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Il ponte sul fiume chiamato economia

La dichiarazione di fallimento del keynesismo è stata pretestuosa; la nostra Costituzione è pesantemente keynesiana; rinnegare Keynes significa rinnegare essa. Sia la scuola austriaca che quella monetarista sono errate tecnicamente ed umanamente oltre che nettamente anticostituzionali

di Redazione Soldionline 6 mar 2009 ore 11:43

Immaginiamo di trovarci di fronte ad un grande fiume. L’aborigeno lo conosce come nessun altro. Sa che il fiume produce eventi difficilmente governabili e che qualunque manufatto, prima o poi, il fiume lo travolgerà. Sostiene quindi che, per attraversarlo, è necessario dotarsi di un mezzo natante e remare. Dal suo punto di vista l’uomo “civilizzato”, che s’è messo in testa di fare il ponte, è un pazzo: prima o poi il fiume glielo travolgerà. Ma il ponte è troppo importante per lo sviluppo e non è possibile rinunciare alla sua realizzazione. Se si adotteranno tutti gli accorgimenti sarà possibile realizzarlo in modo tale da resistere anche agli eventi straordinari. L’aborigeno ribatte dicendo che, nel lungo periodo, ci sarà sicuramente un evento più “straordinario” degli altri che spazzerà via il ponte. L’uomo “civilizzato” sa, però, due cose:

 

  1. il ponte avrà reso un servizio di valore ben superiore al costo della sua costruzione ed alla sua eventuale ricostruzione;
  2. nel lungo periodo saremo tutti morti; ma se si adotteranno veramente tutti gli accorgimenti della buona tecnica non è detto che il ponte venga travolto, soprattutto se si effettuerà una buona manutenzione, sia del manufatto, sia del fiume, ad esempio attraverso l’opera di dragatura che garantisce un’adeguata sezione utile per il fiume.
Ci saranno sicuramente dei costruttori poco accorti che realizzeranno dei ponti veramente “sbagliati”, che saranno essi stessi la causa della loro distruzione, perché, ad esempio, hanno stretto troppo l’alveo del fiume, oppure non sono dotati delle necessarie fondazioni.

L’aborigeno è Ludwig Von Mises (1), il sostenitore di un’economia primordiale, basata sulla “barbara reliquia”; l’uomo “civilizzato” è John Maynard Keynes ed il progettista dei ponti travolti dal fiume è Milton Friedman.

È vero che l’equilibrio dell’aborigeno è efficace. Ma è l’unico equilibrio possibile, come lui sostiene? La risposta è netta. NO! Lo saprà che ci sono ponti che fanno il loro dovere da duemila anni?

Vediamo alcuni punti caratterizzanti il pensiero della scuola austriaca di economia, che ha in Von Mises e Rothbard i suoi principali protagonisti (2).

"La tesi della Scuola Austriaca è che la FED e le banche centrali NON DOVREBBERO ESISTERE, che le monete dovrebbero essere agganciate all'oro, e che il governo non dovrebbe avere una spesa pubblica superiore al 15% del PIL. E avendo abbandonato questi principi siamo avviati per questo a una seconda fase di depressione prolungata. Volendo banalizzare la tesi "austriaca" è il contrario esatto di quella keynesiana … (e totalmente diversa da quella monetarista). L'interpretazione di Rothbard & C è infatti che la grande depressione è stata sostanzialmente causata dalla creazione della banca centrale, dallo sganciamento dall'oro e dall'espansione della spesa pubblica e del welfare state, in sostanza dall'intervento dello stato sia sul fronte del credito e della moneta che della spesa pubblica. … La tesi della scuola austriaca è che la soluzione a quel punto era semplicemente lasciare fallire le aziende indebitate, lasciare liquidare, licenziare, lasciare scendere i salari e stipendi, tagliare la spesa pubblica e le tasse e cioè fare come si era sempre fatto dagli inizi dell'800 fino all'ultima recessione, quello del 1920-1921 in cui tutto si risolveva in un anno e mezzo in media. Se questa visione è corretta allora le economie mondiali sono sostanzialmente bloccate dall'eccesso di welfare state e drogate dall'eccesso di credito. Negli anni '70 e '80 l'espansione del welfare state e dell'intervento pubblico a tutti i livelli ne ha distrutto il potenziale di crescita e negli anni '90 la bolla del credito e poi delle borse le ha drogate dando un illusione di crescita fittizia. … Cosa mi colpisce è come questo si accorda precisamente con ciò che scrive Hülsmann. Il suo libro sull'etica della produzione della moneta si conclude con una richiesta per la fine di qualsiasi intervento negli affari monetari. Il conio dev'essere privato. Le attività bancarie non devono ricevere privilegi. Non ci dovrebbero essere leggi per il corso legale, nessuna garanzia, nessuna restrizione all'uso di valuta – un sistema di “laissez faire” totale.”

