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Surplus tedesco e successo degli euroscettici

Grande successo degli euroscettici alle elezioni europee del 25 maggio. Tutta colpa dell’egoismo tedesco, secondo alcuni. Vediamo cosa ne pensa Francesco Daveri, economista de Lavoce.info.

di Marco Delugan 28 mag 2014 ore 10:23
Alle elezioni europee del 25 maggio le forze politiche “euroscettiche” hanno ottenuto in molti paesi risultati importanti. Il Front Nationale francese ha raggiunto il 25% dei consensi; gli indipendentisti britannici di Ukip il 27%; in Italia la Lega nord il 6%; in Austria il Freedom Party ha sfiorato il 20%; e, addirittura in Germania, il partito anti-euro Awf, il 7% dei voti.

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euro-valutaEUROSCETTICISMO E SURPLUS TEDESCO
Uno dei temi preferiti dagli euroscettici, ovviamente non tedeschi, è stato che l’Europa avrebbe fatto soprattutto gli interessi della Germania. E il parametro che maggiormente rappresenterebbe tutto questo è il surplus commerciale della Germania nei confronti degli altri paesi dell’area euro. Francesco Daveri, in un articolo apparso il 27 maggio su Lavoce.info, ha analizzato proprio questo punto, arrivando a conclusioni almeno in parte inaspettate.

Come scrive Daveri:
Un eccessivo avanzo commerciale deriverebbe da “eccessive” esportazioni e “troppo scarse” importazioni, ambedue segni di un atteggiamento egoistico della Germania, incline a sottrarre mercato e posti di lavoro ai partner europei con le sue esportazioni senza poi fare la sua parte in termini di accresciute importazioni.
Ma i dati sui flussi economici tra la Germania e i suoi partner commerciali confermano solo in parte questa visione.

Nel 2013 l’avanzo commerciale tedesco raggiungeva quasi il 7% del Pil, un caso unico in Europa e tipico soprattutto dei paesi esportatori di materie prime come Russia e paesi arabi, o emergenti come la Cina. Ma 5 dei 7 punti dell’avanzo commerciale tedesco rispetto al Pil nascono dagli scambi che la Germania ha avuto con il mondo che non è Eurozona, e solo 2 sono ascrivibili a scambi commerciali con quest’ultima.
Si può però anche aggiungere che i 2 punti di avanzo commerciale di oggi nei confronti dell’Eurozona erano quasi 5 prima della crisi nel 2007 e erano invece meno di 3 nel 1999, nel primo anno di introduzione dell’euro. Anche se i tedeschi esportano più di quanto importano dagli altri paesi dell’area euro, durante la crisi post-2007 il loro export è diminuito e le loro importazioni da questi paesi si sono invece accresciute, riportando il loro surplus commerciale di oggi più o meno ai livelli pre-euro.
Stando a questi dati, quindi, l’introduzione dell’euro non sarebbe stata poi così favorevole alla Germania, almeno in termini di surplus commerciale. E non solo:
[…] i dati di export e import tedesco mostrano che, nei sei anni che vanno dal 2007 al 2013, la Germania ha dato un contributo non marginale alla correzione degli squilibri all’interno dell’area euro.
EUROSCETTICISMO: IL PESO DEGLI SQUILIBRI BILATERALI
A livello aggregato, quindi, non sembrano apparire squilibri tali da giustificare le proteste degli euroscettici nei confronti della Germania, per scoprirne le ragioni bisogna invece rivolgersi all’andamento degli scambi bilaterali. E a questo livello di analisi emergono differenze anche molto marcate tra i diversi paesi europei che alla fine possono spiegare molte delle posizioni euroscettiche.

Rispetto alla Francia, ad esempio:
Mentre – lo dicono i dati aggregati – la Germania riequilibrava i suoi conti esteri con l’Eurozona nel suo complesso, lo squilibrio estero è invece addirittura cresciuto nei confronti della Francia, a fronte di un marcato aumento dell’export tedesco in Francia (+9,5 per cento) e di un solo modesto incremento dell’import tedesco dalla Francia (del 2 per cento).
E in Austria il surplus tedesco è rimasto a livelli molto alti, di circa 20 miliardi di euro.

Come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, Francia e Austria sono tra i paesi in cui gli euroscettici hanno ottenuto i maggiori consensi.
Negli altri paesi dell’Eurozona dove il surplus tedesco è diminuito (Italia, Spagna, Portogallo, Olanda e Belgio), spesso a seguito della combinazione del calo dell’export e dell’aumento dell’import, l’affermazione degli anti-euro è stata più contenuta.
Sulla base di queste evidenze quantitative si può concludere – come fa Francesco Daveri nel suo articolo – che un riequilibrio dei rapporti commerciali che la Germania detiene con il resto dell’Europa potrebbe aiutare una maggiore stabilità economica, ma anche una maggiore stabilità politica.
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