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Ipo Poste: collocamento in estate?

Dalle ultime indiscrezioni emerge che il Tesoro collocherà il 40% della società: un 50-60% dovrebbe andare agli istituzionali, un 5% ai dipendenti e il restante al canale retail

di Mauro Introzzi 20 gen 2014 ore 11:53
In questi giorni è tornato d'attualità il tema legato alla privatizzazione, e quindi all'Ipo, di Poste Italiane. Già a dicembre il premier Enrico Letta aveva annunciato un piano per la valorizzazione del gruppo guidato da Massimo Sarmi. Un piano che in queste settimane è entrato maggiormente nel vivo e che secondo le ultime indiscrezioni potrebbe essere avviato entro l'inizio dell'estate. La seconda metà del 2014, probabilmente già nel mese di luglio, potrebbe essere quindi caratterizzata dalla febbre dell'Ipo di Poste Italiane.

poste7La società, secondo le stime maggiomente citate, avrebbe un valore superiore ai 10 miliardi di euro
e con il collocamento del 40% (questa la quota ipotizzata in questi giorni) entreranno nelle casse dello stato tra i 4,5 e i 5 miliardi di euro. Le valutazioni prendono spunto da quella, proprio pari a 10 miliardi di euro, formulata da Deutsche Bank nel 2010, quando Cassa Depositi e Prestiti uscì dal capitale con uno swap azionario del 35% in favore del Tesoro. Potrebbero quindi essere piuttosto conservative.

Della parte di capitale collocata, una quota del 50-60% dovrebbe andare agli investitori istituzionali, un 5% ai dipendenti (a titolo gratuito) e il restante dovrebbe essere destinato al canale retail. Il ruolo dei 144mila dipendenti, che diverranno anche soci, potrebbe ricalcare quello insito nel modello della privatizzazione delle poste tedesche, che vede anche un rappresentante dei lavoratori nel consiglio di amministrazione.

poste2Non stupisce, quindi, la presa di posizione del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che nei giorni scorsi reclamava per i dipendenti almeno il 10% del capitale sul modello dell'Ipo delle poste britanniche. Un parere giustificato dalla grandissima percentuali di iscritti alla Cisl tra i lavoratori di Poste (alcune fonti danno la penetrazione del sindacato di Bonanni superiore al 50%).

Restano però sul tavoli un paio di questioni importanti, che andranno risolte in questi mesi. In primis va perfezionato l'accordo con la Cassa Depositi e Prestiti per la raccolta di risparmio che affluiscono a prodotti come libretti postali e buoni fruttiferi. Per remunerare questa attività la Cassa Depositi e Prestiti versava ogni anno a Poste un forfait, che nel 2012 è stato pari a 1,6 miliardi di euro. Ora, in vista della quotazione, i vertici di Poste puntano ad allungare a tre anni la durata della convenzione (che ora si rinnova di anno in anno) e ad ottenere più denaro. La seconda questione da dipanare è quella relativa alla regolamentazione del servizio di corrispondenza. Secondo quanto riporta la stampa Sarmi spinge affinché la durata di quest'ultimo passi da 3 a 5 anni.

AGGIORNAMENTO: Ipo Poste: via all'iter per quotazione

Una fotografia delle principali dimensioni di Poste Italiane:
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