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Grecia: default necessario, non l’uscita dall’euro

Secondo Wolfgang Münchau del Financial Times il probabile default greco non impone l’uscita del paese ellenico dall’euro. Il problema sarà come sostenere il sistema bancario.

di Marco Delugan 21 apr 2015 ore 10:45

Le trattative tra Grecia e Gruppo di Bruxelles non stanno andando bene, il tempo passa e sembra proprio che i soldi con cui il governo greco dovrà far fronte ai suoi prossimi impegni non saranno abbastanza. Il default sarebbe quindi prossimo. E, secondo molti, con il default arriverebbe anche la temuta uscita della Grecia dall’euro. Secondo Wolfgang Münchau, editorialista del Financial Times specializzato in questioni economiche, le due cose potrebbero non andare necessariamente assieme. Il debito greco potrebbe infatti andare del tutto o, più facilmente, in parte in default senza che il paese ellenico debba uscire dal sistema della moneta unica. Ne ha parlato in un articolo apparso sulla versione online del Financial Times dal titolo “Greek default necessary but Grexit is not”.

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bandiera greciaFino alla settimana scorsa, le discussioni con la Grecia non sono andate bene. Le cose sono cambiate quando il circo della diplomazia finanziaria internazionale si è trasferita a Washington per il meeting di primavera del Fondo Monetario Internazionale e della World Bank. A quel punto le cose sono anche peggiorate.

La mia impressione è che lo spettacolo andrà avanti per un bel po’. I greci vogliono unire la discussione sull’estensione dell’attuale programma di prestito, il secondo, con la discussione di un terzo. Per questo chiedono un finanziamento ponte per superare l’estate. E questo fa sembrare che abbiano un piano. Ma questa non è la mia impressione. Non ho mai visto i funzionari europei così in difficoltà.
La grande domanda – se la Grecia lascerà la zona euro oppure no – rimane irrefutabile. Ma sono abbastanza certo che fallirà.

La mia idea è che alcuni funzionari europei stiano considerando la possibilità che la Grecia fallisca ma senza uscire dall’euro. La situazione è molto complessa, e potrebbero non avere il tempo per arrivare in fondo alla questione. Ma potrebbe essere l’unica via per evitare disastri peggiori.

Ma rispetto a chi potrebbe o dovrebbe fallire lo stato greco? Potrebbe fallire verso i propri cittadini, non pagando gli stipendi ai dipendenti pubblici o le pensioni. Sarebbe moralmente ripugnante e politicamente suicida per il governo guidato da Syriza. Potrebbe fallire nel ripagare i due prestiti ricevuti dai partner europei. Potrebbe fallire rispetto agli obbligazionisti privati ma non sarebbe una buona idea. La Grecia potrebbe avere bisogno di investitori privati più in la nel tempo.

Potrebbe anche fallire rispetto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Centrale Europea. L’FMI attende diversi rimborsi. La BCE vuole indietro i suoi soldi. Andare in default sul debito con IMF e ECB è la sola opzione che potrebbe portare un vero sollievo finanziario nel breve periodo. Nessuno lo ha mai fatto. E questo potrebbe innescare l’uscita della Grecia dall’euro.

Ma potrebbe anche non accadere. Il default non è sinonimo di uscita dall’euro. Non c’è nessuna regola della UE che impone di lasciare la zona euro in caso di default. Il rapporto tra default e uscita dall’Europa è indiretto; se una nazione fallisce, i titoli andati in default non sono più ammissibili come garanzie per accedere ai finanziamenti della BCE. Lo stesso si applica a tutti gli altri debiti garantiti da Atene. Le banche greche ne detengono un bel po’ della seconda categoria, e potrebbero avere difficoltà a ottenere liquidità se il loro governo vacilla.

Così per fallire “all’interno dell’eurozona” un paese deve escogitare un altro modo di mantenere a galla il sistema bancario. Se qualcuno riuscisse ad architettare una risposta brillante, non ci sarebbe nessun bisogno di una uscita della Grecia dall’Europa.

La possibilità di un default del debito è molto alta. E’ difficile immaginare come la Grecia possa ripagare i propri debiti secondo quanto stabilito. Anche nei paesi creditori solo in pochi si illudono sulla capacità di servizio del debito a lungo termine della Grecia. Un servizio completo richiede un enorme surplus primario – e cioè un avanzo di bilancio prima del pagamento degli interessi e del debito. Cosa che lascerebbe la Grecia intrappolata in una “depressione da debito” per molto tempo. Il surplus primario stabilito per il 2016 è del 4,5%, un obiettivo che si avvicina alla pazzia. Atene ha assolutamente bisogno di fallire.

Allo stesso tempo, ci sono ottime possibilità per la Grecia di rimanere nell’eurozona. Un’uscita della Grecia dalla zona euro implicherebbe rischi economici incalcolabili per la Grecia stessa, e danneggerebbe le ambizioni geopolitiche dell’Europa e la sua reputazione globale.

Quello che preoccupa, è che i confronti non stanno andando da nessuna parte. E questo è il motivo per cui ipotesi di un accordo in estate o in autunno non riescono ad essere rassicuranti. Particolarmente sconcertante è la strategia di negoziazione adottata dalla Grecia. In sostanza, io mi trovo d’accordo con il ministro delle finanze Yanis Varoufakis: la gestione della crisi economica dell’eurozona è stata catastrofica.

Stando agli attuali parametri, è fondamentalmente insostenibile. Ma io non riesco a capire perché spenda tutto quel tempo predicando a quelli che già sono d’accordo con lui in conferenze prestigiose tenute in ambienti piacevoli. Non dovrebbe invece lavorare alle difficili negoziazioni con i suoi creditori europei, e ai due scenari da piano b?

Sia una Grexit che un default rimanendo all’interno dell’eurozona metterebbero alla prova le capacità anche del governo meglio organizzato. Richiederebbe una preparazione di tipo militare: controlli sui cambi, chiusura temporanea delle frontiere, ricapitalizzazione “overnight” delle banche, pianificazione logistica per trasportare denaro da A a B nel D-Day. Il governo greco è davvero così intelligente da aspettare che arrivi il giorno fatidico e gestire l’intero processo in tempo reale senza script?

Penso di conoscere la risposta, e mi chiedo se una o più persone da entrambe stiano semplicemente sbagliando i calcoli. Potremmo essere sull'orlo di uno dei momenti sonnambulismo della storia europea.
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