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Bankitalia: da lavoro remoto effetti positivi per privati e imprese, più limiti in Pa

Analisi contenuta in tre paper che hanno analizzato lo smart working nel settore del lavoro privato, nelle imprese private e nelle amministrazioni pubbliche

di Redazione Soldionline 22 gen 2021 ore 14:48

A cura di Labitalia/Adnkronos


smartworkingL'utilizzo del lavoro remoto in Italia in piena emergenza pandemica ha dato risultati differenti: se infatti ha portato a effetti positivi rilevanti per i lavoratori privati e per le imprese, nella Pubblica amministrazione questi sono stati più limitati e legati ad alcune carenze in competenze e investimenti. E' quanto emerge da un'analisi della Banca d'Italia contenuta in tre paper che hanno analizzato il lavoro da remoto, per l'appunto, nel settore del lavoro privato, nelle imprese private e nelle amministrazioni pubbliche. Secondo quanto emerge dal primo di questi documenti, gli effetti dello smartworking sui lavoratori e sulle imprese del settore privato "sarebbero positivi, in quanto sono stati preservati livelli salariali e occupazione". Il lavoro agile avrebbe contribuito a limitare le conseguenze negative della pandemia sulla domanda aggregata e sull’occupazione". Da quanto analizzato dalla Banca d'Italia, nella prima metà del 2020 oltre il 14% dei lavoratori del settore privato non agricolo ha lavorato da remoto, mentre nel 2019 era meno dell’1,5%. L’incremento ha riguardato soprattutto donne, lavoratori di grandi imprese e specifici settori a mansioni più 'telelavorabili', in particolare informazione e comunicazione, nonché attività finanziarie e assicurative.

In media, analizza ancora l'istituto di via Nazionale, i dipendenti in smart working hanno lavorato più ore (6%) e hanno fatto meno ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (Cig) rispetto a quelli che non hanno usufruito del lavoro da remoto. Lo smart working, rileva infine Bankitlalia nel paper, è stato usato più dalle figure manageriali e impiegatizie rispetto agli operai e più dai diplomati e laureati rispetto a chi ha una licenza media o inferiore. Nel paper relativo alle imprese del settore privato si legge come sia "emersa una correlazione positiva, economicamente e statisticamente rilevante, tra il ricorso allo smart working e la quota di lavoratori che lo utilizzano da un lato e la telelavorabilità delle attività, la frazione di occupazione femminile, la retribuzione media e l’adozione di tecnologie cloud dall’altro". Il ricorso allo smart working, spiega ancora la Banca d'Italia, "ha consentito di limitare l’impatto negativo su produzione, fatturato e occupazione delle imprese. Ciò è avvenuto in maniera molto eterogenea, in quanto l’utilizzo del lavoro da remoto dipende da tipo di attività svolta, caratteristiche delle imprese, quali dimensione, dotazioni tecnologiche e infrastrutturali, capitale fisico e umano, esperienza sullo smart working maturata".

Le imprese che utilizzano il lavoro da remoto sono aumentate dal 28,7% del 2019 all’82,3% del 2020. Le differenze tra aree geografiche e settori si sono ridotte rispetto al 2019. L’utilizzo dello smart working, spiega ancora Bankitalia, è aumentato soprattutto tra le imprese più dinamiche e innovative (con retribuzioni medie più alte, con manager più giovani e pratiche manageriali più moderne, appartenenti a gruppi esteri, che investono in tecnologie avanzate e con produttività più alta). Guardando alle pubbliche amministrazioni, infine, come spiega Bankitalia nel terzo paper, "i provvedimenti varati dal Governo per arginare il virus hanno portato a un forte utilizzo del lavoro a distanza nelle amministrazioni pubbliche. La percentuale di lavoratori che hanno lavorato da casa almeno una volta a settimana è passata dal 2,4% del 2019 al 33% del II trimestre 2020. A usufruire di più del lavoro da remoto sono state le donne e i lavoratori più istruiti". Ma, aggiungono da via Nazionale, "l’uso dello smart working è stato limitato però da diversi fattori". C'è infatti "un limite 'naturale' alla telelavorabilità di alcune funzioni del settore pubblico e un limite legato a ridotte competenze del personale, mentre gli investimenti in dotazioni informatiche sostenuti dagli enti non hanno inciso in maniera significativa". Infine, emerge dal paper come "la forte domanda di smart working da parte delle donne evidenzia il potenziale di questo strumento nella conciliazione tra lavoro e vita familiare, facilitando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro".

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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