Lo stesso sinistro laissez faire, relativo agli strumenti finanziari (the best policy is not policy at all), predicato ad oltranza da Greenspan nell’eliminare ogni tipo di laccio o lacciolo: la barbarie allo stato puro.

Tutto ciò non significa che il fiume non vada rispettato (il credito non può essere illimitato perché il debito corrispondente potrebbe essere insostenibile); su questo non si può non concordare con l’aborigeno; ma lo sdoganamento del laissez faire non poteva non autorizzare i furfanti a fare ciò che hanno fatto; l’Azione Umana ha le sue regole e la mancanza di regole genera sempre mostri.

Il monetarismo è fallito anche su questo punto; il keynesismo invece affronta e risolve tutti questi punti, attraverso la corretta politica monetaria che mantiene il giusto equilibrio fra base monetaria, moltiplicatore bancario, saggi d’interesse e strumenti finanziari.

Il credito genera debito ed ogni realtà economica ha una soglia di debito tollerabile. Le autorità monetarie hanno perso da 30 anni il controllo di questo fondamentale parametro. La gente non poteva continuare all’infinito a consumare indebitandosi. Solo il Giavazzi ed i suoi allievi potevano e possono credere a queste favole; secondo questo “economista” quel che manca è la fiducia, non i redditi adeguati, unici strumenti validi per invertire la spirale del debito. A meno che il “professore” non pensasse o pensi al lotto o al superenalotto.

L’attuale strategia di Bernanke (3) di aumentare pesantemente la base monetaria va nella giusta direzione perché sta diminuendo credito e debito eccessivi in maniera accelerata; l’offerta di moneta più diretta ed efficace (4). La strategia sarà perfetta se saprà contenere gli strumenti finanziari ed il moltiplicatore bancario al primo affacciarsi dei fenomeni inflattivi; la lezione di Einaudi e Menichella su questo punto è stata esemplare. La scuola austriaca non ne tiene minimamente conto e sbaglia così come sbaglia il medico che non conosce la penicillina.

Infatti Von Mises parla positivamente del contenimento della moneta creditizia (e del corrispondente debito), ma non tiene conto dell’esperienza planetaria dell’alta riserva obbligatoria nel secondo dopoguerra (5).

Il “monetarista” Bernanke sta diventando un keynesiano. Meglio tardi che mai; anche senza ammetterlo.

Gli austriaci sbagliano nettamente perchè:
  1. propugnano il laissez faire con le sue infinite ricadute antisociali e prevaricatrici, inaccettabili da TUTTI i punti di vista,
  2. sottovalutano il peso negativo che possono assumere i saggi di interesse in un sistema con moneta merce (ne sa qualcosa Gaio Giulio Cesare, che per contrastare l’usura, figlia della moneta merce e del laissez faire, ha collezionato un bel po’ di coltellate),
  3. sottovalutano il ruolo positivo che può svolgere la banca centrale, quando opera nell’interesse della collettività, modulando adeguatamente tutti gli strumenti (potentissimi) a sua disposizione partendo dalla riserva obbligatoria, per controllare l’aggregato monetario più ampio (M3) e quindi l’inflazione, e dalla base monetaria, per controllare l’indebitamento,
  4. favoriscono un sistema oligarchico senza nessuna seria socializzazione delle rendite; gli uomini sono inevitabilmente scagliati gli uni contro gli altri per la sopravvivenza.
I monetaristi sbagliano nettamente perchè:
  1. come gli austriaci, propugnano il laissez faire con le sue infinite ricadute antisociali e prevaricatrici, inaccettabili da TUTTI i punti di vista,
  2. sottovalutano il peso negativo che possono assumere gli eccessi di crediti (e debiti),
  3. sottovalutano il peso negativo che possono assumere i saggi di interesse elevati (ne sanno qualcosa in Argentina (6) e, in forma minore, anche nel nostro paese (7)),
  4. sviliscono il ruolo della banca centrale, perché non prevedono che impieghi compiutamente gli strumenti fondamentali della riserva obbligatoria e della base monetaria (8), sopravalutando l’uso del tasso d’interesse fino all’ossessione,
  5. come gli austriaci, favoriscono un sistema oligarchico senza nessuna seria socializzazione delle rendite; gli uomini sono inevitabilmente scagliati gli uni contro gli altri per la sopravvivenza.
Dopo 30 anni di questa minestra non c’è da stupirsi se l’umanità si è così imbarbarita.

