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Deflazione? C'è chi dice no

Sull'Europa aleggia davvero lo spettro della deflazione? Secondo l'FMI la probabilità di un tale scenario sarebbe aumentata in queste settimane. Ma c'è chi pensa che non succederà

di Mauro Introzzi 10 feb 2014 ore 13:50
In queste settimane è in atto un certo dibattito sul pericolo che in Europa si possa cadere in un prolungato periodo di deflazione. Da una parte grandi istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale hanno indicato che la probabilità di un tale scenario sarebbe aumentata, dall'altro ci sono esponenti di spicco, come il Governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, che gettano acqua sul fuoco.

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Ma cosa ne pensano gli addetti ai lavori? In queste ore abbiamo avuto la possibilità di raccogliere il parere di due economisti, concordi nel ritenere che la brusca frenata dell'inflazione non si trasformerà in deflazione a lungo termine.

logo-kempen-capital-managementDEFLAZIONE: COSA NE PENSA DE VRIES (KEMPEN CAPITAL MANAGEMENT)
Secondo William de Vries, Head of Core Fixed Income di Kempen Capital Management "la bassa inflazione globale non è una sorpresa. Anche se ci sono alcuni segnali di ripresa economica nella zona euro, la domanda interna è ancora debole. Inoltre, a causa dell'euro forte e del calo dei prezzi delle materie prime, i prezzi delle importazioni sono in ribasso. Anche i prezzi dell'energia elettrica sono bassi su scala mondiale".

Il responsabile del reddito fisso di Kempen Capital Management indica che:
Nel 2014 non ci aspettiamo che l'inflazione aumenti bruscamente. I gap tra i valori attuali del PIL e della disoccupazione e quelli di lungo periodo sono ancora ampi, mettendo pressioni al ribasso sull'inflazione. Né ci aspettiamo inflazione negativa nel 2014, anche se questo non può essere evitato per alcune economie periferiche. La politica espansiva delle banche centrali di tutto il mondo ha come obiettivo quello di mantenere il costo del servizio del debito basso e incoraggiare gli investimenti e i consumi. Combinati, questi fattori forniscono la spinta inflazionistica necessaria in un mondo deflazionistico. Se necessario, la BCE applicherà metodi meno convenzionali.
A lungo termine ci aspettiamo un'accelerazione della crescita economica nella zona euro, come nel resto del mondo. La crescita economica in Nord Europa sta lentamente guadagnando slancio e vi è una crescente evidenza che l'Europa meridionale può sfuggire alla trappola del debito. Si incominciano a vedere i primi risultati delle riforme strutturali in Europa meridionale e ci aspettiamo sviluppi positivi in futuro. Il minore grado di lassismo spingerà i prezzi al rialzo. Tuttavia, i cambiamenti prodotti dagli aumenti del tasso di dipendenza agiscono come forza deflazionistica nel lungo periodo. Inoltre, il processo di adeguamento per quanto riguarda la riduzione della leva finanziaria globale e gli squilibri globali tra paesi creditori e debitori è in miglioramento, ma non troppo.
L'economista ha poi esteso la sua analisi:
Su scala globale, i rischi “tail” sono ancora più ampi di quelli del periodo pre-crisi. Ma il terreno sotto i nostri piedi sta diventando sempre più stabile. Ciò non vuol dire che questa incertezza non abbia alcun impatto. Negli ultimi anni il prezzo che abbiamo pagato per questa incertezza è stato una minore crescita economica. Specialmente nell'Eurozona, questo scenario permarrà anche nei prossimi anni.
de Vies conclude indicando che:
La nostra conclusione è che nel recente dibattito sulla futura inflazione, i timori di deflazione a lungo termine siano esagerati. Anche se l'inflazione può rimanere bassa e, in alcuni paesi, persino scendere sotto lo zero per un certo periodo, non ci aspettiamo che questo si trasformi in un periodo di deflazione prolungato.
ubp-logoDEFLAZIONE: COSA NE PENSA GAUTRY (UBP)
Nessun rischio di deflazione per l'eurozona anche secondo Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée – UBP. Per l'economista "la crescita globale, trainata dagli Stati Uniti e dalla Germania, è ripartita e non dovrebbe deragliare. Il calo dei prezzi osservato a inizio anno segnala una discrepanza tra l’inflazione e il ciclo dell’attività economica. Paradossalmente, i paesi dove la crescita sta accelerando hanno un’inflazione che sta rallentando (paesi sviluppati), mentre quei paesi dove la crescita si sta moderando, hanno un’inflazione resistente o in rialzo (paesi emergenti). 
Le valute, i prezzi delle materie prime e i salari, insieme a un processo di forte deleverage da parte degli Stati e delle famiglie, hanno contribuito a generare un sostenuto calo dell’inflazione, soprattutto nei paesi sviluppati. Tale processo ha richiesto tempo per entrare a regime, tanto che tra il 2008 e il 2011 l’inflazione era troppo elevata rispetto all’evoluzione della domanda del mondo sviluppato".

Sul futuro Gautry ritiene che:
A partire dal 2015 dovremmo assistere a una risincronizzazione del rapporto crescita/inflazione.  Oggi, i timori riguardo alla deflazione sono inappropriati, dato che nei paesi sviluppati sono state messe in campo tutte le forze necessarie a reinserire l’inflazione all’interno dei circuiti dell’economia.
Inoltre, il credito mostra segnali di ripresa negli Stati Uniti e in Europa: le politiche monetarie attuate dopo la crisi iniziano a dare i propri frutti, ma con tempistiche più o meno lunghe. La strategia è comunque corretta e le Banche centrali non sono né folli né irresponsabili. La BCE ha ancora a disposizione diverse armi (un ulteriore abbassamento dei tassi o iniezioni di liquidità sono ancora possibili): l’Istituto di Francoforte le utilizzerà per consolidare l’attuale ripresa economica e soprattutto quella del credito, ma continuerà a non includere il rischio di deflazione dal suo scenario base, cosa che ci sembra totalmente giustificata.
E conclude indicando che:
Insomma, per l’Eurozona non si può parlare di deflazione, ma solo di un forte calo dell’inflazione che porterà ancora una leggera diminuzione dei prezzi nei prossimi rilevamenti statistici. Nel secondo trimestre, ci scorderemo il rischio di deflazione nei paesi sviluppati e più probabilmente a preoccupare i trader saranno gli aumenti salariali in alcuni settori manifatturieri.
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