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LA SCALATA MONTEDISON GIORNO PER GIORNO

di La redazione di Soldionline 13 lug 2001 ore 15:45 Le news sul tuo Smartphone
13 luglio

I clamori di questi giorni non erano poi tanto infondati, se è vero che Electricitè de France ha comunicato l’intenzione di scendere al 2% nel capitale ordinario di Italenergia dal 18% attualmente detenuto, commutando la restante partecipazione in azioni privilegiate, che assegnano al colosso francese un diritto di voto limitato alle assemblee straordinarie.
La decisione, che fa ora di Italenergia una società “italiana” al 98%, ha contribuito al via libera dato al progetto di Opa da parte del ministro delle attività produttive Antonio Marzano, che ha dichiarato che il decreto studiato per le partecipazioni pubbliche in società energetiche italiane a questo punto non si possa applicare anche ad Italenergia.

Partita conclusa? A parte clamori riservati ai tempi supplementari giocati dalla Consob fino al 17 luglio, sembra proprio di sì. Certo, restano ancora “piccoli” particolari indigesti ai più, motivo per cui gli avvocati della parti coinvolte continuano a lavorare frenetici.

Resta da sottolineare il fatto che, se tutto quanto fatto è stato volto esclusivamente a salvaguardare “l’italianità” di una compagnia energetica strategica quale è Montedison, sono in molti a chiedersi se il risultato è stato davvero raggiunto; come poter davvero evitare che EdF eserciti “influenza notevole” sull’assemblea di Italenergia?

12 luglio
Oggi giornata di tregua; i contendenti si sono dati appuntamento, pare, il 17 luglio, quando la Consob si pronunzierà sul prospetto dell’Opa obbligatoria di Italenergia su Montedison. Entro quella data le indagini condotte dalla commissione guidata da Spaventa dovranno verificare che tutti i parametri dell’offerta, prezzo in testa, corrispondano pienamente a quanto espresso dal mercato.
La possibilità che venga ritoccato il prezzo dell’Opa in questa fase interessa di sicuro i risparmiatori, ma ben altre sono le aspettative dei protagonisti della scalata.
Dopo le burrascose “uscite” registrate ieri di alcuni esponenti della maggioranza di governo, assoluti sostenitori del decreto anti-EdF, che denunciano l’eccessiva libertà lasciata al fronte Fiat-EdF,
ecco profilarsi mille nuove possibilità per una revisione dell’intera operazione; il tema caldo del giorno è il seguente: dimostrare che EdF in Italenergia vanti una partecipazione di
collegamento.
Senza addentrarsi nella dottrina giuridica, basti sapere che se si riuscisse a dimostrare che EdF “conti” più di quanto lasci pensare all’interno della cordata, occorrerebbe rivedere l’impianto di tutto il procedimento, concedendo in primis ai vertici Montedison di abbandonare la passivity rule assegnata loro al momento del lancio dell’Opa


11 luglio
L’assemblea Montedison è stata fissata per il 9 agosto, ultimo giorno utile per restare enlla regolarità. I vertici della holding cercano di prendere tempo, tutto il tempo possibile, cercando di sfruttare al meglio le mutate condizioni.
Dopo che esponenti dell’Esecutivo hanno dichiarato che “il decreto anti-EdF mantiene i suoi effetti protettivi”, la parola passa giocoforza alla Consob che, sentita l’Autorità Antitrust, deve riuscire a dimostrare che l’assetto proprietario di Italenergia viola le disposizioni del decreto promosso dal Governo Amato.
Di fatto, sottolineano alcuni membri della maggioranza, EdF possiede il 18,3% di Italenergia, che a sua volta detiene il 52,09% di Montedison, numeri che evidenziano come la soglia del 2% sia già superata dal colosso francese, rendendo necessario l’intervento della Consob.
Se la Commissione per la Società e la Borsa dovesse accogliere anche in parte i “malumori” emersi in queste ultime ore, la prima conseguenza sarebbe la sospensione della passivity role del management di Montedison, che rimetterebbe prepotentemente in gioco Mediobanca, che, col sostegno di qualche grande alleato, potrebbe tentare di spezzare la linea diretta che lega Montedison al sogno proibito dei transalpini: Edison.

10 luglio
All'ordine del giorno del cda Montedison, è iscritta la convocazione di un'assemblea ordinaria degli azionisti, sede in cui finalmente si troveranno di fronte tutti i membri coinvolti nella scalata alla holding energetica; ci sarà Italenergia e ci sarà Mediobanca, entrambe pronte all'ultima battaglia: quella delle nomine.
E' ormai evidente, infatti, che l'assemblea provvederà alla rimozione dell'attuale cda presieduto da Luigi Lucchini, per la cui sostituzione circola già il nome di Franco Bernabè. Se un nome, seppur a denti stretti, è già stato fatto, resta da capire come verranno "distribuite" le otto poltrone del ponte di comando di Montedison, senza scontentare nessuno dei nuovi "proprietari" della holding. In simili circostanze, l'errore fu fatale proprio a Mediobanca, che –ricordiamo- proprio nell'assegnazione delle nomine per il governo delle Assicurazioni Generali ha incontrato l'inizio di tutte le sue, per così dire, disavventure, quando storici alleati quali Banca di Roma e San Paolo IMI subirono l'imposizione di Gianfranco Gutty sul trono del Leone di Trieste.
La lezione, pare, è stata subito imparata da Fiat e compagni, che si apprestano a supernomine, innalzando fino a 21 il numero degli amministratori della società, secondo quanto prevede lo statuto Montedison.

