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Mercati azionari: è il turno dell’Europa?

Con la borsa americana ai massimi storici e un minor sostegno da parte della Fed e dopo il boom della borsa giapponese per effetto della cura Abe, potrebbe essere finalmente giunto il turno dell’Europa

di Mauro Introzzi 6 ago 2013 ore 15:41
A cura di Anima Sgr (dall'ANIMA Flash di agosto)

Fino al 2014 l’area geografica preferita a livello strategico sui mercati azionari è rappresentata dall’Europa per una serie di ragioni. In primo luogo, perché confidiamo in una graduale ripresa dell’economia europea nel corso del secondo semestre di quest’anno e i primi timidi segnali si stanno già avvertendo: per esempio con dati migliori delle attese in Francia e in Inghilterra (grafico 1): più in generale il PMI (l’Indice dei responsabili acquisti) è in tendenziale progresso.

Tra l’altro proprio un ciclo economico non ancora brillante ha fatto sì che gli utili non siano ancora saliti: su questo fronte potrebbe arrivare qualche sorpresa positiva.

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In secondo luogo, ma non per importanza, il ruolo ancora da protagonista svolto dalle Banche Centrali per supportare i mercati, in particolare di Federal Reserve e Banca Centrale Europea.

Nei giorni scorsi, infatti, il numero uno della Federal Reserve è intervenuto per rassicurare gli investitori, smorzando i toni del suo messaggio che aveva portato a un forte ‘sell-off’ sui mercati obbligazionari: Bernanke ha affermato che la crescita economica Usa rimane ‘modesta’ (a dispetto di un +1,7% del Pil nel secondo trimestre del 2013, che in Europa tutti sottoscriverebbero) e che pertanto la Fed continuerà a sostenerla con tassi prossimi allo zero e con il piano di intervento da 85 miliardi di dollari al mese sotto forma di acquisto di obbligazioni e Treasury bond, fino a che «le prospettive per il mercato del lavoro non saranno migliorate in un contesto di stabilità dei prezzi».

La Banca Centrale Europea, poi, si è impegnata a mantenere i tassi bassi fino a quando l’economia europea non sarà in grado di riprendere da sola la tanto attesa strada della crescita sostenibile. La cosiddetta forward guidance, o forward policy guidance, si presenta in forte controtendenza rispetto all’approccio pragmatico tradizionale
della Bce: si tratta di un ulteriore strumento a disposizione di una banca centrale per esercitare il proprio potere in politica monetaria in modo da condizionare, con le proprie previsioni, le aspettative dei mercati sui futuri livelli dei tassi di interesse. Lo scopo è di raggiungere determinati obiettivi che l’istituzione si è prefissata, come ad esempio il ribasso dei tassi d’interesse a lungo termine.

Non va poi dimenticato che, superata l’estate, l’attenzione dei mercati sarà concentrata proprio sull’Europa, dal momento che sono in programma le elezioni federali in Germania - il prossimo 22 settembre -, in merito alle quali, a nostro avviso, ci sono forti probabilità di una riconferma del cancelliere uscente Angela Merkel o della costituzione di una coalizione allargata.
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