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Confindustria: Irpef come Frankenstein, serve riforma a tutto tondo

Ridisegnare progressività, ok sistema ad aliquote e scaglioni ma ridurre ampiezza “salti” aliquota

di Redazione Soldionline 12 feb 2021 ore 14:17

A cura di Labitalia/Adnkronos


italia-soldi"L'Irpef, l’imposta principale del nostro ordinamento, sembra uscita dal bisturi del Dr. Frankenstein: parti estranee e incoerenti, tenute l’una all’altra solo dal filo ideale di tassare il reddito personale. Ma serve una riforma a tutto tondo, è l’intero sistema fiscale che ne ha bisogno". E' un giudizio senza appello quello che Emanuele Orsini, vicepresidente di Confindustria, emette nel corso dell'audizione alla Camera che ha avviato una indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario.

Una riforma a cui non si può mettere mano frettolosamente, "ci vuole un metodo, ci vuole tempo, le riforme non si fanno con la decretazione d’urgenza. Serve un processo strutturato che, se necessario, vada oltre il colore dei governi e le scadenze di legislatura", dice, e che necessita di risorse. "Oggi ammontano, in media, a soli 2 miliardi l’anno nel 2022 e 2023. Sono risorse esigue. Recuperarle dall’evasione va bene, ma non offre garanzie. Servirà rimodulare il prelievo nelle imposte e tra le imposte del sistema fiscale", prosegue. E poi le eccezioni: "Troppe, i regimi sostitutivi vanno valutati uno ad uno e quelli che intendiamo mantenere vanno almeno coordinati col regime normale", indica ancora ricordando come l''Irpef copra per lo più dipendenti e pensionati: due categorie che insieme fanno l’87% dei contribuenti Irpef che versano circa l’81% dell’imposta totale.

In questo quadro, dunque, serve ridisegnare la progressività, propone Orsini che punta il dito contro le distorsioni dell'attuale sistema che disincentiva l'aumento di reddito: "Per un lavoratore dipendente l’aliquota marginale effettiva sopra i 28 mila euro è di oltre il 31% (quella legale è del 27%). Tra i 35 mila e i 45 mila euro il prelievo effettivo arriva al 61% (a fronte di un’aliquota legale del 38%). Questo sistema è un disincentivo al lavoro e alla produttività", calcola.

Per questo la priorità delle priorità, per Confindustria, è la "regolarizzare dell’andamento delle aliquote effettive". "Alleggerire la pressione sui redditi medi, eliminando i disincentivi ad aumentare il reddito, dai 28 mila euro in su, soglia oltre la quale l’attuale modello produce le distorsioni più ampie ridisegnando i parametri dell’imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e scaglioni, ma riducendo l’ampiezza dei ‘salti’ di aliquota , in particolare tra secondo e terzo scaglione) e applicando le detrazioni decrescenti in maniera più lineare rispetto al reddito (a partire da 28 mila euro)", conclude.

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