9 luglio
Eridania Beghin-Say, capofila per l'agroindustria di Montedison, è una delle prime società a livello mondiale nella trasformazione delle principali materie prime agricole. Con l'obiettivo di valorizzare la società, i vertici di Eridania Beghin-Say hanno avviato un'operazione di scissione del gruppo che ha portato alla nascita di quattro società, quotate alla Borsa di Parigi, ciascuna focalizzata su uno specifico settore:
- Beghin-Say (zucchero);
- Cereol (oli alimentari);
- Cerestar (amido);
- Provimi (nutrizione animale).
Il 2 luglio il debutto a "La Bourse", con una decisa affermazione di Beghin-Say, con un balzo vicino al 100% sulle voci di una possibile immediata cessione. Sì, perchè nella battaglia tra Fiat e Mediobanca per il controllo di Montedison, non possono essere risparmiati i pezzi pregiati dell'agro-alimentare, che vede nello zucchero l'attività di punta del gruppo. A questo punto, è innegabile, la società è in vendita, in attesa di diversa comunicazione da parte delle autorità che vigilano intorno all'OPA sul capitale Montedison, e diversi scenari si aprono per il suo controllo. E' certo l'interesse da parte di Suedzucker, numero uno del settore a livello mondiale, ma la recente acquisizione di Saint-Luis Sucre (tenete a mente questo nome) effettuata dai tedeschi rende improbabile un nuovo ingente esborso per Beghin-Say. Altri importanti nomi che rimbombano nei corridoi della finanza sono quelli di British Sugar e Tate & Lyle, anche se le condizioni finanziarie dei due gruppi londinesi non lasciano intravedere, al momento, la possibilità di mettere in piedi una tale operazione. Di questi giorni il formale interessamento da parte di un gruppo di produttori francesi specializzati nel settore, che hanno annunciato di aver costituito formalmente una struttura legale, la Cgb, per acquistare Beghin-Say. Non è, dunque, facile dare un volto al possibile compratore nonostante la "bontà" dell'investimento; ecco perchè occorre spingersi "oltre". Avete tenuto a mente il nome di Saint-Luis Sucre? Bene, perchè questo può essere il nodo della vicenda. La società francese, da poco acquisita dalla tedesca Suedzucker fa capo alla Famiglia Agnelli, che dall'operazione ha ottenuto la liquidità che ora, al fianco magari di un socio interessatissimo all'affare quale il belga Albert Frere, potrebbe impiegare per entrare in possesso della Beghin-Say, cosciente della redditività dell'area di business. Quello che Mediobanca sta cercando di far uscire dalla porta di Montedison, rischia di rientrare dalla finestra Ifil, a tutto vantaggio di Fiat e dei suoi "nuovi amici" francesi.
6 luglio
Anche in piazzetta Cuccia appare ormai chiaro che la battaglia condotta contro Fiat, in primis, e con gli alleati storici quali Banca di Roma, San Paolo IMI e IntesaBCI per il controllo Montedison sia ormai persa, ma l'ipotesi di operazioni sul capitale di Mediobanca ne ha condotto a rialzo prezzi ed aspettative, tanto da giustificare l'upgrade operato ieri dalla banca d'affari Salomon Smith Barney, che ha individuato un target price di 14,9 euro per le azioni della società.
L'ipotesi, peraltro appena sussurrata, della fusione Unicredito-Mediobanca ha raccolto una serie di pareri negativi, non ultimo quello di Banca d'Italia, che difficilmente acconsentirebbe ad un'opa di una banca su una banca (e che banca!), anche se fosse amichevole il carattere dell'operazione. Tuttavia per brevi tratti nelle sedute di martedì e mercoledì il mercato sembrava credere all'operazione, dato l'andamento ampiamente divergente dei due titoli coinvolti, nonostante le puntuali smentite dei protagonisti; mano a mano che si scoprono le carte ecco che un disegno più articolato ma anche più interessante si va delineando: un'operazione diretta del gruppo Unicredit su Generali il vero obiettivo.
Da scartare a priori ogni possibilità di acquisto; la compagnia assicurativa di Trieste è un boccone troppo grosso per chiunque, perlomeno guardando agli attori del mercato domestico; la capitalizzazione di Borsa di Generali si attesta ben oltre i 46 miliardi di euro, rappresentando la più importante cassaforte assicurativa italiana.
Ad oggi la compagnia assicurativa, di fatto scalabile, è controllata dalla galassia Mediobanca (Mediobanca, Spafid, Consortium) con una partecipazione che si aggira intorno al 20% del capitale.
L'attuale (presunta) debolezza di Mediobanca potrebbe quindi richiedere l'intervento di Unicredit per mantenere saldamente il controllo di Generali, operando con l'obiettivo di rafforzare la presenza nel capitale della compagnia.
Di certo un "avvicinamento" Unicredit-Generali comporterebbe la rottura di uno dei patti più saldi di bancassurance, quello tra Unicredit appunto e Allianz, colosso tedesco dell'assicurazione, che tra gli altri controlla, con una quota superiore al 54% del capitale, anche Ras; esiste quindi la possibilità che lo scenario muti ancora, coinvolgendo nuovi e sempre più importanti contendenti.
Nota per chi ama "le telenovela" di Borsa:
non vada trascurato il fatto che i primi segnali di rottura tra "le Banche dell'affaire Montedison" e Mediobanca sono stati consumati nel corso dell'assemblea ordinaria Generali dello scorso maggio, quando i vertici della compagnia del Leone furono precettati dal comitato nomine di Mediobanca, in aperto contrasto con gli altri emeriti membri del salotto della finanza.

