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IPO Poste Italiane, i punti di forza e debolezza

Il principale punto di forza di Poste è la capillarità della sua rete. Tra i punti di debolezza la dipendenza da alcuni grossi clienti e il fatto che l'IPO non genererà risorse

di Mauro Introzzi 19 ott 2015 ore 12:13

IPO POSTE ITALIANE, I PUNTI DI FORZA
Il principale punto di forza della società è sicuramente la capillarità della sua rete. Poste Italiane può contare su una piattaforma distributiva multicanale e integrata unica in Italia per estensione e prossimità al cliente. Il cliente è servito tramite una rete fisica di uffici postali e operatori sul territorio e una infrastruttura virtuale con canali multimediali all’avanguardia.

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poste2_1I dati contenuti nel prospetto informativo indicano che a fine giugno la rete fisica di Poste era composta da 13.228 uffici postali, in cui entrano ogni giorno una media di 1,53 milioni di clienti, e da 35.985 portalettere (di cui 28.253 dotati di dispositivi mobili per la consegna postale e la riscossione di pagamenti.
La capillarità evidenzia come nel 96,5% dei comuni sia presente almeno un ufficio postale e come il 93% della popolazione italiana possa trovare un ufficio postale a meno di 3 chilometri di distanza dalla propria abitazione.
I siti internet della società sono visitati da circa 9 milioni di persone ogni mese.

Tra gli altri punti di forza il marchio storico, che il gruppo definisce “sinonimo di fiducia, affidabilità e vicinanza al cliente”, una posizione di rilievo nel settore della corrispondenza, dei servizi finanziari e dei servizi assicurativi, un business caratterizzato dall’elevata visibilità dei ricavi e da una solida struttura patrimoniale e una solida generazione di cassa operativa (che dovrebbe riflettersi sulle cedole staccate sottoforma di dividendo ogni anno.

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IPO POSTE ITALIANE, I PUNTI DI DEBOLEZZA

Tra i punti di debolezza di Poste Italiane i suoi rapporti con la Pubblica Amministrazione. Lo stesso prospetto informativo evidenzia come nel tempo abbia accumulato rilevanti esposizioni creditizie nei confronti della Pubblica Amministrazione italiana, in relazione, ad esempio, al pagamento dei corrispettivi per l’erogazione del Servizio Postale Universale. I crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione, a fine giugno 2015, erano pari a 2,8 miliardi di euro. La stessa Poste non esclude che l’accumulo nel tempo di ulteriori crediti, nonché l’eventuale ritardo nell’incasso di quelli in essere, possa comportare per il gruppo la necessità di finanziare volumi significativi di capitale circolante con riflessi sulla gestione e redditività dei flussi monetari.

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Tra gli altri punti di debolezza ce ne sono alcuni legati al contratto con Cassa Depositi e Prestiti.
Poste compie per conto di CDP l’attività di raccolta e amministrazione dei prodotti del risparmio postale. Da CDP Poste percepisce un’aliquota pari allo 0,52% alla giacenza media complessiva (che nel 2014 ha generato una commissione di 1,6 miliardi di euro) e una remunerazione premiale che può arrivare fino a un massimo dello 0,02% della giacenza media complessiva. Nonostante le iniziative intraprese da Poste Italiane volte al perseguimento degli obiettivi alla base della remunerazione premiale, non è certo che quest’ultima possa essere percepita. Inoltre non vi è certezza che l’accordo con Cassa Depositi e Prestiti (che scade nel 2019) venga rinnovato alla scadenza.

Pr quanto riguarda i punti di debolezza dell’offerta di quotazione, invece, va segnalato il fatto che l’offerta globale (che è di vendita e non – almeno “anche” - di sottoscrizione) non genererà proventi per Poste Italiane.

 

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