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Il digitale non decolla, Italia ferma agli ultimi posti in Ue

In un'economia globale che ha fatto della digitalizzazione il motore dello sviluppo, il ritardo digitale italiano si è manifestato a cascata su tutti gli altri indici è stato sottolineato ancora

di Redazione Soldionline 16 lug 2019 ore 14:01

A cura di Labitalia/Adnkronos



digitale-italiaSe la fattura elettronica e l’Anagrafe nazionale, le infrastrutture di reti Tlc e il piano Industria 4.0 rappresentano le Best Practices italiane nella trasformazione digitale, il nostro Paese rimane però anche negli ultimi 5 anni nelle retrovie della classifica del Desi (Digital Economy and Society Index). E’ quanto evidenziano i dati emersi al convegno “Investire, Accelerare, Crescere”, promosso a Villa Blanc da Confindustria Digitale in collaborazione con Luiss Business School: l’indice - attraverso cui la Commissione Europea monitora lo stato di attuazione dell’Agenda digitale nei diversi stati membri- nel 2014, anno di lancio del Desi, ci vedeva al 25° posto su 28 paesi Ue, ma nel 2019 ci ritroviamo appena al 24° posto. Insomma, in cinque anni siamo riusciti a scalare un solo posto.

Un passo avanti che è stato possibile “grazie all’accelerazione subita dagli investimenti privati e pubblici nelle reti Tlc a banda ultralarga fissa e mobile (19°) e allo sviluppo dell’Open Data (18°)” è stato sottolineato a Villa Blanc. Nel quadro dell'indice Desi, l'Italia per tutti gli altri fattori abilitanti rimane molto indietro: competenze (26°posto), uso di internet (25°), integrazione tecnologie digitali nelle imprese (23°), interazione tra Pa on line e utenti (27°).

In un'economia globale che ha fatto della digitalizzazione il motore dello sviluppo, il ritardo digitale italiano si è manifestato a cascata su tutti gli altri indici è stato sottolineato ancora. Nello stesso periodo, 2013-2018, l'Italia ha registrato un tasso medio di crescita del Pil dell'ordine dello 0,5% annuo, di due punti percentuali sotto la media dei paesi Ocse pari a 2,16% annuo. Cioè in 5 anni abbiamo sempre mantenuto un gap di crescita intorno al 2% annuo. Sulla competitività, misurata dal Global Competitiveness Index (Gci) del World Economic Forum per 140 paesi, dal 2014 al 2018 siamo passati dal 49° posto al 31esimo, ma nel frattempo gli altri paesi con cui ci confrontiamo, sono cresciuti con un tasso superiore al nostro.

Per questi motivi Confindustria Digitale in occasione del convegno, ha lanciato un Piano straordinario i cui pilastri sono: accelerazione del Piano Triennale per la Pa digitale, trasformazione digitale delle imprese; sviluppo reti 5g e banda ultralarga. ''Investire nella trasformazione digitale del Paese, raddoppiando le risorse finanziarie e umane per l'attuazione del Piano Triennale per la digitalizzazione della Pa''. Ma non solo.
''Il senso ed i termini della nostra proposta'' di Piano straordinario per il digitale, ha spiegato il presidente dì Confindustria Digitale, Cesare Avenia, puntano anche ''sull'accelerazione di con una governance del digitale chiara e autorevole, sulla crescita utilizzando la trasformazione digitale per migliorare il rapporto debito/Pil''.

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