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MPS, le mosse degli analisti

Dopo la diffusione dei conti del 2011 sono arrivate le prime reazioni degli analisti ai risultati di MPS. La banca senese ha deluso i mercati, contabilizzato una perdita di 4,69 miliardi di euro

di Mauro Introzzi 30 mar 2012 ore 14:02

Dopo la diffusione dei conti dell’intero 2011 sono arrivate le prime reazioni degli analisti ai risultati di Monte dei Paschi di Siena. La banca senese ha deluso i mercati, contabilizzato una perdita di 4,69 miliardi di euro dopo aver svalutato avviamenti e altre attività per circa 4,51 miliardi.

Equita Sim ha confermato il suo rating “hold” (mantenere) con un target price alzato da 0,3 a 0,41 euro. Secondo la banca d’affari italiana l’opzione legata a un aumento di capitale “è una estrema ratio che resta improbabile”.
Kepler ha invece confermato il suo “hold” (mantenere) e ha messo in revisione target price e stime. Per il broker c’è bassa visibilità sulla capacità del gruppo di soddisfare quando richeisto dall'Eba.

 

Gli esperti della giapponese Nomura hanno confermato il giudizio “neutrale” e tagliato il prezzo obiettivo a 0,29 euro dai precedenti 0,32 euro. La banca ha ridotto le sue previsioni sugli utili per azione per il biennio 2012 – 2013.

Anche Bank of America-ML ha tagliato la sua valutazione, portandola da 0,38 a 0,34 euro. Secondo gli esperti della banca americana l’istituto senese ha bisogno di capitale, soprattutto considerando la sua esposizione al debito sovrano italiano. Bank of America-ML ritiene però che un aumento di capitale potrebbe rappresentare un impegno troppo grande per gli attuali azionisti ed ipotizza la conversione di debito in capitale, segnalando anche che MPS, finora, e' l'unica banca italiana a non aver lanciato un piano di buyback sui bond in circolazione.

Quello della patrimonializzazione sembra essere il vero nodo da sciogliere per Monte dei Paschi. A fine 2011 il Core Tier 1 era al 10,3% (8,5% al netto dei Tremonti bond) e gli impieghi alla clientela ammontavano a 147 miliardi di euro, in calo del 5,6% rispetto al valore di inizio anno. Alla stessa data i crediti in sofferenza erano pari al 4,39% dell’ammontare degli impieghi, mentre la quota degli incagli era salita dal 2,57% al 3,04%.

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