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IPO Savino del Bene, un’analisi sulle opportunità e i rischi

La società può contare sulla presenza internazionale e sulle risorse che saranno incassate con la quotazione. Per contro, l’azienda è esposta alla natura degli accordi con i vettori navali e aerei

di Edoardo Fagnani 27 nov 2013 ore 14:36

Opportunità
Savino del Bene può contare su una forte presenza internazionale. Nel prospetto informativo il management ha ricordato che al 30 giugno 2013, l’azienda era presente in 45 Paesi nei cinque continenti, con 199 uffici commerciali. Inoltre, il gruppo è in grado di operare anche in paesi nei quali non è presente direttamente, attraverso una rete di corrispondenti locali. Di conseguenza, il gruppo può essere attivo su tutte le maggiori tratte marittime e aeree internazionali. Sfruttando questa presenza, Savino del Bene potrà incrementare lo sviluppo internazionale. Nel corso della presentazione dell’azienda alla comunità finanziaria, l’azienda ha ribadito la volontà di procedere con un'espansione in nuovi mercati e di rafforzare la presenza nei paesi in cui il gruppo è già presente.
Inoltre, non va trascurato il fatto che la quotazione porterà nelle casse di Savino del Bene nuove risorse, che l’azienda ha quantificato in oltre 37,2 milioni di euro (al lordo dei costi di quotazione), supponendo l’integrale sottoscrizione delle nuove azioni offerte al prezzo massimo di 3,1 euro. Nel prospetto informativo il management della società ha precisato che il ricavato dell’aumento di capitale sarà impiegato per rafforzare la sua struttura patrimoniale, per sostenere la realizzazione del piano di investimenti, nonché per cogliere eventuali opportunità strategiche di sviluppo delle attività aziendali e, ove ritenuto opportuno, per ridurre parzialmente l’indebitamento finanziario del gruppo. A questo proposito, il management dell’azienda ha negato un interesse per grosse acquisizioni, mentre non ha escluso operazioni di piccole dimensioni.


Rischi
Tra i vari rischi segnalati da Savino del Bene nel prospetto informativo (rischi connessi alla congiuntura economica, rischi connessi agli asset concessi in garanzia ai finanziatori, rischi legati alla responsabilità per il trasporto merci,…), la società ha segnalato che l’azienda è esposta alla natura degli accordi con i vettori navali e aerei. Savino del Bene ha puntualizzato che la redditività dei servizi prestati dipende in larga misura dal costo dei noli, che rappresenta la parte più significativa dei costi complessivamente sostenuti dal gruppo per la fornitura dei propri servizi e che risulta essere una componente in grado di incidere sui margini di profitto. Il management ha ricordato che storicamente, il gruppo è stato in grado di neutralizzare in tutto o in parte gli effetti negativi degli aumenti del costo dei noli, mediante l’incremento del prezzo della spedizione applicato al cliente finale. Tuttavia, i vertici non escludono che in futuro l'azienda potrebbe non riuscire a coprire l'incremento di questi costi.
Inoltre, nel prospetto informativo Savino del Bene ha messo in evidenza che il gruppo è esposto al rischio di oscillazione dei tassi di interesse  e dei tassi di cambio. Il primo fattore rischio risulta in essere in quanto l’ indebitamento finanziario complessivo è interamente a tasso variabile. La società ha ricordato che a metà giugno l’indebitamento lordo del gruppo ammontava a quasi 166 milioni di euro. Con riferimento alla possibile oscillazione del tasso di cambio, Savino del Bene ha ricordato che la valuta di riferimento dei dati finanziari del gruppo è l’Euro. Tuttavia, il management ha ricordato che il gruppo conclude e continuerà a concludere transazioni in valute diverse dall’Euro, principalmente in dollari USA. In particolare, nel corso del primo semestre del 2013, Savino del Bene ha effettuato operazioni in valute diverse dall’Euro realizzando ricavi in dollari per il 49% circa del proprio fatturato e per il 20% circa in altre divise diverse dall’Euro. I vertici dell’azienda hanno segnalato che per contenere l’esposizione al rischio di cambio il gruppo stipula contratti di vendita/acquisto a termine di valuta e di finanziamento a breve termine in dollari, in modo da definire anticipatamente il tasso di conversione o un range predefinito di tassi di conversione a date future. Tuttavia, questi contratti non hanno l’effetto di eliminare completamente il rischio di cambio ma possono solo contenerlo entro limiti ritenuti accettabili dal management.

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