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IPO Savino del Bene, ecco i punti di forza e di debolezza

La società può contare su una forte specializzazione nei vertical market e su un ampio portafoglio clienti. Ma Savino del Bene deve fare fronte anche all’elevato grado di competitività

di Edoardo Fagnani 26 nov 2013 ore 16:49

Punti di forza
Savino del Bene può contare su una forte specializzazione nei vertical market, vale a dire nei settori merceologici seguiti dall’azienda. Nel prospetto informativo, i vertici del gruppo hanno ricordato che, partendo dai mercati tradizionali dell’export italiano (quali la moda e l’abbigliamento in generale, il vino, i liquori e i generi alimentari, le piastrelle e altri materiali da costruzione, i macchinari industriali e la ricambistica), l’azienda ha acquisito una conoscenza delle tipologie merceologiche amministrate, in modo da gestire in maniera ottimale queste attività. Da questa specializzazione sono nate negli anni recenti le organizzazioni dei vertical market utilizzate dal gruppo per la creazione della propria offerta ai clienti. Di conseguenza, Savino del Bene ha affiancato ai vertical market tipici dell’export italiano, nuovi settori merceologici nel comparto farmaceutico e della componentistica per la produzione di energia da fonti tradizionali e rinnovabili e dei beni deperibili. Con riferimento ai vertical market, il gruppo ha creato team dedicati, coordinati da manager con consolidata conoscenza in ciascun settore merceologico.
Inoltre, il management ha segnalato che Savino del Bene è stata in grado di sviluppare un ampio e diversificato portafoglio clienti, consolidato attraverso la prestazione di servizi di spedizione estremamente personalizzati e finalizzati a rispondere alle specifiche esigenze di ciascun utente. In particolare il gruppo può contare su un portafoglio clienti esteso a livello globale, operanti in settori industriali diversificati, che include il comparto automobilistico, del fashion, della componentistica per la produzione di energia da fonti tradizionali e rinnovabili. Senza trascurare il fatto che la clientela è altamente fidelizzata: il management ha ricordato che alcuni utenti utilizzano i servizi del gruppo da oltre 30 anni. Infine, Savino del bene non dipende in misura significativa da nessun cliente. Nel corso del 2012, infatti, nessun utente pesava per oltre l’1,5% del fatturato del gruppo.


Punti di debolezza
Savino del Bene ha risentito dell’attuale situazione economica mondiale. Se da un lato negli ultimi trimestri i ricavi hanno registrato una costante crescita, dall’altro la redditività ha subito un rallentamento. In particolare, nel 2012 il margine operativo lordo è sceso a 44 milioni di euro, rispetto ai 45,1 milioni dell’anno precedente. Di conseguenza, la marginalità si è ridotta dal 5,2% al 4,5%. Il calo dell’EBITDA è stato giustificato dai vertici di Savino del Bene con l’aumento del costo del personale, registrato a seguito dell’incremento della forza lavoro promosso dal gruppo nel corso dell’esercizio. Questa tendenza è proseguita anche nella prima parte del 2013. Nei primi nove mesi dell’anno il fatturato di Savino del Bene ha registrato un minimo incremento dello 0,8%, mentre il margine operativo lordo si è ridotto del 2%, portando la marginalità dal 4,6% al 4,4%.
Senza trascurare il fatto che Savino del Bene deve fare fronte all’elevato grado di competitività nel settore, da parte di operatori di maggiori dimensioni. I comparables indicati dall’azienda nel prospetti informativo, infatti, possono contare su ricavi che nello scorso anno, in alcuni casi, hanno abbondantemente superato i 10 miliardi di euro. Per contro Savino del Bene ha terminato il 2012 con un giro d’affari inferiore al miliardo. Questi soggetti sono in grado sfruttare le loro dimensioni per realizzare economie di scala che consentono di offrire i servizi a condizioni competitive. Inoltre, nonostante le dimensioni relativamente limitate, Savino del Bene deve fare fronte alle complessità legate alla gestione di un gruppo diffuso a livello globale, presente in 45 paesi nel mondo. Questo comporta, in particolare, la necessità di adeguarsi alle normative applicabili nei diversi paesi nei quali il gruppo opera.

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