4 luglio
La definizione dell'operazione Montedison, ha spostato decisamente l'attenzione del mercato sul futuro di Hdp, considerata prossimo terreno di scontro tra Fiat e Mediobanca.
E' infatti definitivamente saltato il patto di sindacato composto da Sicind (società del gruppo Fiat), Pirelli, IntesaBCI e Mittel, rappresentanti del 15% del capitale Hdp. Lo scorso 30 giugno, data di scadenza del rinnovo del suddetto patto, sembra sia stata comunicata la disdetta dell'intesa tra i soci, che insieme potevano contare sul controllo di circa il 46% del capitale della holding.
Tale operazione, infatti, ha consentito a Fiat di organizzare la scalata Montedison, poichè all'interno del documento firmato dai soci di controllo di Hdp, vi era un impedimento a compiere azioni ostili contro i soci di minoranza, tra i quali la holding dell'editoria annovera anche Mediobanca, che detiene una quota parte del capitale pari al 30%. Mediobanca ed alleati avrebbero potuto tentare la carta legale, appellandosi al documento, ma il decadere dei termini per il rinnovo ne ha escluso l'efficacia. A questo punto, di fatto il patto non esisterebbe più, lasciando possibilità a nuovi scenari, con una nuova battaglia tra i due fronti, improntata soprattutto alla conquista del controllo dell'asset principale, il Corriere della Sera, da combattere anche a lanci di Opa.
Cercando di interpretare i segnali del mercato, Mediobanca sembra pronta a prendersi una immediata rivincita su Fiat. Il titolo ieri ha registrato il suo massimo di giornata a quota 13,43 euro in prossimità della chiusura, alle 9:50 segna un aumento dell'1,45%.
Proprio grazie all'apporto delle partecipate e di alcune "presenze amiche" nel capitale Hdp, Mediobanca sembra pronta a raccogliere l'eredità di Fiat nel governo della società di partecipazioni.
Tuttavia la vittoria è ancora tutta da costruire, come fa sapere Paolo Cantarella, amministratore delegato di Fiat, durante la conferenza stampa indetta per presentare alla comunità finanziaria Italenergia. Il numero uno del Lingotto ha infatti sostenuto che il modo migliore per sviluppare Hdp è la focalizzazione sui media, indicando che il gruppo torinese è direttamente interessato alla Rcs (Corriere della Sera), il vero oggetto del contendere, in virtù del fatto che tale asset è tra quelli di maggior valore nel portafoglio della Holding dell'editoria.
In attesa di conoscere le contromosse orchestrate nella sede di Piazzetta Cuccia occorre ricordare che sul tavolo della direzione Hdp resta sempre il dossier delle partecipazioni moda; in questa fase Fila e Valentino non paiono certo investimenti strategici, e potrebbero diventare un buon terreno per saggiare quanto "amico" di Mediobanca possa essere il Gruppo Benetton.

