consolidamento della struttura economica interna.
Relativamente alla dinamica dei mercati finanziari le prospettive sono incerte nel breve e medio periodo: indipendentemente dalle dichiarazioni della Federal Reserve e dal ritmo della ripresa statunitense, i tassi di interesse saliranno in maniera molto graduale nel corso dei prossimi anni, soprattutto alla luce della crescita moderata negli Stati Uniti, della recessione dell’area Euro, delle politiche ancora espansive di tutte le banche centrali e della generalizzata assenza di pressioni significative sui prezzi al consumo.
Nonostante questo, però, difficilmente i mercati obbligazionari invertiranno il trend negativo avviato nelle settimane precedenti, anche se una fase di elevata volatilità e di movimenti laterali privi di direzionalità rappresenta lo scenario più probabile nel breve periodo, in attesa dell’evoluzione del quadro macroeconomico e, quindi, della politica monetaria della Federal Reserve.

In ambito azionario, le prospettive sono ancora moderatamente positive negli Stati Uniti ma le valutazione relativamente elevate e la possibilità di un rallentamento della crescita rappresentano un rischio nel medio periodo mentre, nonostante le valutazioni molto deboli, lo scenario europeo rimane molto difficile e meno attraente, pur offrendo opportunità importanti se accompagnate dalla capacità di valutare adeguatamente le singole società.
Nei paesi emergenti, infine, l’importate discesa delle scorse settimane, sia sul mercato azionario sia obbligazionario, può rappresentare una buona opportunità di ingresso: la volatilità rimarrà presumibilmente elevata e permane il rischio di ulteriori correzioni indotte dai flussi in uscita ma i mercati dovrebbero gradualmente cominciare a valutare i fondamentali delle diverse economie e muoversi positivamente nel medio periodo.

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