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Dalle origini al New Deal

Cinque puntate su un tema chiave storico: lo Stato deve essere un ‘guardiano notturno' o interventista? Analizziamo le diverse teorie, per vedere se si può raggiungere un virtuoso compromesso. Nella prima puntata: dalle origini al New Deal Rooseveltiano

di La redazione di Soldionline 21 mag 2008 ore 15:45

Finalmente propongo anch'io l'analisi di un tema a puntate. È un argomento che crea divisioni al limite del litigio sia tra gli economisti ‘alti' sia nella nostra vita quotidiana. Analizziamo, perciò, il Welfare State in cinque puntate. Sperando che i graditi commenti siano pacati!

Di seguito il work plan che mi propongo per le prossime settimane:

  1. Dalle origini al New Deal rooseveltiano;
  2. Dal New Deal al dibattito sui diversi sistemi di Welfare;
  3. Il Welfare State nei diversi paesi tra virtù e crisi;
  4. Quarta puntata: Il dibattito ideale: i classici, Keynes, Hayek, Schumpeter;
  5. Quinta puntata: Focus: il modello sociale scandinavo.

... Ma, bando alle ciance e, come dice Orazio, entriamo in medias res.

Che ruolo deve avere lo Stato Nazione nella promozione della crescita economica? Ma soprattutto: lo Stato Nazione deve avere un ruolo?

Lo Stato di Welfare si propone come antitetico rispetto alla visione dello Stato minimo, allo Stato ‘gendarme', allo Stato ‘guardiano notturno'. Il Welfare State viene visto come la concezione che assegna allo Stato il dovere di giocare un ruolo attivo nella promozione della crescita economica, di fornire una protezione sociale ai cittadini e di correggere le ingiustizie sociali potenzialmente derivanti dall'economia di mercato.

Il dibattito originale sul Welfare State diparte da questa domanda fondamentale: la gestione economica della società dev'essere rimessa al mercato stesso ovvero dobbiamo creare delle istituzioni che limitino derive pericolose del mercato? Si può affermare che la storia del ruolo dello Stato in economia dalla rivoluzione industriale sia un lento passaggio da uno Stato ‘gendarme' a uno Stato ‘del benessere' (Welfare). Salvo poi i momenti di crisi evidente nei quali la ‘mano visibile' dello Stato ha cominciato ad essere contestata.

Il 1601 segna la data d'inizio di una legislazione sociale in Gran Bretagna, laddove i Poor Law Acts si fanno carico dell'assistenza ai poveri, ai disoccupati ed ai diseredati. Il regno di Elisabetta I si contraddistingue per la palmare volontà di assegnare un lavoro a chi ne è privo. Vengono qui create le prime workhouse, opifici dove i poveri ricevevano vitto e alloggio in cambio del proprio lavoro. In breve tempo, tuttavia, questa misura di solidarietà nazionale si trasformò in un ‘deposito di miseria' e in cui venivano impiegati anche i bambini (pensiamo alla descrizione di Dickens nell'Oliver Twist. Per questa questione rimando anche al mio articolo sul Social Dumping).

A partire dall'impero di Napoleone III, in Francia, numerosi repubblicani francesi iniziano a criticare la filosofia individualista di talune leggi (come la legge Le Chapelier del 1791 che impedisce la formazione di sindacati: ‘tra l'individuo e lo Stato non deve esserci nulla') e preconizzano uno Stato ‘sociale' che si preoccupi dell'interesse di ciascun cittadino come alla base dell'interesse generale. Nel 1864 sarà il deputato moderato Emile Ollivier a inaugurare il concetto di Stato ‘previdente' (Etat-providence), scagliandosi contro l'incapacità di Napoleone III di far fronte alle problematiche sociali francesi. Intanto, verso il 1870 è il cancelliere tedesco Otto von Bismarck a strutturare un sistema sociale ‘di Stato' (Wohlfahrtsstaat). Dopotutto il cancelliere ‘conservatore che puzzava di sangue' doveva pur giustificare con delle azioni redistributive e sociali il fatto di avere aspramente combattuto la presenza dei partiti socialisti e cristiano-democratici, dal marcato afflato sociale, durante i primi anni della formazione statuale tedesca (celebre la distinzione tra i partiti ‘fedeli allo Stato' e quelli ‘nemici dello Stato'). Nelle sue Memorie Bismarck dirà che lo Stato ‘si preoccuperà del benessere dell'individuo'.

A partire dalla fine dell'Ottocento compare in Francia una legislazione sull'educazione che pone per la prima volta dei paletti particolarmente restrittivi riguardo al lavoro infantile. Nel 1887 vengono create le prime abitazioni a buon mercato. Dal 1889 il Presidente del Consiglio italiano Francesco Crispi dà l'avvio ad un'intensa attività riformatrice con notevoli innovazioni nel settore della sanità pubblica. Si dovranno attendere i primi del Novecento col secondo dicastero di Giovanni Giolitti (1903) per notare innovazioni importanti nel sistema assicurativo, previdenziale e scolastico italiano.  Anche la Gran Bretagna migliora la sua legislazione sociale con delle leggi sulla povertà (1908) e sulla previdenza ed assicurazione per gli agricoltori (1911).

La Prima Guerra Mondiale fa riferimento ad un progressivo aumento del ruolo dello Stato nella sfera economica e ad uno Stato che si comincia a preoccupare di chi ha combattuto per la sua difesa. Ma la fede nel meccanismo autoregolatore del mercato rimane intatta fino alla Grande Crisi del '29, laddove le nuove idee di Keynes rimettono in causa i dogmi liberali. Keynes richiede allo Stato ‘misure in grado di ristabilire gli equilibri fondamentali'. Ecco allora che, negli Stati Uniti, le masse iniziano la loro protesta contro il presidente repubblicano Hoover (Mister Donothing) e Franklin Delano Roosevelt giunge alla Casa Bianca con le sue misure altamente interventiste. Era cominciata l'età del New Deal...

Appuntamento alla prossima, allora

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