L’aborigeno non draga il fiume … e rema; contento lui!? 

I monetaristi, oltre che non dragare da 30 anni, hanno completamente sbagliato il dimensionamento E LA REALIZZAZIONE del ponte. Secondo Kalecki la serie spaventosa di errori non è involontaria (9). È difficile dargli torto.

La dichiarazione di fallimento del keynesismo è stata pretestuosa; la nostra Costituzione è pesantemente keynesiana; rinnegare Keynes significa rinnegare essa. Sia la scuola austriaca che quella monetarista sono errate tecnicamente ed umanamente oltre che nettamente anticostituzionali. In realtà monetarismo e anarcocapitalismo, apparentemente diversi, sono stati per troppo tempo le foglie di fico impiegate dall’oligarchia per attuare i suoi interessi più o meno confessabili. Solo gli ingenui e le persone con doppi fini possono non accorgersi di ciò.

Lino Rossi
linorossi@stilrossi.it

 

 

(1) Ludwig Von Mises – l’azione umana – 1949 – capitolo XXXI – Gli obiettivi della svalutazione monetaria. “… La conoscenza di questi fatti offre la chiave per una corretta valutazione del ruolo che le dottrine di Lord Keynes hanno giocato negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale. Keynes non aggiunse nessuna nuova idea al corpo degli errori inflazionisti, mille volte confutati dagli economisti. I suoi principi erano anche più contraddittori e inconsistenti di quelli dei suoi predecessori che, come Silvio Gesell, erano trattati come maniaci monetari. Egli semplicemente sapeva come mascherare l'apologia dell'inflazione e dell'espansione creditizia nella sofisticata terminologia degli economisti matematici. Gli scrittori interventisti erano incapaci di avanzare argomenti plausibili in favore della politica della spesa temeraria; perché non riuscivano a trovare un caso contro il teorema economico concernente la disoccupazione istituzionale. In questa congiuntura essi salutarono la “rivoluzione keynesiana” coi versi di Wordsworth: “Bliss was in that dawn to be alive, but to be young was very heaven”. Fu, comunque, soltanto un paradiso di breve andare. Possiamo ammettere che per i governi britannico ed americano fra il '30 ed il ‘40 non vi fosse altra via che la svalutazione monetaria, l'inflazione e l’espansione creditizia, bilanci non in pareggio e l’indebitamento. I governi non possono liberarsi dalla pressione dell’opinione pubblica. Non possono ribellarsi contro la preponderanza di ideologie generalmente accettate, comunque fallaci esse siano. Ma questo non giustifica i funzionari, i quali potevano dimettersi piuttosto che portare innanzi politiche disastrose per il paese. E ancor meno giustifica gli autori che tentarono di fornire una giustificazione scientifica astratta per il più crasso di tutti gli errori popolari, l’inflazionismo.”

(2) http://www.liberanimus.org/liberalismo.101.html 

(3) “The link is the printing of money to finance government spending when the government cannot (or does not want to) finance all of its spending by taxes or borrowing from the public. In the extreme case, imagine a government that wants to spend $10 billion (say, on submarines) but has no ability to tax or borrow from the public. One option is for this government to print $10 billion worth of currency and use this currency to pay for the submarines. The revenue that a government raises by printing money is called seigniorage.” Macroeconomics, by Andrew B. Abel and Ben S. Bernanke, Addison Wesley, 2000)

Massimo Gaggi – Il Corriere della Sera – 17/12/2008 - I soldi «regalati». Così Bernanke scuote l'America “… spostamento dell'attenzione dalla politica dei tassi al cosiddetto "quantitative easing", cioè un fortissimo aumento della liquidità trasmessa al sistema economico basato sull'allargamento della base monetaria ottenuto stampando moneta e su massicci acquisiti di titoli a lungo termine del Tesoro …”.

(4) Ignazio Musu (il debito pubblico - il mulino): “Il contributo di Keynes consistette essenzialmente in una rivalutazione del ruolo espansivo della domanda aggregata in una economia caratterizzata da risorse produttive inutilizzate (capacità produttiva e forze di lavoro). In queste condizioni la visione keynesiana sostiene che un disavanzo di bilancio che stimoli la domanda espande l’attività dell’economia: in modo maggiore, se è finanziato da una espansione dell’offerta di moneta cioè da debito pubblico sottoscritto dalla Banca centrale; in modo minore, se è finanziato con debito pubblico collocato sul mercato."

(5) Che significò basso moltiplicatore bancario e contenimento della moneta creditizia.

