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Crescita globale al di sotto del potenziale fino al 2018

Siamo ormai a metà di una fase decennale, caratterizzata da inflazione volatile ed espansione limitata, cioè una crescita zero comunque positiva, ma al di sotto del potenziale produttivo

di Redazione Soldionline 14 feb 2013 ore 16:42

Articolo a cura di Stuart Thomson, Chief Economist di Ignis Asset Management

Siamo ormai a metà di una fase decennale, caratterizzata da inflazione volatile ed espansione limitata, cioè una crescita zero comunque positiva, ma al di sotto del potenziale produttivo. La crescita globale manterrà questo trend almeno fino al 2018, anche se l’economia sarà più vicina alla piena potenzialità produttiva, seguendo il deleveraging e le politiche monetarie ultra-accomodanti delle banche centrali.

Il consensus sugli Stati Uniti è troppo pessimista
Nel corso dell’ultimo periodo si è registrato un netto miglioramento delle aspettative per l'economia mondiale, con attese di ricadute positive sui dati dei prossimi due mesi. Per quanto riguarda l'economia degli Stati Uniti, nel 2013 si prevede una crescita dell’1,9%, con un tasso di disoccupazione medio che dovrebbe attestarsi intorno al 7,7%. Si prevede anche un'accelerazione costante per tutto l'anno, anche se i dati sul primo trimestre saranno attenuati dal fiscal cliff e da una politica fiscale più restrittiva. Secondo noi questo scenario è eccessivamente pessimista.
Le previsioni di consenso dovrebbero risalire al 2,6% in pochi mesi, in linea con la view rialzista secondo cui la crescita annua nella seconda metà del 2013 arriverà al 3%. Le previsioni riguardanti un’accelerazione regolare nel corso dell'anno portano a pronosticare il raggiungimento della “velocità di fuga” nel 2014 – con il primo rialzo dei tassi che dovrebbe arrivare un anno prima rispetto alle indicazioni della FED.

L’impatto delle operazioni di stimolo giapponesi
Secondo le stime degli analisti, le economie emergenti, guidate da Cina e Brasile, dovrebbero tornare al loro potenziale produttivo nel corso del 2013, lasciando l'Europa come fanalino di coda. Aumento della liquidità, differimento degli obiettivi di disavanzo e minaccia di un acquisto massiccio di titoli di Stato della zona euro da parte del Giappone, rischiano poi di portare a una presa di rendimento man mano che le previsioni sul rischio sistemico si ridurranno.
Le operazioni di stimolo da parte del Giappone potranno inoltre spingere il consensus verso l’ipotesi di una crescita più decisa del Giappone e perfino di una maggiore liquidità a livello globale.
Questo porta a stimare per l’Europa una crescita piatta, sostenuta da un progresso modesto nel corso dell'anno. In assenza di rischi sistemici concreti, i mercati sono pronti ad andare avanti, relegando l'Europa a un livello di crescita regionale insufficiente. Il Regno Unito continua a essere vincolato dalle preoccupazioni per l'Europa, ma l'attività sarà sostenuta da una serie di fattori straordinari nei primi mesi del 2013.


Il tasso di disoccupazione USA
Le stime sulla disoccupazione definiranno le prospettive di mercato per i prossimi mesi. L'economia americana non riuscirà a raggiungere la velocità di fuga nel 2013 e 2014, con l'economia reale in crescita del 2,5% in entrambi gli anni. Una differenza importante è che secondo me questa crescita sarà più equamente distribuita con il primo semestre dell'anno che si rivelerà molto più forte delle previsioni. Gli indicatori di fiducia sono stati frenati dal fiscal cliff, ma l'attività sottostante ha continuato a migliorare e dovrebbe rivelarsi nel corso dei prossimi mesi. La Fed ha enfatizzato il tasso di disoccupazione come una misura politica per il prossimo futuro. La Banca Centrale ipotizza di non alzare i tassi fino a che il tasso di disoccupazione non raggiungerà il 6,5%.
Tuttavia, il tasso di disoccupazione è già sceso dell’1,7% nel corso del 2012 e dubito che questo ritmo rallenti così rapidamente da soddisfare le previsioni della banca centrale. Infatti, se si proietta l’andamento del recente calo sui primi mesi del 2013, il tasso di disoccupazione si attesterà al 7,0% verso la metà dell'anno. Ciò aumenterà la pressione sulla Fed verso la fine del quarto trimestre e dovrebbe portare a tassi forward più elevati già in primavera ed estate. Tutto ciò, insieme all’apprezzamento del dollaro nei confronti di yen ed euro, agirà come un vincolo sull'attività economica nel corso dell'anno.

Deleveraging e austerità                       
Le caratteristiche di questo periodo di inflazione volatile e bassa crescita si confermano essere una riduzione dell’indebitamento e misure di austerità. Questi freni sono bilanciati da tassi di interesse ultrabassi e politica monetaria espansiva. La storia dimostra che dopo un grave tracollo finanziario, si verifica un lungo periodo di deleveraging che porta a una crescita debole e volatile. Il deleveraging è ancora un fattore importante, ma il miglioramento delle condizioni finanziarie nel corso degli ultimi mesi nel Regno Unito e in Europa attenuerà la riduzione dell’indebitamento. Inizialmente il deterioramento dell'economia europea non sarà così grave come previsto. E migliori condizioni finanziarie nel Regno Unito porteranno a una crescita più rapida nella prima metà dell'anno. L’austerità fiscale è parte del trend di deleveraging, e il suo impatto dipende dalla combinazione tra entrate e spese così come dalla riduzione dell’indebitamento nel resto dell'economia.