3 luglio
La borsa sembra aver emesso un chiaro responso: promossa Fiat, giù Montedison.
Ottimo spunto anche per Banca di Roma; bisogna comunque sottolineare che sia Fiat che Banca di Roma sono stati titoli molto penalizzati negli ultimi mesi, il primo ha il rapporto price/earning più basso tra i titoli del Mib30 ed il secondo ha subito nettamente l'uscita di scena dell'aministratore delegato Salvatori non meno di alcune settimane fa.
Ne' i giudizi degli analisti sono particolarmente lusinghieri per quanto riguarda gli obiettivi di prezzo della casa torinese: si parla di 27,28 29 euro di prezzo obiettivo, probabilmente anche in attesa di conoscere meglio i dettagli dell'operazione e le intenzioni a livello strategico di Italenergia.
Italenergia quindi, partecipata da Fiat, Edf, Carlo Tassara, IntesaBci, Sanpaolo Imi e
Banca di Roma, ha annunciato ieri l'opa obbligatoria su Montedison ordinarie al prezzo di 2,82 euro per azione.
La società, non quotata, ha reso noto di avere già il 52% del capitale Montedison.
Italenergia ha annunciato che il prezzo dell'offerta pubblica sul capitale di Edison sarà pari a 11,60 euro per azione.
Già qualche giorno fa abbiamo sottolineato l'apparizione di Fiat tra i protagonisti della vicenda energetica; in effetti Fiat possiede 15 centrali energetiche in prossimità di siti produttivi del gruppo, che se attrezzate potrebbero raggiungere una produrre vicina ai 7000 megawatt. La valorizzazione di queste aree è una buona carta per la società di Torino, dopo che la stessa ha rinunciato ad un ruolo di comprimario all'interno del consorzio Italpower; questa "dote" fornisce sostanza al progetto del gruppo, non limitando l'impegno di Fiat ad un ruolo di coordinamento finanziario dell'operazione.
L'opa su Montedison permette a Fiat di accrescere proprio il valore di queste attività, il cui valore, a detta di alcuni analisti, era "nascosto" prima di questa operazione, come ha anche sottolineato l'analista di Ubs Warburg, che ha un obiettivo di prezzo sul titolo pari a 27 euro.
Secondo indiscrezioni un Cda straordinario di Montedison e di Edison potrebbe riunirsi a breve fare una prima valutazione in merito all'opa lanciata da Italenergia sul 100% della holding di piazzetta Bossi e della sua controllata Edison.
Passando ai numeri, l'operazione, considerando l'ipotesi di Opa a cascata sulle controllate Montedison, si aggira intorno ai 24 mila miliardi di lire e, come qualcuno ha già sottolineato, una tale operazione non sarebbe iniziata se i protagonisti non fossero già certi della vittoria; ciò significa che prima di esporsi tanto nelle ultime sedute, Fiat era praticamente certa di avere la possibilità di mettere le mani sul 51% della holding di Piazzetta Bossi: al 20% di EdF e al 3,1% di Deutsche Bank si aggiungeranno sicuramente le quote pari al 13,12% e 10% del capitale Montedison, detenute rispettivamente dai "bancari" (Banca di Roma, San Paolo IMI, Banca IntesaBCI già riuniti da giorni in un patto parasociale) e dalla Tassara di Zaleski. Diversi gli scenari che porterebbero ad "arrotondare" la quota così raggiunta: i protagonisti hanno infatti rastrellato ancora "qualcosina" nelle passate settimane, oltre al fatto che anche altri soci Montedison intendano aderire alla cordata Fiat-EdF.

In realtà la media degli ultimi mesi di contrattazioni riporta quota 2,82 euro quale prezzo più indicato per l'offerta, valore sostanzialmente più contenuto rispetto al valore di chiusura Montedison di venerdì.
In questo contesto i bancari hanno rappresentato l'ago della bilancia fin dall'inizio delle ostilità, i grandi gruppi coinvolti nelle operazioni escono trionfanti dalle ostilità, riportando ingenti plusvalenze dalla vendita delle quote di Montedison (tuttavia non in grado di far dimenticare l'imponenza del crac Ferruzzi), affrancandosi dal legame con Mediobanca e restando comunque protagonisti del settore energetico, tanto che in prima persona, affianco ad altri importanti istituti di credito quali Lazard, Credit Agricole e Deutsche Bank, si sono impegnati a fornire i mezzi finanziari (si parla di garanzie già offerte per 20 mila miliardi, più altrettanti per realizzare le prossime mosse) per portare a termine con successo il piano EdF-Fiat.

26 giugno
Montedison, in controtendenza, mette a segno un rialzo superiore ai due punti percentuale ed arriva a quota 2,89 euro per azione. Ancora una volta il titolo vola in Borsa sulla speculazione innescata da voci stampa sull’ingresso di nuovi soci che rileverebbero le quote dei “bancari”, decise ormai a realizzare le plusvalenze insite nelle proprie partecipazioni.
Tra i nomi ricorrenti c’è anche quest’oggi Edizione Holding, la finanziaria del gruppo Benetton, a cui si affianca addirittura il nome dell’editoriale De Agostini. Come non bastasse da oltre oceano, dal quartier generale di di Luxottica, voci incontrollate riportano un interessamento del gruppo di Del Vecchio al capitale di Montedison, contribuendo a spostare l’oggetto del contendere dal campo dell’energia.
Ad ora nessuna di queste indiscrezione sembra aver trovato conferma, e la risposta del fronte industriale italiano all’attacco dei transalpini pare ancora lontano dal realizzarsi.
Di altra natura l’idea che anche Eni sia interessata alla vicenda; si vocifera infatti di un interesse, eventualmente di natura strategica, del cane a sei zampe verso EDISON.
Tuttavia nella giornata di ieri l’ad di Eni Mincato ha smentito qualsiasi contatto con il management Montedison, facendo per ora naufragare l’ipotesi di un “travaso” in mani sicure di Edison come prospettato dai vertici Mediobanca qualche giorno addietro.
Come ogni guerra che si rispetti pare che si sia aperto anche un nuovo fronte interno: secondo quanto riportato dalla stampa questa mattina, Giampiero Pesenti, che possiede circa il 3% del capitale Montedison, pare intenzionato ad aumentare la propria quota acquistando piccole partecipazioni in mano ad imprenditori vicini a Mediobanca.

