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Da nuove generazioni sì a smart working, ma con autonomia e flessibilità

Per poter imparare è fondamentale il confronto spontaneo e la possibilità di lavorare vicino ai manager e colleghi più esperti. I risultati della ricerca di OneDay

di Redazione Soldionline 25 set 2020 ore 14:24

A cura di Labitalia/Adnkronos


smartworking

Le nuove generazioni sono entusiaste dello smart working, ma non nella sua accezione di lavoro da remoto. Per i giovanissimi smart working deve fare rima con autonomia e flessibilità, ovvero le caratteristiche fondamentali della loro azienda dei sogni. Non vogliono perdere il contatto con l’ufficio, a patto che gli spazi vengano ripensati in modo da incentivare la condivisione, la creatività e i momenti di convivialità. I giovani, che spesso ricoprono ruoli più junior all’interno dell’azienda, sono preoccupati per la formazione: per poter imparare è fondamentale il confronto spontaneo e la possibilità di lavorare vicino ai manager e colleghi più esperti. È questa la fotografia scattata da OneDay, il business community builder che mette le nuove generazioni al centro, nell'Osservatorio 'Smart Working: il punto di vista di GenZ e Millennials'.
L’obiettivo dell’osservatorio è restituire uno sguardo completo su come sarà il lavoro del futuro in post-covid, capire le aspettative dei giovani lavoratori e interpretare il pensiero delle aziende che li assumeranno, provando così a ridurre quel gap che troppo spesso fa sì che i giovani talenti non trovino il loro posto nel mondo del lavoro.

"Abbiamo pensato di creare un Osservatorio sul tema dello Smart Working perchè ci siamo accorti che nell’enorme dibattito tra professionisti mancava l’opinione di coloro che saranno i lavoratori si domani", commenta Gaia Marzo, corporate brand director di OneDay.
"Abbiamo coinvolto i pilastri del nostro business, ovvero le community, con cui quotidianamente entriamo in contatto e grazie alle quali siamo in grado di avere uno spaccato sempre aggiornato sui temi che riguardano le nuove generazioni", spiega Marzo.
OneDay ha indagato il pensiero sui cambiamenti del mondo del lavoro, grazie al contributo di chi questo cambiamento lo sta vivendo da protagonista e a un sondaggio cui hanno risposto oltre 2 mila giovanissimi (tra studenti, lavoratori e in cerca di nuove opportunità). I risultati sono stati raccolto in un paper diviso in due parti: analisi quantitativa e qualitativa delle risposte, arricchita dai preziosi contributi di professionisti che tutti i giorni e nei più svariati modi si occupano di giovani e lavoro. E poi case history di tre top aziende e brand che hanno raccontato il loro punto di vista sul tema da angolature differenti.

Secondo la ricerca il 50% dei giovani intervistati è entusiasta dello smart working, circa il 40% ha invece un’opinione più complessa e crede che sia una buona possibilità ma rigorosamente da affiancare al lavoro e alla formazione in ufficio. Sono i dati che riguardano il luogo di lavoro a sorprendere: il 72% dei rispondenti non vuole rinunciare all’ufficio, a patto che la sua funzione venga rivista. Deve essere un luogo in grado di promuovere la creatività, un approccio informale, la convivialità e il confronto. Sembra contrastare con questo dato l’opinione sul full remote, con il 60% che dichiara di voler lavorare da remoto.

Approfondendo però si evincono due insight interessanti: chi vorrebbe lavorare da remoto è perchè non lo ha forzatamente provato durante il lockdown, ovvero studenti (quasi il 60%) e inoccupati (75%) e la percentuale di chi lo farebbe si alza proporzionalmente al crescere dell’età. Questo perché i più giovani sono preoccupati per la formazione, e sono convinti che per imparare sia più efficace lavorare dal vivo. Opinione contrastante soprattutto quella degli studenti (che quindi non hanno provato lo smart working forzato), il 65% di essi infatti dichiara che sia possibile anche crescere e imparare da remoto, abituati forse in lockdown con la didattica a distanza.

Infine, full remote per i giovani non significa lavorare da casa, bensì “da ovunque”, e quindi al mare o al parco. Per la metà dei rispondenti lo smart working però non è il driver per la scelta dell’azienda dei sogni, tanto che il 75% non rinuncerebbe a una parte di stipendio per avere la possibilità di lavorare da remoto. È fondamentale per i giovani lavoratori godere di autonomia e di orari flessibili (lo ha detto il 70%!), le caratteristiche più importanti per un’azienda a misura di nuove generazioni.
"Questi risultati ci dimostrano che i giovani sono maturi e si preoccupano per il loro futuro. Sono consapevoli che imparare da remoto sia difficile, proprio perché viene meno il processo di formazione basato sulla condivisione e il confronto con altri team member e i propri leader. Il mondo del lavoro sta cambiando, e i giovani per attitudine e per qualità di stimoli se ne sono accorti da un pezzo. Le aziende se vogliono continuare ad essere attrattive devo evolversi per stare al passo coi tempi", dichiara Betty Pagnin, p&c director di OneDay.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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