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Come investire nell'attuale scenario geopolitico

La correzione di mercato cominciata a metà gennaio alla fine si è risolta molto velocemente negli Stati Uniti, portando l’indice S&P500 a fissare un record storico

di Edoardo Fagnani 4 mar 2014 ore 17:11
Michele De Michelis, responsabile degli investimenti di Frame Asset Management, ha fornito un aggiornamento sull'attuale situazione dei mercati finanziari, in un momento estremamente difficile, con il rischio di una possibile deflagrazione della crisi geopolitica.

De Michelis ha evidenziato che la correzione di mercato cominciata a metà gennaio  alla fine si è risolta molto velocemente negli Stati Uniti, portando l’indice S&P500 a fissare un record storico, nonostante la pubblicazione di dati macroeconomici discordanti. Il responsabile degli investimenti di Frame Asset Management ritiene che la speranza (o forse l'ottimismo) degli operatori rimanga orientato all’operato futuro di Janet Yellen, ovvero che la numero uno della FED non abbassi la guardia in merito alla politica monetaria di stimolo della banca centrale statunitense. A questo proposito, De Michelis ha ricordato che la FED, pur proseguendo nella sua azione di tapering, acquisterà comunque un'ammontare pari al deficit annuale americano solo nel primo semestre 2014.
Parallelamente, secondo il responsabile degli investimenti di Frame Asset Management, il mercato si aspetta azioni ancor più incisive da parte del numero uno della Bank of Japan, Kuroda e vi sono attese per cui la BCE dovrebbe allentare ulteriormente la sua politica monetaria, tagliando i tassi e/o fornendo ulteriore liquidità al sistema bancario dell'Eurozona. "Draghi durante il suo ultimo discorso ha chiaramente fatto capire di essere pronto ad azioni non convenzionali qualora il rischio di deflazione si dovesse ulteriormente concretizzare", ha segnalato De Michelis, che ha aggiunto "per alcuni aspetti questo contesto ricorda quello del Giappone del 1994-1997, quando il paese del Sol Levante registrò una bassa inflazione prima che la crisi del Sud-est asiatico lo spingesse in una deflazione ventennale".

previsioni_1Secondo il responsabile degli investimenti di Frame Asset Management se si decide di avere fiducia nei banchieri centrali, occorre pensare che questo sforzo congiunto non abbia come conseguenza un ritorno massiccio dell'inflazione. Il consiglio di De Michelis rimane quello sfruttare questa pioggia eccezionale (bassissima inflazione) per stipare grandi serbatoi d'acqua utili a fronteggiare una siccità estiva che inevitabilmente arriverà. "L'inflazione, una volta riaccesa, brucerà come la calura estiva sia il valore reale dei debiti a tasso fisso (tramutandosi perciò in una vera e propria manna per l'indebitamento degli Stati) che il valore delle azioni di quelle aziende che avranno perso il pricing power ovvero la capacità di adeguare i prezzi all'aumentare del costo della vita", ha evidenziato lo strategist.
De Michelis ha ricordato in Giappone l’obiettivo dichiarato è quello di portare l'inflazione al 2 % ed è convinto che non si fermino proprio ora che si trovano a metà strada perché l’intera operazione altrimenti non avrebbe alcun senso.

Tra alti e bassi, lo yen sembra puntare verso quota 115-120 contro dollaro e, anche se nel breve la bilancia commerciale non pare confermare gli sforzi di Abe, prima o poi l'economia giapponese, sfruttando il vantaggio competitivo di una valuta debole, tornerà ad esportare più di quanto non importi in questo momento, fornendo pertanto grande impulso alle sue aziende. A questo proposito De Michelis ha evidenziato che la pubblicazione dei risultati finali relativi al 2013 ha confermato che i prezzi in Borsa delle azioni giapponesi sono saliti proprio grazie alla crescita reale degli utili, che dovrebbe anche essere la motivazione principale cui guardare quando si comprano i titoli di una società quotata. Quindi nessuna bolla o rerating, ma soldi veri.

Sulla base di queste considerazioni lo strategist ha confermato la propria asset allocation, avendo tuttavia l’accortezza di puntare uno specchietto retrovisore in direzione dei diversi scenari che potrebbero aprirsi in base all’avverarsi o meno di determinati shock geopolitici.
A livello settoriale, dopo aver cavalcato il settore biotech, De Michelis ha notato un risveglio interessante in uno dei settori consigliati a inizio anno, ovvero l'oro, ma soprattutto i gold miners. Quest'ultima asset class, dopo essere stata abbondantemente trascurata negli ultimi anni, con uno sconto record rispetto all'oro fisico mai toccato, ha visto registrare ottime performance negli ultimi 2-3 mesi, segno forse di una inversione di tendenza. Il consiglio dello strategist, quindi, è di tenerne una piccola percentuale (tra il 3 e il 5 % a seconda del grado di rischio) utilizzando sempre la stessa regola (che tra l'altro viene messa in pratica anche da alcuni degli  investitori istituzionali più grandi al mondo come il fondo sovrano norvegese) di ricomprare sulle debolezze e ridurre sui rally.
Per quanto riguarda l’esposizione valutaria, De Michelis ritiene che il dollaro sia da mantenere (intorno al 10-15% in portafoglio) in quanto, considerato il fatto che qualche banchiere all'interno del FOMC stia già sussurrando di rialzare i tassi mentre la BCE si trova ancora all'inizio del suo eventuale processo di Quantitative Easing e stimolo dell’economia, non trova giustificazioni su quali prospettive l’euro possa ancora mantenersi su questi livelli.
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