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Banche in aiuto degli obbligazionisti di Bank of Ireland?

Unicredit e IntesaSanpaolo starebbero studiando l’offerta di un rimborso per i risparmiatori che avevano investito in obbligazioni dell'istituto

di Edoardo Fagnani 10 feb 2012 ore 12:00
Bank of Ireland
Il Sole24Ore di giovedì 9 febbraio ha scritto che Unicredit e IntesaSanpaolo starebbero studiando l’offerta di un rimborso per i risparmiatori che avevano investito in obbligazioni della Bank of Ireland, dopo che l’istituto irlandese aveva rimborsato agli investitori italiani un centesimo ogni mille euro investiti. Le due banche italiane potrebbero offrire fino al 20% del valore nominale dei bond di Bank of Ireland.

Seat Pagine Gialle
Il Sole24Ore di domenica 5 febbraio ha ricordato che i creditori di Seat hanno tempo fino alla fine di febbraio per dare il via libera alla ristrutturazione dell’indebitamento da 2,7 miliardi di euro. Il quotidiano ha segnalato che la nuova proposta cambierà completamente la compagine azionaria della società editoriale. I fondi di private equity, attuali azionisti di maggioranza con una quota del 49,6%, scenderanno sotto il 5%, mentre il flottante passerà dal 50,4% al 5%. Il 90% del capitale, invece, andrà agli obbligazionisti di Lighthouse, che convertiranno il bond da 1,3 miliardi di euro. Inoltre, con la conversione del prestito, Seat risparmierà poco meno di 100 milioni di interesse all’anno.
L'agenzia S&P ha deciso di modificare il corporate rating di Seat, portandolo da "SD" a "D" (default) e il rating del debito Senior (Senior Secured Bond) da "CCC-" a "D". La decisione è stata presa dopo che la società non ha pagato la cedola del bond in scadenza a fine gennaio.

Lehman Brothers
Plus, l’inserto del sabato del quotidiano Il Sole24Ore ha riportato la notizia che il tribunale di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, ha dato ragione a due risparmiatori che nell’aprile del 2008 avevano investito i propri soldi in obbligazioni emesse da Lehman Brothers, vale a dire 5 mesi prima del fallimento della banca. Il tribunale ha obbligato Fineco Bank a rimborsare 80mila euro ai due investitori, difesi all’avvocato Angelo Castelli di Formia. La somma equivale al capitale investito, maggiorato degli interessi e della rivalutazione. Il settimanale ha segnalato che alla banca fa capo una responsabilità informativa nell’intero periodo in cui viene effettuato un investimento.

Alitalia
Secondo quanto scritto su La Repubblica di giovedì 9 febbraio l’amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, avrebbe deciso di lasciare la carica ricoperta nella compagnia aerea. Il quotidiano segnala che la motivazione principale di questa decisione risiede nel mancato raggiungimento del pareggio operativo nel bilancio del 2011. Ma esistono altri motivi. Come la mancata fusione con AirFrance-KLM, che nei mesi scorsi sembrava a portata di mano. Inoltre, secondo Sabelli, nel settore aereo non sarebbero necessarie liberalizzazioni. Al contrario, servirebbe un oligopolio per poter garantire servizi migliori.
Secondo lo stesso quotidiano, per il successore del manager si prospetta una candidatura interna, anche se in pole position al momento c’è Andrea Ragnetti. Ma l’uscita di Sabelli potrebbe portare una modifica al business di Alitalia. Secondo il quotidiano, sotto il marchio di Alitalia potrebbero gravitare tre compagnie aeree, ognuna focalizzata su uno specifico segmento di mercato, ma con un profilo più aggressivo sul fronte del “low cost”.

General Motors - Ford
Il direttore finanziario di General Motors ha dichiarato che l’azienda punta a incrementare la marginalità, portandola dal 6% al 10% nel giro dei prossimi anni.
I principali quotidiani di martedì 7 febbraio hanno ripreso quanto riportato dal Wall Street Journal. Secondo l'autorevole testata, General Motors avrebbe fissato l’obiettivo di realizzare un utile di 10 miliardi di dollari all'anno. Non si tratterebbe di un traguardo impossibile, raggiungibile soprattutto grazie alla rapida crescita in Cina e alle vendite dell'America del Nord. Permangono tuttavia timori sull'Europa, anche se la ristrutturazione sta dando i risultati sperati. Nel Vecchio Continente il gruppo di Detroit ha chiuso 15 fabbriche, eliminato 4 marchi su 8 e tagliato da 263mila a 208mila i dipendenti.



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- la rubrica non intende fornire analisi e valutazioni sulle società emittenti, o notizie specifiche sulle loro emissioni obbligazionarie, ma semplicemente effettuare il monitoraggio della stampa per consentirvi di reperire notizie che magari vi erano sfuggite. Chiaramente spesso da quelle notizie si possono trarre informazioni utili per valutare lo stato di salute della società, e quindi anche eventuali problemi sul rimborso delle emissioni;
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