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Legge di Stabilità 2014: le linee guida

Secondo quanto indicato dalla nota del Governo la Legge di Stabilità per il 2014 realizza le due principali priorità di politica economica: "favorire la crescita e promuovere l’occupazione"

di Mauro Introzzi 16 ott 2013 ore 08:56
Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri, su proposta del ministro dell'Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni,  due disegni di legge. Il primo contenente disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2014). Il secondo riguardante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2014 e il bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016.
La Legge di Stabilità per il 2014, secondo la nota del consiglio dei ministri, realizza le due priorità di politica economica del Governo: "favorire la crescita e promuovere l’occupazione".
Sempre citando le parole della nota del Governo, "con le misure disposte nel provvedimento si avvia un percorso di riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese". La spending review che verrà progressivamente implementata nel corso del 2014 potrà ulteriormente contribuire a individuare le razionalizzazioni della spesa con le quali finanziare ulteriore riduzione della pressione fiscale. Al tempo stesso si interrompe una attitudine a privilegiare i tagli alla spesa in conto capitale rispetto ai tagli alla spesa in conto

GUARDA L'INFOGRAFICA: I punti principali della Legge di Stabilità

Nel dettaglio, la Legge di Stabilità prevede interventi per 27,3 miliardi di euro nel triennio 2014-2016, di cui 11,6 nel solo 2014, così suddivisi:

- 14,6 miliardi nel triennio per sgravi fiscali (rispettivamente 9 per le famiglie e 5,6 per le imprese); i 3,7 miliardi del 2014 sono destinati per 2,5 miliardi alle famiglie (1,5 riguardano l’Irpef) e per 1,2 miliardi alle imprese;
- 11,2 miliardi nel triennio per azioni sociali, progetti di investimento, impegni internazionali, di cui 6,2 in conto capitale; per il 2014 si prevedono 6,4 miliardi;
- 1,5 miliardi per investimenti a livello locale e la restituzione di debiti commerciali di parte capitale.

Questi interventi sono stati programmati con soluzioni che consentono di rispettare l’impegno di contenere il deficit nell’ambito degli obiettivi comunitari e invertire la tendenza del debito pubblico. Infatti per le coperture degli interventi programmati nel 2014 che producono minore gettito o maggiori spese, vengono reperite risorse per 3,5 miliardi da tagli alle spesa, per 1,9 miliardi da interventi fiscali privi di effetti depressivi sull’economia, per 3,2 miliardi da dismissioni, rivalutazioni, cespiti e partecipazioni, trattamento perdite.

manovra-2014-stabilita

La differenza tra il costo degli interventi e le risorse reperite a copertura degli stessi comporta il raggiungimento del deficit programmato (pari al 2,5% del PIL, superiore quindi di 0,2 punti percentuali rispetto al tendenziale registrato dal Documento di economia e finanza dell’aprile 2013).

Il Governo reputa che nel corso dei prossimi mesi il bilancio dello Stato potrà registrare ulteriori introiti che tuttavia non possono oggi essere quantificati e quindi contabilizzati. Provvedimenti per il rientro dall’estero di capitali italiani così come la rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia potranno generare nuovo gettito per le casse pubbliche da destinare agli obiettivi principali del Governo, tra i quali certamente la riduzione della pressione fiscale.

La Legge di Stabilità va quindi ad interessare cinque macro aree. Di seguito un sintetico elenco dei principali interventi:

1) INTERVENTI PER PERSONE, FAMIGLIE E SOCIETÀ
   Riduzione dell’Irpef per i lavoratori
   Disposizioni in favore degli esodati
   Rifinanziamento della Cassa Integrazione Guadagni
   Nuove misure contro la povertà
   5 x 1000
   Fondo per le politiche sociali
   Fondo per la non autosufficienza
   Finanziamento del Fondo per le Università
   Potenziamento della Protezione Civile e Piano per la difesa del suolo

2) INTERVENTI PER LE IMPRESE

   Riduzione del costo del lavoro per le imprese
   Detrazione dell’Irap per i nuovi assunti
   Potenziamento dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica)
   Rivalutazione dei beni di impresa e delle partecipazioni
   Incremento del Fondo di garanzia per le PMI
   Incremento del Fondo di sviluppo e coesione
   Stop all’aumento IVA per le imprese sociali
   Rifinanziamento del Fondo per i contratti di sviluppo
   Rifinanziamento del Fondo per la crescita sostenibile

3) INVESTIMENTI
   Allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità per i Comuni
   Completamento del sistema MOSE di Venezia
   Fondi ANAS per le Infrastrutture e Salerno-Reggio Calabria
   Manutenzione straordinaria delle Ferrovie e velocizzazione del Corridoio Adriatico
   Ricostruzione dell’Aquila
   Trasporto pubblico locale
   Ecobonus e ristrutturazioni edilizie

4) LA NUOVA SERVICE TAX

Con la Legge di Stabilità 2013 arriva il riordino del sistema di tassazione locale che pone l’Italia in linea con gli standard europei. Al posto di l’IMU e TARES si istituisce una tassa sui servizi municipali il cui gettito andrà interamente ai Comuni.
La nuova Service Tax avrà due gambe:
-  La tassa che serve a coprire i costi del servizio di raccolta rifiuti. È calcolata in base ai metri quadrati o alla quantità di rifiuti e la versa chi occupa l’immobile.
-  La tassa sui servizi indivisibili offerti dai comuni. È calcolata sui metri quadrati o sul valore catastale ed è pagata dai proprietari.
La Service Tax è piena autonomia: una tassa locale pagata ai Comuni per pagare i servizi dei Comuni.

5) IL COFINANZIAMENTO DEI FONDI STRUTTURALI EUROPEI 2014-2020

La Legge di Stabilità stanzia significative risorse per il nuovo ciclo di programmazione dei Fondi europei e nazionali per le politiche di coesione territoriale, impegnando il governo a fare la propria parte per i prossimi anni in modo strutturato con il concorso di Ue e regioni. In particolare, si stanziano: 
- 24 miliardi di euro di quota di compartecipazione nazionale (che si aggiungono ai quasi 30 miliardi di fondi strutturali UE);
- ulteriori 55 miliardi per il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (ex Fondo Fas), di cui l’80% in favore del Mezzogiorno.
In totale si arriva quindi a circa 110 miliardi di euro nei prossimi sette anni per le politiche di coesione territoriale.
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