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Unicredit, aumento di capitale al giro di boa

Nelle prime otto sedute dell’operazione il titolo dell’istituto ha guadagnato il 13,5%. I diritti hanno messo a segno un rialzo del 41,7%. I manager sottoscrivono

di Edoardo Fagnani 19 gen 2012 ore 16:07
L’aumento di capitale di Unicredit è arrivato al giro di boa. Sulla base dei prezzi di chiusura ieri, nelle prime otto sedute dell’operazione il titolo dell’istituto ha guadagnato il 13,5%, in un contesto caratterizzato da volatilità elevata, in particolare per i titoli del settore bancario. Il valore delle azioni, infatti, è passato dai 2,622 euro della chiusura (rettificata) del 6 gennaio a 2,976 euro.
I diritti hanno messo a segno un rialzo del 41,7%, passando da 1,359 euro a 1,925 euro.

Intanto, i manager hanno voluto dare un segnale di fiducia al mercato, impegnandosi in prima persona nell’aumento di capitale.
Nelle comunicazioni di Internal Dealing diffuse nei giorni scorsi, Borsa Italiana ha comunicato che il 10 gennaio il numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha sottoscritto 35.000 azioni relative all’aumento di capitale della banca, a un prezzo unitario di 1,943 euro. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente, Dieter Rampl, che l’11 gennaio ha sottoscritto 61.948 azioni, spendendo oltre 120mila euro.
Altri manager di Unicredit hanno partecipato all’operazione. Tra questi spiccano il direttore generale, Roberto Nicastro, e il direttore operativo, Paolo Fiorentino, che hanno sottoscritto rispettivamente 163.576 azioni e 102.780 azioni. Nicastro ha messo sul piatto quasi 318mila euro, mentre Fiorentino ha speso circa 200mila euro.

Nel prospetto informativo, i vertici di Unicredit hanno precisato che diversi azionisti, per un ammontare complessivo del 10,68% dell’aumento di capitale, si sono impegnati ad aderire all’aumento di capitale, sottoscrivendo tutte le azioni ordinarie spettanti. Tra i principali soci della banca che hanno dato disponibilità a sottoscrivere le nuove azioni si segnalano: Allianz, Carimonte Holding, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e il consigliere di amministrazione Luigi Maramotti. Quest’ultimo ha comunicato di aver sottoscritto direttamente e indirettamente 25.663.802 azioni relative all’aumento di capitale.
A questi impegni si somme quello parziale della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona. L’ente ha deliberato di sottoscrivere nuove azioni per il 3,51% dell’offerta, utilizzando totalmente mezzi propri, senza vendita di diritti e senza ricorso all’indebitamento.
Inoltre, nel prospetto informativo Unicredit ha ricordato che alcuni azionisti, seppur non avendo assunto degli impegni vincolanti alla data di pubblicazione del documento, hanno avviato le procedure al fine di poter seguire l’aumento di capitale sottoscrivendo fino ad un massimo di circa il 10% delle nuove azioni.

Nei giorni seguenti alla diffusione del prospetto informativo, altri azionisti hanno manifestato la volontà di partecipare all’aumento di capitale.
Nel dettaglio, il fondo sovrano di Abu Dhabi si è dichiarato disponibile a portare dall'attuale 4,99% al 6,5% la propria partecipazione nel capitale di Unicredit. L'incremento avverrà una volta che l'operazione sarà completata.
Sulla stessa lunghezza d’onda la banca centrale della Libia che sottoscriverà la quota parte dell’aumento di capitale di Unicredit. In questo modo l’istituto libico non modificherà la quota detenuta nella banca italiana, pari al 4,9% del capitale.
La Alessandro Proto Consulting ha manifestato l'intenzione di incrementare all'1,3% la partecipazione in Unicredit, sfruttando l'aumento di capitale della banca. La società di investimento ha precisato di aver sottoscritto l'operazione nel giorno peggiore per il titolo.
Al contrario, la Fondazione Manodori ha confermato che aderirà parzialmente all’aumento. Di conseguenza, la quota della fondazione scenderà dall’attuale 0,79% al di sotto dello 0,5%. L’ente ha precisato che la sottoscrizione delle nuove azioni sarà finanziata con le risorse incassate dalla vendita di una parte dei diritti.

Unicredit non avrà nessun problema a collocare le nuove azioni. L’istituto ha precisato che l’operazione è assistita da un consorzio di garanzia che si è impegnato a sottoscrivere i diritti che eventualmente risultassero inoptati al termine dell’operazione, al netto degli impegni irrevocabili degli azionisti della banca. Il consorzio è coordinato e diretto da Merrill Lynch, Mediobanca e Unicredit Bank quali Joint Global Coordinator e Joint Bookrunner.


Aggiornamento delle 21: Contrariamente a quanto dichiarato nei giorni scorsi i vertici della Banca Centrale della Libia hanno segnalato che non aderiranno all’aumento di capitale di Unicredit. Di conseguenza, la quota dell’istituto africano nella banca italiana al termine dell’operazione scenderà dall’attuale 4,9% al 2,8%.


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