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Diamo una possibilità alla Grecia

Gli appelli a favore dell'uscita della Grecia dall'Euro, il cosiddetto "divorzio di velluto", sono miopi e pericolosamente fuorvianti

di Redazione Soldionline 4 giu 2012 ore 12:36

Articolo a cura di William Stormont, Responsabile European equities di Henderson Global Investors

Le prossime elezioni in Grecia sono considerate da molti come nient'altro che un referendum sulla permanenza del Paese nell'Euro. Alcuni sostengono che solo l'uscita della Grecia permetterà all'Eurozona di iniziare il processo di risanamento e ricostruzione, con i membri restanti che potranno unirsi attorno a un nucleo centrale di paesi responsabili e mossi dagli stessi principi. Una tale visione è pericolosamente ottimistica e potrebbe far precipitare il sistema verso quel disastro che esso stesso cerca di evitare.

La contraddizione alla base delle richieste greche di abbandonare l'austerità è il fatto che l'80% dei greci intendono mantenere la moneta unica, un numero molto più elevato rispetto a chi ha intenzione di votare il Syriza, il partito in testa ai sondaggi e aperto oppositore dell'attuale programma di austerità. Alexis Tsipras, leader del Syriza, deve rendersi conto che per quanto l'Europa possa soffrire dell'uscita della Grecia, quest'ultima certo ne soffrirebbe molto di più. Tsipras non sarà in grado di abbandonare l'austerità e nel contempo mantenere l'Euro, il che significa che, se vuole che l'opinione pubblica lo segua, dovrà scendere a un compromesso sul primo punto.

Nel frattempo, in Germania, il messaggio "austerità uber alles" promosso da Angela Merkel trova il grande sostegno dell'elettorato che ritiene sia la via migliore per prevenire ricadute e per imporre il rigore economico alla Grecia e agli altri paesi del Sud Europa. Concentrata com'è sulle imminenti elezioni del 2013, qualsiasi messaggio che diverga da questa premessa di base è improbabile che possa incontrare il suo favore.


Tuttavia la signora Merkel è consapevole che la Germania ha rappresentato l'aiuto maggiore per un Euro debole e ha molto da perdere in caso di qualsiasi disordine generato da una dipartita della Grecia. Quindi mentre l'insistenza della Merkel sull'austerità sembra sempre più radicale, tanto quanto lo è il rifiuto di Tsipris, potrebbe benissimo esistere una soluzione intermedia tra questi due estremi.

Esordisce Francois Hollande, la cui elezione in Francia sotto il vessillo della crescita potrebbe fornire quel po' di sollievo che tutte le parti stanno cercando. Il desiderio di Hollande di aggiungere il concetto di crescita accanto a quello di austerità all'interno del dibattito Europeo ha incontrato un ampio supporto, con Mario Monti e altri che hanno appoggiato le sue opinioni. Questo cambiamento permette sia alla Merkel che a Tsipris di rivedere quelle che sembrano posizioni non trattabili. Merkel può sostenere di agire assieme ai suoi omologhi dell'Eurozona, mentre Tispris può mostrare all'elettorato greco i risultati della sua presa di posizione.

In “The Proud Tower”, la studiosa di storia Barbara Tuchman si chiede come un evento grave come la Prima Guerra Mondiale possa essere scaturito da un incredibile periodo di progresso tecnologico, sociale ed economico che è quello che l'ha preceduta. Se fosse tra noi, la professoressa Tuchman potrebbe porsi una domanda simile a proposito del destino dell'Euro oggi. Concepita all'indomani della guerra, in circostanze di pace e prosperità e con lo scopo di prevenire un nuovo conflitto, la moneta unica ora minaccia di autodistruggersi e di far tornare il sistema ad una pericolosa instabilità politica e economica. Gli appelli in favore dell'uscita della Grecia dall'Euro, per un cosiddetto "divorzio di velluto", sono miopi e fuorvianti. Nonostante la loro intransigenza e la frustrante riluttanza a onorare gli impegni presi, mantenere i greci all'interno dell'Eurozona è assolutamente preferibile all'ideazione di una modalità per la loro uscita.

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