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Fintech: in Italia 13 milioni di utenti e 326 startup

I risultati della ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano

di Mauro Introzzi 10 dic 2019 ore 16:19

A cura di Labitalia/Adnkronos

 

fintechBen 12,7 milioni di italiani (il 29% di tutta della popolazione 18-74 anni) utilizzano già almeno un servizio Fintech & Insurtech, soprattutto Mobile Payment e Chatbot per comunicare con la banca, con un alto livello di soddisfazione. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina al convegno 'Fintech & Insurtech: è tempo di alleanze'.

La rivoluzione digitale, dunque, investe finanza e assicurazioni, portando banche e attori tradizionali del settore insieme a nuove imprese innovative, BigTech, case automobilistiche, retailer, utility e imprese di molti altri settori nell’era dell’'Open Finance', l’innovazione aperta in tutte le componenti del mondo finanziario.

 

Si contano ormai 326 startup Fintech & Insurtech in Italia, capaci di raccogliere 654 milioni di euro di finanziamenti, che si stanno aprendo a collaborazioni con attori di diverso tipo. Si contano 48 piattaforme di Open Finance attive in Europa che permettono scambio di dati, attivazione di servizi, ecosistemi di collaborazione e aggregazione di idee, mentre l’offerta di servizi finanziari si allarga anche ad altri settori.

Tra le pmi, sebbene i servizi finanziari non siano completamente diffusi, le imprese scelgono spesso strumenti digitali per utilizzarli. Il 20% degli utenti ormai si collega alla propria banca da smartphone o tablet e a fine 2018 le filiali evolute con postazioni self-service arrivano all’11% del totale, mentre si contano oltre 20.000 sottoscrittori ai Roboadvisor e 250.000 utenti di salvadanai digitali.

 

“L’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo - afferma Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech - inizia ad avere un impatto finalmente visibile, con effetti che diventeranno via via più marcati. Non v’è dubbio che assisteremo a una profonda trasformazione dell’industria, con una forte ridefinizione dei confini della competizione".

"Tre le direttrici su cui agire: innanzitutto, gli operatori devono saper definire strategie di open innovation e collaborare con attori anche diversi, in primis fintech e insurtech, per sviluppare il cambiamento. Inoltre, le fintech e le insurtech devono saper dialogare con gli incumbent per ‘scalare’ più velocemente e ottimizzare il rapporto tra i costi e i benefici della crescita. Infine, sarà necessario pensare ad operazioni straordinarie per raggiungere quelle dimensioni coerenti con gli investimenti necessari alle economie di scala e di scopo del mercato digitale”, aggiunge.

 

Sono 326 le startup Fintech & Insurtech censite in Italia, per un volume di finanziamenti complessivo di 654 milioni di euro. In media 2,6 milioni per azienda, non ancora capitali consistenti (con l’eccezione alcuni di casi limitatissimi come i 100 milioni di Prima Assicurazioni e gli oltre 70 di MoneyFarm). I settori in cui operano sono eterogenei: dai servizi bancari (42%) ai servizi tecnologici orientati al mondo finanziario e assicurativo (25%).

 

“Le startup italiane - spiega Filippo Renga, co-direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech - stanno improntando il loro modello di business verso un’architettura ‘open’: ben il 73% ha avviato almeno una partnership con altri attori, che in metà dei casi non sono finanziari e in particolare le più mature si mostrano molto attive nelle collaborazioni. Il principale asset nella partnership con le startup secondo le aziende è la possibilità di accedere a nuove tecnologie come Api, Big Data Analytics e Artificial Intelligence”.

“Il 44% delle startup fintech & insurtech ritiene che sarebbe utile creare un Sandbox Italiano, la sperimentazione di un’attività disciplinata dalla normativa del settore bancario, finanziario, assicurativo, previsto dal legislatore a giugno 2019, a prescindere dal rientrare o meno nel perimetro regolamentato di Banca d’Italia", evidenzia Laura Grassi, co-direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech.

"Le ragioni principali - aggiunge - sono poter crescere di più riducendo i costi, potendo sperimentare nuove soluzioni, creando fiducia negli stakeholder, e adempiere più efficientemente alla regolamentazione. Ne sono sostenitrici in particolare le startup dei settori Wallet & Payments, Crowdfunding e Proptech”.

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