25 giugno
Ritorna a correre il titolo Montedison, che alle 15:30 in rialzo del 4,97% raggiunge quota 2,83 euro per azione.
A muovere le acque intorno al titolo ci pensano nuove indiscrezioni riguardo un possibile riassesto del capitale di controllo della società; voci di stampa riportano infatti che il Gruppo Benetton (-0,86% a quota 16,3 euro) è pronto a scendere in campo al fianco di Mediobanca (0,66% a quota 12,92 euro) per contrastare il “predominio capitale” di EDF.
Intanto EdF dalle pagine de “Le Figaro”, fa sapere che ha in progetto di fondere Edison e Sondel per farne "il secondo gruppo energetico dopo Enel" in Italia.
Secondo il direttore generale Loïc Capèran, il colosso francese ha come obiettivo la promozione di iniziative per lo sviluppo delle capacità di Edison, trasformando, per mezzo della fusione con Sondel, due gruppi di taglia ristretta, la cui capacità raggiunge appena i 6mila MW, in un primario player, in grado di diventare il secondo gruppo energetico italiano dopo Enel. Un’ulteriore competenza -continua Capèran- potrà essere sviluppata nel settore del gas, fornendo degli sbocchi alla produzione di Edison anche al di fuori delle sue frontiere. Copèran ha anche sottolineato che sul piano geografico, tale progetto strategico darebbe a Edison l’esclusiva sul suolo italiano, grazie anche alla ripresa del portafoglio clienti e delle partecipazioni EDF nelle centrali produttive.
Con queste parole EDF, che ha annunciato in maggio di detenere il 20% della holding italiana Montedison a cui occorre aggiungere, all’orizzonte 2002, il 3,01% in seguito a un accordo tra EdF e la Deutsche Bank, si propone come investitore di riferimento di Montedison, in grado cioè di dettare le strategie industriali.
Nulla di sbagliato in questo, tra l’altro i vertici EDF riprendono concetti già noti in Piazzetta Bossi, se non fosse che, ad oggi in attesa di un pronunciamento UE, possono contare sul 2% dei voti in assemblea! In fondo questo ci dimostra che, nonostante gli interventi di governo, nessuno a Parigi si ritiene un “socio di minoranza”, convinto anzi di poter alla fine spuntarla sulla cordata guidata da Mediobanca.

21 giugno
Il commissario per il Mercato Interno dell’Unione Europea, l’olandese Bolkestein, ha sancito nuovamente il principio della libertà di movimento dei capitali all’interno dei territorio dell’Unione, preludendo all’inevitabile dichiarazione di illegittimità del decreto italiano “anti EdF” che scadrà il 24 luglio.
Nel caso in cui Edf avesse il via libera, potrebbe formarsi un fronte di sostegno al piano industriale francese. Le ultime voci danno certo l’appoggio di Zaleski, oltre a ventilare anche il possibile “appoggio esterno” da parte di Banca di Roma e di San Paolo IMI. In tal caso il fronte Edf potrebbe contare sul 40% circa dei voti, comunque non ancora sufficienti al controllo, contro un fronte Mediobanca probabilmente di poco più debole nei numeri.
Sempre in tema di voci, la più folkloristica vuole che Mediobanca, per nulla rassegnata, potrebbe spostare il campo della battaglia da Montedison a Edison, territorio di soluzioni estreme, come quella di un’OPA sul capitale Edison, bersaglio ultimo dell’attacco di EdF, da parte di un gruppo alleato, su cui si sprecano le indiscrezioni.

13 giugno
Alle 15:20 Montedison, in ribasso dello 0,07%, raggiunge quota 2,775 euro.
In materia di “controllo del capitale”, il Financial Times, quotidiano finanziario britannico, sviluppa una nuova ipotesi per superare l’impasse seguita al decreto legge che sterilizza al 2% i diritti di voto di Electricitè de France: la creazione di una joint venture.
L’affascinante ipotesi prevede che il colosso francese, raggiunto un accordo con una società quotata italiana (o comunque con chi rispetti i vincoli del decreto legge), vi trasferisca il 20% di Montedison di cui è detentrice, superando il blocco legislativo.
Secondo indiscrezioni le diplomazie sarebbero già al lavoro, e pare addirittura che EdF si sia rivolta a Mediobanca per portare a termine l’affaire. Evidente lo sdegno di Mediobanca, che otterrebbe sì il controllo reale di Montedison, ma un controllo “sub-iudice”, comunque vincolato agli interessi francesi.
I vertici EdF sembrano aver già incassato un rifiuto, ma senza darsi per vinti proseguono nella loro ricerca di nuovi “soci” che a questo punto difficilmente saranno rappresentati da altri autorevoli voci interne al capitale Montedison; giorni fa si parlava di una certa sintonia con il gruppo Fiat, ma mancano ancora conferme sull’argomento.
Resta poi sempre valida una seconda possibilità: che i francesi decidano di stare a guardare; del resto è quanto vanno professando da quando è scoppiato questo sempre più intricato caso...


