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Italia: eppur si muove

Il 2014 sarà un anno di transizione, dalla recessione verso un graduale “ritorno alla normalità”, più che di vera ripresa, per la quale occorrerà aspettare con ogni probabilità il biennio 2015-16

di Edoardo Fagnani 13 gen 2014 ore 16:25
Estratto dal contributo settimanale elaborato da IntesaSanpaolo

Il 2014 sarà un anno di transizione per l’economia italiana. Se la ripresa si materializzerà, dopo due anni in cui il PIL si è contratto cumulativamente del 4,4%, d’altro canto la sua intensità non sarà certo spettacolare, anzi non si raggiungerà nemmeno il ritmo di crescita di poco superiore all’1% visto durante la “ripresina” precedente nel biennio 2010-2011. Per raggiungere un tasso di crescita di poco superiore all’1% bisognerà con tutta probabilità attendere il biennio 2015-16.
Il PIL, dopo essersi contratto dell’1,8% nel 2013, crescerà nelle nostre stime dello 0,5% quest’anno. La nostra stima è piuttosto cauta rispetto a quella dei principali previsori “ufficiali” (tra i quali il meno ottimista è l’OCSE con un +0,6%, mentre Banca d’Italia, Istat, Commissione UE e FMI sono allineati su uno 0,7%; “spicca” l’1,1% previsto dal Governo).

Tuttavia, sembrano esserci rischi verso l’alto sulla nostra previsione di crescita del PIL di appena 0,5% nel 2014. Per contro, esistono anche rilevanti rischi al ribasso, il principale dei quali consiste nell’eventuale ritorno di tensioni sul rischio-Paese derivanti o da un andamento peggiore delle attese sui conti pubblici (in particolare, risulta importante che il governo riesca ad avviare una riduzione del rapporto debito/PIL) o da una crisi politica, specie nel caso in cui porti a nuove elezioni che provochino un rischio di avvitamento in una condizione di scarsa governabilità.

italia-crisiA tal proposito, il nostro scenario centrale assume che la legislatura duri almeno per tutto il 2014, ma che si tengano elezioni anticipate nel 2015.
Nel tempo a disposizione (12-18 mesi), il governo non si limiterebbe ovviamente alle riforme istituzionali, ma in materia economica dovrebbe procedere sulla difficile strada di un equilibrio precario tra, da un lato, la necessità di rispetto del criterio del 3% sul deficit (a nostro avviso a rischio anche per il 2014) e di una riduzione del livello del debito, dall’altro il tentativo di sostenere la fragile ripresa in corso attraverso misure espansive; non sembrano però esserci ampi margini in tal senso, visto che nelle nostre stime la Legge di Stabilità già ha utilizzato tutti gli spazi possibili nel rispetto del criterio del 3%.

Quanto allo scenario di inflazione, riteniamo che il 2014 sarà un anno molto simile al 2013 ovvero un anno di bassa inflazione indice dei prezzi al consumo più vicino all’1% che al 2%), ma non certo di deflazione.
Un rischio deflattivo si materializzerebbe solo nel caso o di forti shock dal lato dell’offerta (una decisa caduta dei prezzi delle materie prime, che non è compresa nel nostro scenario centrale sulle commodity e che comunque sarebbe positiva per l’attività reale), oppure nel caso in cui l’incipiente ripresa fosse abortita sul nascere. La nostra stima è per un’inflazione media nel 2014 all’1,3% (dall’1,2% nazionale e 1,3% armonizzato nel 2013).

Nel 2014, la spinta più decisiva al ciclo dovrebbe continuare a venire dal commercio con l’estero, anche se stimiamo che il suo contributo positivo al PIL possa ridursi (a 0,4%) dopo lo 0,7% del 2013 (e dopo un contributo medio annuo superiore al 2% nel biennio 2011-2012). Ciò avverrà in un contesto di rimbalzo per entrambi i flussi commerciali, ma più marcato per l’export (+3,4%, visto che l’indice di domanda mondiale per i prodotti italiani è atteso accelerare al 5,2% a/a nel 2014 dopo il 2,7% del 2013) che per l’import (+2,3%, stante la persistente debolezza della domanda interna).
Stante dunque un contributo ancora positivo dagli scambi con l’estero, il 2014 dovrebbe essere l’anno della ripresa (sia pur modesta) della domanda interna, che stimiamo (al netto delle scorte) crescere di due decimi nel 2014 dopo il -2,4% del 2013 (e il -4,6% del 2012).

Dopo l’export, il testimone della ripresa passerà agli investimenti, attesi crescere dello 0,7%, ovvero in misura superiore al PIL. Tale cifra nasconde però una dinamica molto diversa tra investimenti in macchinari e attrezzature e mezzi di trasporto, da una parte, e investimenti in costruzioni, dall’altra.
I primi saranno favoriti dal miglioramento dei margini di profitto (dovuto tra l’altro alle vendite all’estero) e dalla necessità di rinnovare il capitale dopo anni di recessione.
Viceversa, le costruzioni vedranno una stagnazione dopo ben sei anni di calo: per una ripresa del settore occorrerà aspettare il 2015.

Infine, la spesa pubblica potrebbe evitare un segno negativo come quello visto nel quadriennio 2010-2013, tuttavia ben difficilmente potrà dare un apprezzabile contributo positivo al PIL (stimiamo una spesa pubblica invariata quest’anno dopo il -0,2% del 2013); infatti il 2014, se non sarà un anno di decisa stretta fiscale, d’altro canto non sarà nemmeno un anno di politica fiscale espansiva, e in ogni caso l’equilibrio dei conti dovrà essere trovato nel segno di un contenimento della dinamica della spesa.

In sintesi, il 2014 sarà un anno di transizione, dalla recessione verso un graduale “ritorno alla normalità”, più che di vera e propria ripresa, per la quale occorrerà con ogni probabilità aspettare il biennio 2015-16. Confermiamo la nostra previsione di una crescita del PIL di 0,5%, con qualche rischio verso l’alto derivante dalla ripresa del ciclo mondiale e dal pagamento dei debiti della PA.
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