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Schroders: 2015, pronti alla volatilità

Per la maggior parte del 2014, è stata evidente l’assenza di volatilità sui mercati obbligazionari. Sebbene i commenti di mercato fossero colmi di sorprese la volatilità di mercato è rimasta curiosamente limitata

di Redazione Soldionline 20 nov 2014 ore 16:34

A cura di Bob Jolly, Head of Global Macro, Fixed Income di Schroders

Per la maggior parte del 2014, è stata evidente l’assenza di volatilità sui mercati obbligazionari. Sebbene i commenti di mercato fossero colmi di sorprese – per la compressione dei rendimenti, per il grado di allentamento delle politiche monetarie o per le marcate oscillazione dei dati macro economici – la volatilità di mercato è rimasta curiosamente limitata. Tuttavia, a settembre e ottobre c’è stato un parziale ritorno alla realtà. Con la Federal Reserve che ha posto fine al quantitative easing e con il ritorno dei timori sulla crescita globale, la volatilità è tornata.

Per alcuni investitori, il ritorno della volatilità è motivo di timori. Per noi, via via che il quadro di politica monetaria si avvia alla normalità, bisogna attendersi una naturale escalation della volatilità, rispetto ai recenti minimi. Inoltre, la volatilità è fondamentale per la generazione delle sovraperformance e il suo recente aumento non ha significativamente modificato le nostre aspettative sui mercati obbligazionari nel 2015.


analisi-tecnica_3SI STA AVVICINANDO UNA FASE DI POLITICHE MONETARIE RIGIDE?
L’economia degli Stati Uniti sta crescendo a un buon ritmo e dovrebbe continuare a rafforzarsi. Il miglioramento dell’occupazione si è tradotto in più elevati livelli dei consumi, e d’ora in avanti ci aspettiamo un inizio di accelerazione da parte dell’incremento dei salari. Quest’ultimo, insieme all’inflazione, si è mantenuto modesto nelle ultime rilevazioni statistiche, data la pressione ribassista su fattori input chiave come il prezzo del petrolio. Tuttavia, ci aspettiamo che costi più bassi per il greggio e i carburanti si riveleranno essere, alla fine dei conti, una manna per i consumi: a sua volta, ciò spingerà al rialzo i salari, via via che la “sottoutilizzazione delle risorse occupazionali”, spesso citata dalla Fed, sarà in verità impiegata.

Tutti questi elementi sostengono le ragioni a favore di un ciclo di stretta monetaria da parte della Federal Reserve. A nostro avviso, attualmente i mercati dei tassi di interesse sottovalutano le probabilità di un rialzo entro la prima metà del 2015. Inoltre, ci aspettiamo che la volatilità – tenuta sotto controllo dai modesti tassi di base e dal quantitative easing – inizierà la fase di avvicinamento alle più elevate medie storiche nel corso del 2015.

Nel Regno Unito, il forte slancio della crescita sembra perdere parte della sua propulsione: probabilmente l’espansione economica sarà frenata dal raffreddamento del mercato immobiliare e dalla debolezza dell’Eurozona. Nonostante ciò, la crescita interna è, e resterà, sufficiente per continuare a colmare l’output gap, cioè la differenza tra produzione potenziale e produzione effettiva, e per migliorare il mercato del lavoro. Sebbene ci siano alcuni fattori strutturali che limiteranno la capacità della Bank of England di imporre forti e prolungate fasi di rialzo dei tassi, i mercati si aspettano un ciclo di stretta monetaria più lento e più in ritardo rispetto alle nostre previsioni.


L'EUROZONA RIMANE FRAGILE

Nel frattempo, i problemi dell’economia dell’area euro sono peggiorati. La fiducia è stata ulteriormente intaccata dal rallentamento della Germania, mentre l’inflazione continua a flirtare con lo 0%. La crisi tra Russia e Ucraina, così come i dati più deboli provenienti dalla Cina, hanno pesato sull’industria tedesca. Detto ciò, riteniamo che i mercati europei subiscano maggiormente l’influenza dell’attualità rispetto agli Stati Uniti e al Regno Unito. La maggior parte del pessimismo economico dovrebbe essere ormai stata incorporata nelle aspettative dei mercati.

L’annuncio da parte della Banca centrale europea di un programma di acquisto di ABS e covered bond è stato accolto con scetticismo: pochi investitori ritengono che questo piano sia grande abbastanza da avere un impatto reale sull’economia. Sul mercato, cresce intanto il consenso attorno all’idea che la BCE annunci nel 2015 un piano di acquisto di titoli di Stato, sebbene gli ostacoli politici rimangano alti. Abbiamo una view favorevole all’esposizione sovrana sull’Eurozona, rispetto ai Treasury statunitensi, e a nostro avviso lo spread tra i titoli di Stato dei Paesi del Sud dell’Eurozona e i Bund tedeschi potrebbe ulteriormente restringersi con un eventuale annuncio del QE da parte dell’Eurotower.  In questo caso, ci aspetteremmo anche un ulteriore indebolimento dell’euro.


NEI MERCATI EMERGENTI LUCI E OMBRE
Nel quadro dell’universo dei Mercati Emergenti, a nostro avviso è complesso trovare valore. Tuttavia, l’incremento della volatilità tende a toccare questi Paesi in maniera più differenziata e pronunciata rispetto ai Mercati Sviluppati. Ciò può far sorgere alcune isolate opportunità nel debito sovrano a lunga scadenza. L’attuale debolezza dei prezzi delle materie prime offre inoltre un quadro di supporto per le economie asiatiche, ma negativo per l’America Latina. Ci sono inoltre alcune opportunità nei Paesi in cui le Banche centrali hanno alzato i tassi di interesse per supportare le proprie divise. Tuttavia, con i bond denominati in moneta locale, gli investitori devono stare attenti al  rischio valutario, che può erodere i ritorni molto velocemente.

Infine, è importante sottolineare – date le nostre attese di più alta volatilità – che guardando al futuro sarà sempre più difficile uscire da tutte le classi di attivo, tranne quelle più liquide, durante i periodi di tensione sui mercati, a causa dei mutati comportamenti delle banche e della regolamentazione. Bisogna quindi prestare attenzione e assicurarsi che il posizionamento del portafoglio e le dimensioni degli scambi siano appropriati per compensare qualsiasi periodo di più bassa liquidità.

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