7 giugno
Montedison staziona a quota 2,76 euro per azione (-1%) dall’inizio delle contrattazioni.
La giornata si è aperta all’insegna di una voce molto interessante: EdF ha un’opzione per un ulteriore 3,14% sul capitale della società.
Di fatto tutto è subito rientrato, per lo meno a giudicare dall’inesistente reazione dei mercati: alle 13:00 sono stati scambiati solo 500 mila azioni Montedison.
A calmare le acque ci ha pensato lo stesso Roussely, presidente EdF, intervistato a margine di un convegno sull’elettricità in quel di Venezia; il massimo esponente della società francese ha si confermato di essere in possesso di un’opzione su parte (50%) della quota Deutsche Bank in Montedison, ma ha poi aggiunto che l’opzione potrà essere esercitata a partire dal settembre 2002, lasciando tempo agli interessati di correre ai ripari.

5 giugno
Alla fine il ministro delle Finanze francese Fabius chiede di negoziare una soluzione alla vicenda EdF; per lo meno alla fine di questa giornata, iniziata con gli anatemi di Visco, ancora Ministro delle Finanze italiano, il quale ha “consigliato” la vendita della quota EdF eccedente il 2% del capitale Montedison. La proposta non è isolata, in quanto la stessa Montedison ha inoltrato un rapporto alla UE, nel quale si chiede un intervento alle autorità, in attesa di conoscere le eventuali indicazioni da parte della Consob.
Nel contempo il titolo Montedison (-0,49% a quota 2,79 euro) si muove di nuovo attorno al valore espresso dai suoi fondamentali, quasi ad indicare che la tempesta è passata, per lo meno in borsa.
Nel corso della sua ascesa il titolo ha evidenziato una resistenza statica in area 2,65 euro, prossimo obiettivo del trend ribassista. Se il movimento continuasse nella direzione indicata un supporto alla discesa può essere rappresentato da quota 2,4 euro, valore raggiunto dal titolo in tempi “non sospetti”, prima della riunione degli azionisti, prima del polverone EdF.
Ricordiamo la prossima data fondamentale per il titolo: il 15 giugno, giorno in cui le offerte vincolanti delle contendenti alle Genco Enel (leggasi Edison) dovranno essere depositate.

31 maggio
Montedison staziona invariata (+0.17%) a quota 2,83 euro per azione.
In questo momento di calma, possiamo cercare lo spazio per qualche riflessione, in attesa di conoscere se avrà successo il decreto anti-EdF studiato dal governo italiano.
Facciamo un passo indietro: qualche giorno abbiamo enfatizzato l’apparizione di Fiat tra i protagonisti della vicenda energetica; in effetti Fiat possiede 15 centrali energetiche in prossimità di siti produttivi del gruppo, che se attrezzate potrebbero raggiungere una produrre vicina ai 7000 megawatt. La valorizzazione di queste aree è una buona carta per la società di Torino, dopo che la stessa ha rinunciato ad un ruolo di comprimario all’interno del consorzio Italpower.
Le parole dell’Avvocato Agnelli, in aperto scontro con i vertici Mediobanca, lasciano pensare ad un coinvolgimento di Fiat nella vicenda Montedison, nel tentativo di riportare il timone delle operazioni nelle mani dell’industria italiana.

30 maggio
Anche Montedison è interessata dalle vendite al pari dell’intero listino delle Blue Chip; alle 17:15 il titolo registra un ribasso dell’1,67% a quota 2,82 euro.
Questa mattina Lionel Jospin difende l’operato del governo transalpino su tutti i giornali; passa anzi al contrattacco. Secondo il primo ministro francese, infatti, EdF è discriminata sui mercati europei, perchè è lo stato a guidarne le mosse, portando i concorrenti a vedere motivi politici dietro ad ogni legittima operazione economica.
Di fatto, di fronte alle autorità europee, la Francia si è impegnata a non aumentare la propria quota in Montedison (pari al 20% del capitale), in attesa di conoscere i provvedimenti delle autorità italiane in materia.
Sul fronte interno torna a infuocarsi il duello a distanza tra Fiat e Mediobanca, che evidentemente va oltre la vicenda EdF. L’avvocato Agnelli accusa i vertici della banca d’affari di scarsa lungimiranza nel gestire l’affare; di contro Luigi Lucchini, presidente Montedison vicino a Mediobanca, ricorda che il cda di qualsiasi società non può impedire alla proprietà di investire come meglio crede il proprio denaro.

