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Bce: peggiora disavanzo in Eurozona, pesa la manovra italiana

Le considerazioni dell'istituto di Francoforte nel Bollettino mensile.

di Redazione Soldionline 27 dic 2018 ore 14:25

A cura di Labitalia/Adnkronos

 

bce-sede"Le prospettive relative al disavanzo delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro per i prossimi due anni sono peggiorate” rispetto all’esercizio dello scorso settembre. E' quanto indica la Bce nel suo bollettino mensile, precisando che “il più elevato disavanzo è in parte il risultato di un notevole peggioramento del saldo di bilancio previsto in Italia, in seguito all’espansione fiscale inserita nei documenti programmatici di bilancio che violerebbe gli impegni presi nell’ambito del Patto di stabilità e crescita". "Per l’area dell’euro, tale peggioramento si riflette in un lieve aumento della spesa primaria e una più ridotta componente ciclica", aggiunge l'istituto guidato da Mario Draghi.

Secondo la Bce, “è particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti" rispetto al Patto di stabilità e crescita "si riscontri in Italia, un paese in cui il rapporto tra debito pubblico e Pil è notevolmente elevato". La Bce indica come "necessario" il proseguimento "degli sforzi di risanamento delle finanze pubbliche nel pieno rispetto del Psc”. “In particolare, nel caso dei paesi con elevati livelli di debito, sono indispensabili ulteriori sforzi di consolidamento per imprimere all’incidenza del debito una solida dinamica discendente, poiché il forte indebitamento rende tali Stati vulnerabili a eventuali futuri episodi di flessione economica o di instabilità dei mercati finanziari", sottolinea.

Come ribadisce l'istituto di Francoforte, "desta preoccupazione il fatto che la conformità al patto di stabilità è più debole nei Paesi più vulnerabili agli shock”. “In effetti, secondo le proiezioni della Commissione europea, la maggior parte dei paesi che non hanno ancora conseguito posizioni di bilancio solide - prosegue - è venuta meno agli impegni assunti nell’ambito del Psc nel 2018 ed è a rischio di mancata conformità anche per il 2019". Secondo la Bce, comunque, il calo del rapporto tra debito e Pil per l’aggregato dell’area dell’euro dovrebbe proseguire. Secondo le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti dell’Eurosistema a dicembre, il rapporto tra debito aggregato delle amministrazioni pubbliche e Pil per l’area dell’euro dovrebbe scendere dall’86,8% del 20176 al 79,0% nel 2021.

"La prospettata riduzione del debito pubblico - spiega la Bce - è sostenuta sia dai differenziali negativi fra tassi di interesse e tassi crescita, sia dagli avanzi primari. I raccordi disavanzo-debito dovrebbero compensare alcuni di questi effetti. Nell’orizzonte di proiezione, il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrebbe ridursi o stabilizzarsi sostanzialmente in tutti i paesi dell’area, sebbene in alcuni di questi sia previsto che continui a superare ampiamente il valore di riferimento del 60% del Pil. Rispetto all’esercizio dello scorso settembre, il calo del rapporto tra debito e Pil per l’aggregato dell’area dell’euro dovrebbe essere lievemente più contenuto a causa del più debole andamento dell’avanzo primario", aggiunge Eurotower.

 

La Banca centrale europea rivede, quindi, "leggermente" al ribasso le stime diffuse a settembre di crescita dell'economia per il 2018 e per il 2019 nell'Eurozona. Secondo l'istituto di Francoforte il Pil aumenterà dell'1,9% quest'anno e dell'1,7% il prossimo. Quanto al 2020, la crescita stimata dalla Bce dovrebbe attestarsi a +1,7%, mentre nel 2021 a +1,5%. E' quanto si legge nel bollettino mensile diffuso dall'Eurotower. "I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro si possono tuttora ritenere sostanzialmente bilanciati. Nondimeno, nel complesso i rischi si stanno orientando al ribasso per effetto delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari", scrive ancora la Bce.

"I differenziali di rendimento dei titoli di Stato dell’area dell’euro si sono mantenuti sostanzialmente stabili, a eccezione di quelli italiani che hanno evidenziato una notevole volatilità", scrive ancora la Bce nel suo ultimo bollettino economico del 2018. "Sebbene le aspettative sugli utili societari restino solide, la loro lieve revisione al ribasso, sommata alla rivalutazione del rischio, ha fatto scendere le quotazioni azionarie e obbligazionarie delle società dell’area dell’euro. Sui mercati dei cambi, l’euro si è sostanzialmente indebolito su base ponderata per l’interscambio", aggiunge.

Per la Bce, l'attività economica mondiale dovrebbe subire una decelerazione nel 2019 e mantenersi successivamente stabile. Con il ridursi della capacità produttiva inutilizzata, le spinte inflazionistiche a livello mondiale dovrebbero lentamente aumentare. Nel Bollettino economico, l'ultimo del 2018, nel quale si legge che "la maturazione del ciclo economico mondiale, il venir meno del sostegno fornito dalle politiche nelle economie avanzate e l’impatto delle tensioni sui dazi tra Stati Uniti e Cina gravano sull’attività mondiale".

"Pur continuando a evidenziare una buona tenuta, l’attività economica mondiale - scrive la Banca centrale europea - è divenuta più disomogenea e mostra segnali di moderazione della propria dinamica". Inoltre, spiega l'istituto di Francoforte, "la crescita dell’interscambio mondiale ha registrato un lieve rallentamento e sono aumentate le incertezze riguardanti le future relazioni commerciali. Al contempo, pur mantenendosi accomodanti nelle economie avanzate, le condizioni finanziarie si sono irrigidite in alcuni mercati emergenti".

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