Ridelineare il disavanzo in Europa
I governi in Europa stanno cercando di rimodellare i propri disavanzi deficit di bilancio. E’ probabile che alla Francia sarà concessa una proroga di un anno per raggiungere il suo obiettivo di riduzione del disavanzo, mentre a Spagna e Portogallo dovrebbero essere concessi altri due anni. Allo stesso modo, l'Irlanda dovrebbe rinegoziare il suo “pagherò”. Questo riduce, ma non elimina, il paradosso della parsimonia, e significa che la crescita europea sarà probabilmente di poco inferiore allo zero. La fiducia dovrebbe migliorare nei prossimi mesi; comunque un sentiment migliorato potrà essere accompagnato da un apprezzamento dell'euro nei confronti di yen e dollaro USA. Questo ridurrà la competitività della regione, smorzando le speranze di crescita regionale nel secondo semestre dell'anno.


Espansione USA

La maggiore riduzione dell’indebitamento si è già registrata negli USA dove vediamo il maggior potenziale per un’espansione. Il programma di acquisto massiccio di MBS e Treasury da parte della Fed è stato pensato per ridurre i costi del debito e favorire un nuovo indebitamento dei consumatori e del mercato immobiliare USA. I costi dell’indebitamento sono diminuiti in maniera massiccia e la riduzione del risparmio dovuto a una ripresa del mercato immobiliare dovrebbe compensare la stretta fiscale durante il primo semestre dell'anno. Questo dimostra l'importanza di bassi tassi di interesse e dei programmi di acquisto della banca centrale nel ridurre l'impatto del deleveraging, e suggerisce come l'economia statunitense, relativamente a situazioni più deteriorate, rimanga comunque il miglior “ronzino” in circolazione per il 2013.

Nuovo governo giapponese ha deciso di indebolire lo yen
Il nuovo premier giapponese si è convertito alla necessità di un massiccio intervento della banca centrale e di stimoli attraverso la svalutazione della moneta. Il governo ha stabilito un obiettivo fisso del 2% per l'inflazione, attualmente pari a -0,2% e mira a raggiungere questo obiettivo attraverso la nomina dei membri più accomodanti nel Policy Committee della Bank of Japan. Il governo potrebbe inoltre modificare le regole della BoJ, acquistando titoli di Stato cinquantennali o titoli governativi europei, in caso lo yen non si indebolisse in linea con le aspettative. Noi crediamo che lo yen riuscirà a scendere al massimo a un rapporto di 100 yen per un dollaro Usa. Un calo oltre questa soglia sarebbe ostacolato poiché fornirebbe un eccessivo vantaggio competitivo alle imprese giapponesi.

L’economia cinese tornerà a crescere a un tasso superiore all’8%? Noi diciamo no
La Cina è stata colpita marginalmente all'indebolimento dello yen a causa dell'impatto del recente boicottaggio verso i prodotti giapponesi. C'è stato inoltre un miglioramento dell'attività domestica grazie alla ricostituzione delle scorte, a condizioni del credito più accomodanti e all’aumento degli investimenti. Questo ha spinto positivamente le previsioni secondo cui le autorità sarebbero riuscite di nuovo a gestire con successo un soft landing per l'economia e che l’economia è quindi pronta a tornare a un ritmo di crescita superiore all’8% nel 2013. Noi non siamo d'accordo. È probabile che l'economia rallenti in primavera a causa dell’attenuarsi della ricostituzione delle scorte e dei tentativi da parte della banca centrale di smorzare la creazione di credito nel timore di prestiti inesigibili. In effetti, ci aspettiamo che la crescita cinese scenda sotto il 7% durante la seconda metà del 2013. Questo contribuirà a frenare i prezzi delle materie prime e delle valute basate sulle commodity durante questo periodo.   

La maggioranza delle banche centrali continueranno con pacchetti di stimolo

L’incremento dell’ottimismo globale sulla ripresa di Stati Uniti ed economie emergenti, potrebbe far aumentare la concorrenza globale per il capitale, portando a più alti tassi forward reali (5y5y) nelle maggiori economie industrializzate. Oltre alla probabile decisione della Fed di interrompere l’acquisto massiccio Treasury, non ci aspettiamo che le altre banche centrali decidano di abbandonare la politica monetaria accomodante. In effetti, è probabile che il Giappone alimenti sostanzialmente la liquidità globale con l’indebolimento dello yen, mentre la BCE, per far fronte alla rivalutazione dell'euro nella prima metà dell'anno, potrebbe spingere i tassi di interesse verso il basso durante l'estate.

Valute
Si prevede che nella prima metà dell'anno lo yen sarà la valuta con la peggior performance a livello globale, mentre l'euro potrebbe esserlo nella seconda metà dell'anno. Per quanto riguarda il dollaro, nel corso del 2013 dovrebbe terminare il lungo periodo ribassista, per lasciare il posto a un periodo rialzista altrettanto lungo.

 

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