29 maggio
Montedison raggiunge i 2,885 euro in calo dell’1,16%, dopo aver raggiunto in mattinata quota 2,98 euro.
Quest’oggi la presidenza dell’Unione Europea incontra i governi italiano e francese, per far luce sulla vicenda politica che sta dietro la scalata di EdF al capitale di Montedison; a breve si attendono lumi dalla Consob sul lato economico della stessa.
Nel frattempo è possibile conoscere meglio Electricitè de France, e ricostruirne l’attività nel settore energetico.
Nel mese di marzo la Cis Spa, azienda che fornisce i servizi di nettezza urbana, acqua e gas nella provincia di Forlì, è salita alla ribalta, in virtù di progetti industriali nel campo energetico. Ad oggi la società, in sostanza una municipalizzata, sta progettando in joint venture con Stc, la costruzione di una grossa centrale termoelettrica (720 megawatt di potenza) nella provincia forlivese; i protagonisti della vicenda, sottolineano che si tratta esclusivamente di progetti, ma non smentiscono l’intesa.
Di fatto Stc, anch’essa società di Forlì, vede tra i suoi azionisti per il 60% la famiglia Stella e per il restante 40% l’Atel. Ai più non è sfuggito che la società energetica svizzera Atel è molto attiva sul territorio italiano, ed è parte anche del progetto Italpower, consorzio organizzato dalle municipalizzate italiane per la “conquista” delle Genco di Enel.
Vale la pena ricordare che Atel è controllata dalla finanziaria Motor-Columbus, che ne detiene il 56,7% del capitale. A sua volta la Motor-Columbus vanta tra i suoi azionisti l’ Unione delle Banche Svizzere (UBS) con il 35,6% la tedesca Rwe con il 20% e la francese EdF, che possiede un ulteriore 20% della società, ma che di fatto ne controlla i vertici, se è vero che tra le sue controllate vanta anche Rwe.
In attesa di conoscere quanto decideranno UE e Consob, è già chiaro che nella battaglia europea per il controllo dell’energia, c’è già un vincitore, che sta dietro alla dinamicità di EdF. Questo vincitore è l’imprenditorialismo di stato, è il modello francese che in barba ai partner europei (Germania in testa), si sta ritagliando un ruolo sempre più importante in vista della completa liberalizzazione del mercato energetico europeo previsto per il 2005.

28 maggio

Un nuovo protagonista trova spazio nella vicenda Montedison: si tratta di Deutsche Bank, che ha dichiarato di possedere il 3,14% del capitale di Montedison. Stando alle indiscrezioni, Deutsche Bank avrebbe ottenuto un quantitativo di azioni pari circa al 5% del capitale della Holding da Romani Zalensky, che nei giorni scorsi ha effettivamente “alleggerito” la sua posizione. Tali azioni sono confluite nel portafoglio di EdF, ma in virtù di quella operazione, l’istituto di credito tedesco ha deciso di salire al 3,14% di Montedison, ed entrare in prima persona nei giochi. In attesa di nuovi sviluppi esponenti della Consob hanno dichiarato che “in settimana verrà fatto il punto della situazione”.
E’ importante sottolineare che dalla verifica potrebbe emergere che una quota superiore al 30% della società sia stabilmente nelle mani di una delle cordate che si contendono il controllo della Holding, da cui scatterebbe a norma di legge l’obbligo per la contendente di lanciare un’offerta sul capitale rimanente. Da questa decisione dipende il futuro corso del titolo, pronto nuovamente a forti oscillazioni in caso di OPA obbligatoria.

25 maggio
Ennesimo colpo di scena nella saga dell’energy italiano. Il decreto legge emanato dal governo Amato d’intesa con i ministri in pectore del nuovo esecutivo, ha congelato i diritti di voto superiori al 2% nel capitale delle società energetiche per tutte le società straniere a prevalente capitale pubblico che decidono di aumentare la propria presenza sul mercato italiano. Lo stop a EdF non pare però definitivo; la società già ventila la possibilità di ricorsi alle autorità europee.
C’è chi dice di aver compreso il comportamento dei banchieri (Banca di Roma e San Paolo Imi): secondo i ben informati i vertici degli istituti di credito coinvolti non hanno ancora digerito le nomine per i vertici di Generali, decise in tutto e per tutto da Mediobanca, che in quella circostanza non ha dato molto spazio agli storici alleati.
D’altra parte parlano le plusvalenze realizzate dalle due banche con la vendita delle loro azioni, giunte nel momento più redditizio in termini di bilancio, se è vero come affermano da tempo, che le partecipazioni nell’energia sono puramente finanziarie.
Mediobanca non ha ancora detto nulla sulla questione, in attesa di valutare i possibili scenari. Nel frattempo, nel giorno dell’assemblea Ifil, la holding di casa Agnelli, spunta un nuovo protagonista. Fiat.

24 maggio
Il governo italiano sconvolto dalla scalata a Montedison corre ai ripari, preparando documenti e leggi per impedire che Electicitè de France, e chiunque altro in futuro, possano invadere con prepotenza il mercato energetico di casa nostra.
Tuttavia, facendo i conti, emerge che EdF da sola non può arrivare al controllo della società di piazzetta Bossi.
Dall’ultimo bollettino Consob risulta che sul mercato circola ancora il 26% del capitale votante della società (controvalore circa 1300 milioni di euro). Valga l’ipotesi che esistano soggetti che detengono quote inferiori al 2% del capitale Montedison; anche supponendo che facciano tutti capo a EdF, ipotesi davvero irrealistica, la società francese non potrà mai raggiungere il governo della holding in solitaria. Tanto rumore per nulla, come ha ironicamente ricordato Paolo Fresco, giocando con queste carte. La questione però si complica considerando le alleanze in campo. Si è più volte detto della vicinanza di Zalensky agli ambienti Francesi, il che potrebbe portare ad un patto di sindacato tra due compagine, la Tassara e appunto EdF, senza considerare i pianeti che gravitano attorno al finanziere franco-polacco.
E se, paradossalmente, EdF si rivelasse un “socio” di Mediobanca? Spesso in passato Mediobanca ha operato tramite potenti forze francesi quali la banca d’affari Lazard. Considerando l’operazione EdF puramente finanziaria, come dicono i vertici della società e come racconta la passata esperienza di EdF in altri mercati europei, la “vittoria” sarebbe salda nelle mani di Mediobanca.

