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Parità euro-dollaro e correzione prima del rally

Molti analisti sono ora concordi sulla forza della valuta statunitense che dovrebbe essere confermata nelle prossime settimane. Una delle ragione che inducono a essere bullish sul dollaro è il trend dei tassi sui Fed funds. E il fatto che la sfiducia verso la valuta statunitense sia definitivamente terminata e che l’euro abbia preso il suo posto. Secondo gli analisti se sarà così, nei prossimi due o tre anni rivedremo la parità euro-dollaro. E poi, via al rally...

di La redazione di Soldionline 11 lug 2005 ore 13:59
Molti analisti sono ora concordi sulla forza della valuta statunitense che dovrebbe essere confermata nelle prossime settimane; tuttavia, il chiaro segnale di termine della discesa del dollaro era arrivato il 21 marzo scorso con l'articolo di Newsweek che ne citava la permanente debolezza indotta dai famosi 'deficit gemelli'. Newsweek rappresenta il migliore degli indicatori contrarian nell'ambito dei media statunitensi, dopo il Time Magazine.

Tra gli analisti puntuali a cogliere questi segnali troviamo gli amici di Independence Capital Management che hanno rivisto il proprio target sul Dollar Index verso il range 95-100 per il prossimo futuro.

Una delle ragione che inducono a essere bullish sul dollaro è il trend dei tassi sui Fed funds accompagnato dal fatto che la Federal Reserve non ha dato indicazioni circa uno stop alla propria politica restrittiva per il prossimo futuro, mentre cresce la speculazione di un taglio dei tassi di 50 punti base entro la fine dell'anno da parte della Banca Centrale Europea, con l'Inghilterra che probabilmente seguirà.

L'importante corollario che segue queste considerazioni è rappresentato dal fatto che sembra che la sfiducia verso la valuta statunitense sia definitivamente terminata e che l'euro abbia preso il suo posto. Secondo gli analisti indipendenti se sarà così, nei prossimi due o tre anni rivedremo la parità euro-dollaro.

Gli studi di GaveKal Research (altra società di consulenza indipendente) hanno dimostrato inoltre la correlazione inversa esistente tra le variazioni annuali delle riserve in asset esteri (denominate in dollari) detenute dalla FED, calcolate mensilmente e le variazioni del Dollar Index: cioè ogni volta che (61% dei casi) il tasso di crescita delle attività detenute dalla Federal Reserve, principalmente nella forma di titoli di stato, è diminuito nel periodo 1981-2005, il dollaro si è rivalutato.

Ora guardando questi due indicatori, fanno notare gli analisti di Capital Management, si è verificata una divergenza dovuta la fatto che il Dollar Index non è cresciuto come avrebbe dovuto, per cui una correzione con convergenza delle due curve è nelle attese.

Se il rally del dollaro continuerà anche la Borsa statunitense dovrebbe beneficiarne dal momento che gli investitori istituzionali e i money manager sono attualmente in sovrappeso sull'Europa e sull'Asia a scapito dell'area nordamericana. Per questa ragione l'aspettativa ragionevole è che gli Indici americani possano sovraperformare le borse mondiali nei prossimi 12-18 mesi.

Tuttavia, se si esclude questa correlazione dollaro-borsa, gli analisti di Indipendence Capital Management non mostrano ottimismo verso i mercati azionari dal momento che si attendono una significativa correzione di breve periodo per il prossimo futuro. Le motivazioni sono da ricercare nel fatto che tutte le volte che si sono verificati decrementi nelle riserve estere si è andati incontro a una crisi finanziaria od economica e il recente rallentamento della crescita dell'offerta di moneta negli Usa e in Giappone rappresenta una conferma a questa idea.

Le osservazioni di un altro indicatore fanno propendere per una correzione di breve prima di un nuovo rally del mercato: l'ammontare degli short interest presenti sia sul NYSE che sul Nasdaq. Un elevato valore degli short interest può precedere un rally del mercato dal momento che molti operatori sarebbero costretti a ricoprirsi se il trend degli indici principali cominciasse a volgere al rialzo. Ora, confrontando la curva settimanale del NYSE short Interest Ratio con quella del Dow Jones Industrial si nota un'inversione al rialzo del mercato in corrispondenza dell'ottobre 2002, così come dell'ottobre 2004, con valori di questo indicatore a quota 6.7. Ora il ratio quota 6.2 è un valore relativamente elevato ma ancora insufficiente, considerata la situazione di ipercomprato dei maggiori indicatori tecnici: gli analisti si attendono una correzione con un ulteriore aumento degli short interest prima di poter vedere un rally del mercato più deciso e sostenibile, tra 2-4 mesi.

Se si guarda infatti alla media mobile a 8 settimane del NYSE Short sale Ratio degli specialist ha raggiunto i minimi storici a quota 17.68%, 3 settimane fa e ciò dovrebbe avere notevoli implicazioni rialziste, se solo gli altri indicatori tecnici dovessero mostrare valori di ipervenduto nel breve periodo. Questo indicatore rappresenta infatti la percentuale di tutte le azioni vendute short durante la settimana da parte dei broker che devono vendere quando il pubblico degli investitori privati è rialzista (e quindi compra azioni) e comprare quando invece il pubblico vende.
Storicamente i valori bassi di questo indicatore rappresentano un sentiment decisamente bearish da parte degli investitori privati dal momento che gli specialist non sono obbligati a vendere short per mantenere l'integrità del mercato azionario.

Gli analisti si attendono in definitiva una correzione di breve che potrebbe essere indotta dalle trimestrali che saranno comunicate nelle prossime settimane; le condizioni di ipervenduto che potrebbero verificarsi rappresenterebbero il momento ideale per iniziare a costruire posizioni di lungo periodo sul mercato azionario.

Per commenti, critiche, suggerimenti scrivete a: info@opzionivincenti.it

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