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Unicredit, no a un'altra ricapitalizzazione

In un momento no per le banche, con molte di esse che in questi giorni stanno annunciando vari aumenti di capitale, Unicredit ha dichiarato che non ricapitalizzerà

di Mauro Introzzi 19 apr 2011 ore 11:40
Non sembra essere un momento buono per i titoli del comparto bancario. Gli annunci delle ricapitalizzazioni di molti istituti, le indicazioni in arrivo da alcuni stati in difficoltà (Grecia su tutti) e la mezza bocciatura di Standard & Poor’s al debito sovrano degli Stati Uniti tengono sotto pressione tutti i titoli finanziari.

Hanno già annunciato che aumenteranno il proprio capitale Ubi Banca, per un miliardo di euro, IntesaSanpaolo, per 5 miliardi di euro, e Banca MPS, per più di 2 miliardi di euro. Nel frattempo, proprio nelle prossime ore, potrebbe arrivare l’annuncio di un’operazione analoga per la Popolare di Milano, che ha in programma per oggi il suo consiglio d'amministrazione. Il board dovrà considerare i rilievi dell’ispezione di Bankitalia, che ha sollevato rilievi sulla patrimonializzazione dell’istituto e sulla sua governance. Tra l’altro, secondo quanto mette in evidenza la stampa, sembra che non sarà più possibile, per la Popolare di Milano, rinviare la decisione dato che la sua patrimonializzazione è sensibilmente calata. E se fino a poco tempo fa gli addetti ai lavori prevedevano un’operazione da 600 milioni di euro, ora iniziano a circolare cifre più corpose, fino al miliardo di euro.

Resta da vedere, ora, se il mercato saprà metabolizzare queste numerose richieste di fondi. In operazioni, però, che per stesso diktat di Bankitalia sembrano necessarie.

Unicredit (quotazioni Unicredit), invece, si è chiamata fuori. In un’intervista a Il Sole 24 Ore il numero uno dell’istituto Federico Ghizzoni ha ribadito che al momento Unicredit non ha bisogno di alcun aumento di capitale. Il manager ha poi anticipato che nel primo trimestre del 2011 l’istituto, in Italia, ha migliorato i propri risultati. Il banchiere, tra le altre puntualizzazioni, ha indicato che un aumento dei tassi di interesse nell’ordine dell’1% vale una maggiorazione degli utili compresa tra i 300 e i 400 milioni di euro.
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