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Saipem, chi ha venduto prima del crollo?

Riflettori puntati su Saipem, dopo il crollo del 35% del 30 gennaio causato dal clamoroso profit warning!

di Redazione Soldionline 4 feb 2013 ore 11:15

A cura di Alessandro Broi – WeOptions.com

Riflettori puntati su Saipem, dopo il crollo del 35% del 30 gennaio causato dal clamoroso profit warning! Se gli organi di controllo guardassero i movimenti sulle opzioni put nel giorno immediatamente precedente non avrebbero dubbi a chiedere nomi e cognomi a qualche sala negoziazione.

Un primo dato: il giorno 29 gennaio (precedente il crollo) il rapporto degli Open Interest tra CALL e PUT complessive si presentava fortemente sbilanciato a favore delle put (un rapporto di uno a tre, caso unico sulla Borsa italiana, in trend rialzista da diversi mesi).

Secondo dato, clamoroso: La PUT 30, scadenza febbraio il giorno 29 in chiusura presenta un picco di volumi che si può semplicemente spiegare con le parole “abuso di informazioni privilegiate”; 580 sono i pezzi scambiati (comprati?) intorno a 0,40 €, contro una media mensile di 15-20 contratti quotidiani negoziati durante tutto il mese di gennaio;  il giorno dopo (in corrispondenza al crollo del titolo con apertura in gap down) i volumi a fine sessione risultano di poco inferiori: 502 sono i pezzi quasi certamente venduti intorno a quota 10€.  Stima del presumibile guadagno del nostro operatore: 2.400.000 € con una tradata di poche ore!

Nel complesso possiamo dire che quota 10.000 di Open Interest sulle put raggiunto e superato il giorno 29 gennaio, sono in realtà il frutto di operazioni svolte soprattutto sugli strike 28,29 e 31 diluite nel corso del mese di gennaio con qualche puntata forte anche a dicembre, come nel caso delle 310 PUT sullo strike 28 febbraio, scambiate il 20 dicembre, alla vigilia del periodo natalizio. Per la cronaca sulla PUT 30 il giorno prima del crollo si contavano OI ben oltre il migliaio, già giovedì 31 a fine seduta si erano ridotti a 160: chi ha speculato è passato all’incasso, velocemente! Stesso film per gli altri strike.


Forse individuare chi ha speculato con la PUT 30 aiuterebbe a capire chi sta dietro il collocamento di 9,97 milioni di azioni a 30,65 € per azione effettuato anch’esso alla vigilia della debacle di Borsa.

Chi ha venduto per complessivi  305 milioni di euro, pari al 2,3% del capitale di Saipem è sicuramente un istituzionale, probabilmente chi possedeva una tale quota dal momento che prendere a prestito titoli per shortare in maniera speculativa a questi livelli, ci risulta un’operazione improbabile anche se non impossibile.

Chi dunque?

Ricordiamo che l’asset manager Capital Research and Mangament Company aveva ridotto la partecipazione detenuta nel capitale di Saipem, portandola all’1,3 dal 4,9%, curiosamente,  il 6 dicembre 2012, all'indomani del terremoto al vertice della società di ingegneristica a seguito delle dimissioni dell’AD Pietro Franco Tali e all’avvio dell’indagine della Procura di Milano per reati di corruzione connessi a contratti stipulati in Algeria. Dal nostro punto di vista ciò non escluderebbe un maggior approfondimento sull’operatività del fondo americano.

I sospetti degli operatori si sono però riversati su Fidelity Investment Fund, che in base alle indicazioni Consob, detiene attualmente il 2,6% di Saipem e figura come unico azionista oltre il 2%, a parte Eni che controlla il 42,9%. La società ha subito smentito!  Qualche considerazione ulteriore però va fatta.

Se andiamo a vedere il posizionamento del FF Italy Fund rispetto al titolo Saipem,  il fondo include il titolo per circa il 4,5% del proprio portafoglio (dati al 31.12.12), mentre è esposto su Eni per poco meno del 10% dell’asset allocation complessiva. Riteniamo opportuno rilevare che la performance negativa maturata dal fondo a seguito dello storno del 30 gennaio, pari al -3,15%, è risultata inferiore a quella dell'indice FTSE MIB, che ha perso nella stessa giornata il 3,39%.  Da una nota rassicurante diramata dal team italiano di Fidelity ai suoi collocatori, sembrerebbe che  la gestione attiva e l'ampia diversificazione che caratterizzano lo stile del FF Italy Fund abbiano consentito anche in un'occasione estrema come quella appena vissuta, di mitigare l'impatto negativo del movimento di un paio di titoli sulla performance complessiva…

Da un calcolo semplicistico, considerata la forte esposizione su Saipem ed Eni, rileviamo che il fondo quel giorno avrebbe potuto conseguire una performance più vicina al -5% che non al -3%, …ma magari il fondo  ha comprato qualche PUT a protezione nelle settimane precedenti! Chissà..

Siamo fiduciosi che se anche la SEC aprirà indagini di concerto con la Consob (Eni è quotata anche a New York) almeno l’ingenuo insider che ha operato sulle opzioni potrebbe presto avere nome e cognome. L’istituzionale, pure. Volendo!

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