(6) Walter Beveraggi Allende - teoria qualitativa della moneta – Edizioni di Ar - ”A partire dal marzo del 1976, José Alfredo Martinez de Hoz, sotto la protezione del Governo militare e dotato di "pieni poteri", assunse la guida dell'economia in Argentina; costui, senza essere un economista, asserì di prendere a modello i dettami di Milton Friedman e subito dopo diede corso ad un programma decisamente deleterio per il Paese, i cui risultati sono sin troppo evidenti. Naturalmente, il Prof. Friedman non solo si astenne dal negare la propria paternità riguardo al "Piano Martinez de Hoz", ma contribuì in vari modi a dargli il suo "appoggio", convincendo mezzo mondo del fatto che effettivamente il menzionato Ministro, audace e improvvisatore oltre ogni limite, era un fedele discepolo della "Scuola di Chicago". Centinaia di pubblicazioni giornalistiche lo confermano. Come prova di quanto affermato, basterà segnalare che nel 1977 il settimanale più popolare in Argentina pubblicò un'intervista con Milton Friedman, con l'intento precipuo di consultarlo sui problemi di quel Paese; tale servizio, abbondantemente corredato da fotografie del "Premio Nobel", definito come "una delle più grandi autorità del mondo in materia di Economia", occupa nientemeno che tredici pagine della suddetta pubblicazione (Gente" , Buenos Aires, n. del 2 giugno 1977, pp. 32-45.). In questa intervista, il Prof. Friedman avalla, direttamente o indirettamente, quanto Martinez de Hoz stava compiendo in Argentina. I tassi di interesse bancario, che in quel periodo superavano il 200% annuo, non turbano assolutamente Friedman, che si limita a raccomandare la notoria restrizione monetaria "per controllare o ridurre l'inflazione" ed auspica al contempo, nel miglior stile "classico-liberale", che l'Argentina produca quegli articoli in cui essa, in relazione al loro costo, gode di "vantaggi competitivi"... Con tutto ciò, il quadro dell'inflazione in Argentina continuava ad aggravarsi sensibilmente e non per l'incremento della massa monetaria, ma per ragioni assolutamente estranee a questa causa a cui Friedman attribuiva, "sempre e dovunque", la responsabilità di quell'anomalia. Come abbiamo fatto notare in vari studi pubblicati in anni recenti, i principali fattori d'inflazione in Argentina non avevano nulla a che fare con l'incremento della moneta. In altri termini ciò che Friedman propone come "dogma monetarista" è la stabilità ad oltranza della massa monetaria. Per conseguire questo fine, non importa che i tassi di interesse superino qualsiasi livello, non importa neppure l'entità della spesa fiscale.”

(7) http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o806 

(8) Nei primi anni '70 il Prof. Milton Friedman espose una sintesi in 11 punti della sua teoria monetaria al cospetto dei dirigenti dell'Institute of Economic Affairs di Londra.

Nel punto 9 asserì che la spesa governativa, se è finanziata dalla creazione di moneta, provoca inflazione; poco importa, secondo il professore, se i tassi di interesse sono superiori o molto superiori all'inflazione. Di usare la riserva obbligatoria per perseguire lo stesso risultato, al posto dall’artificioso innalzamento dei saggi di interesse, non se ne parla.

(9) M. Kalecki, Sulla dinamica dell'economia capitalistica, Einaudi, Torino, 1975, pp. 172-3. "Durante la depressione, sotto la pressione delle masse o anche senza di essa, verranno intrapresi investimenti pubblici finanziati mediante prestiti per prevenire la disoccupazione di massa. Tuttavia, se saranno fatti tentativi per applicare questo metodo allo scopo di conservare l'alto livello di occupazione raggiunto nell'espansione successiva è probabile che verrà incontrata una forte opposizione da parte dei “dirigenti d'impresa”. Come è stato sostenuto la piena occupazione non è affatto di loro gradimento. I lavoratori “sfuggirebbero al controllo” e i “capitani d'industria” sarebbero ansiosi di “dargli una lezione”. Inoltre l'aumento dei prezzi nell'ascesa è svantaggioso per i piccoli e grandi rentiers, e perciò anch'essi sono ostili all'espansione. In tali condizioni è probabile che si formi un potente blocco tra gli interessi delle grandi imprese e dei rentiers e che essi trovino più di un economista disposto a dichiarare che la situazione è evidentemente insana. E assai probabile che la pressione di tutte queste forze, e in particolare delle grandi imprese indurrà il governo a tornare alla politica ortodossa di diminuzione del deficit di bilancio".


 

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