23 maggio
Di oggi la notizia che EdF possiede il 20% del capitale della holding di Piazzetta Bossi, dopo che nei giorni scorsi i transalpini hanno dichiarato di non aver interesse ad accrescere la loro quota in Montedison.
Unanimi le critiche, che accusano Electricitè de France di aver approfittato di un “vuoto di potere” sul mercato italiano, dovuto all’avvicendamento governativo in atto. Respingono le accuse, per quanto possibile, i vertici del colosso francese che, considerando le esportazioni dalla Francia e le partecipazioni, di fatto sarebbe titolare del 30% dell’energia erogata nel nostro paese.
L’ultimo pensiero è per le Banche di casa nostra. Tutti gli istituti di credito che compaiono nel capitale di Montedison, a varie riprese hanno confermato di avere interesse puramente finanziario nella società e di essere in attesa della migliore occasione per alleggerire le loro quote. Ecco allora che si configura un nuovo terreno di scontro: dato che il capitale detenuto dalle banche - Banca di Roma, San Paolo IMI e IntesaBCI in testa- ammonta al 15% del capitale di Montedison, che direzione prenderanno le azioni vendute? Ma poi...saranno davvero vendute?

21 maggio
La società Carlo Tassara, guidata da Romani Zalensky ha dichiarato di aver ridotto la sua partecipazione al 10,259% del capitale di Montedison. Secondo voci di stampa la quota della Tassara potrebbe essere confluita in EdF (Electricitè de France), la società transalpina che di recente ha dichiarato il suo interesse per la holding di Piazzetta Bossi.

L’attenzione si è ora spostato sulla quota Edf, che pur di valore limitato, ha un peso fondamentale per l’equilibrio societario oltre a fornire spunti politici di primo piano.
Molti i pareri in merito: pioggia di dissensi sull’operazione sono venuti dal governo italiano come dall’imprenditoria di casa nostra, mentre plaude la Francia che attribuisce all’operazione un valore “puramente finanziario”. Staremo a vedere.

16 maggio
A dare vigore alle contrattazioni intorno a Montedison ci pensa un comunicato Consob, secondo il quale la società elettrica francese Eletricitè de France è entrata nel capitale di Montedison con una quota del 3,97% in diretta proprietà.
L'ingresso a sorpresa del colosso di Francia Edf, sembra a tutto vantaggio della cordata guidato da Romani Zaleski, che non ha mai nascosto le sue simpatie oltralpe.
Aggiungendo la quota di Edf alle partizioni della cordata Zalensky (15,147% della Tassara, all'8,495% della Banca di Roma, al 5,523% di Sanpaolo-Imi e al 4,801% di Serfis), si arriva al 37,936% del capitale, superando Mediobanca e soci, che dall’altro lato possono contare sul 35,5% del capitale.

15 maggio
Dpo l’assemblea degli azionisti, il titolo Montedison presenta un deciso ribasso e perde oltre il 7%. La motivazione è da ricercare nei movimenti speculativi che hanno interessato il titolo nei giorni scorsi più che nei dati trimestrali diffusi a margine dell’assemblea.
In virtù del rastrellamento in atto da parte delle cordate guidate da Mediobanca e dal finanziere Roman Zalensky, che si contendono il controllo del capitale della holding, nel mese di aprile si sono impennati i volumi di contrattazione favorendo un apprezzato circa del 30%. La vicenda sembra conclusa, e il titolo appare aggirarsi intorno a valori in linea con le previsioni degli analisti.

14 maggio
Il 14.05 si è riunita l’assemblea ordinaria degli azionisti per l’approvazione del bilancio.
Alla riunione è presente il 61,854% del capitale. Secondo le comunicazioni Consob, i soci sopra al 2% sono:

Carlo Tassara 15,147%,
Mediobanca 15%,
Banca Roma 8,495%,
SanPaolo Imi 5,523%,
Generali 6,092%,
Serfis 4,801%,
Intesa Bci 3,941%,
Premafin 3,129%,
Italmobiliare 3,039%.

Assente la Serfis, società guidata della famiglia Strazzera, che deteneva il 4,81% secondo l’ultimo bollettino Consob. Secondo voci di stampa, Strazzera potrebbe essere uscito del tutto all'azionariato della holding, cedendo le sue azioni a soci vocini al finanziere franco-polacco Romani Zalensky.
Senza scossoni gli azionisti approvano il bilancio; la lotta per il controllo del capitale descritta dalla stampa non sembra presente in assemblea.

la società riunita in assemblea ha poi diffuso la relazione trimestrale:
I ricavi netti del trimestre sono saliti del 21,8% a 3.901 milioni di euro, il Mol si è attestato a 489 milioni di euro (+26,7%), ma il gruppo Montedison ha chiuso il primo trimestre 2001 con una perdita di 2 milioni di euro,ridotta rispetto ai 13 milioni di perdita registrati nel primo trimestre 2000.


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