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IntesaSanpaolo, i conti dei primi nove mesi del 2020

Il management dell’istituto ha confermato le stime finanziarie per il biennio 2020/2021 e la politica dei dividendi per i prossimi esercizi.

di Edoardo Fagnani 4 nov 2020 ore 13:25

intesa-sanpaoloIntesaSanpaolo ha comunicato i risultati finanziari dei primi nove mesi del 2020, che hanno confermato le indicazioni emerse nella prima metà dell’anno.

Il management dell’istituto ha ribadito le stime finanziarie per il biennio 2020/2021 e la politica dei dividendi per i prossimi esercizi.

 

IntesaSanpaolo ha terminato il periodo gennaio-settembre 2020 con un utile netto di 6,38 miliardi di euro. Il management ha segnalato che escludendo il goodwill negativo originato dall’acquisizione di UBI Banca da allocare nel quarto trimestre 2020 a oneri di integrazione l’utile netto è stato pari a 3,11 miliardi. Escludendo anche i due mesi di apporto di UBI Banca, l’utile netto è pari a 3,07 miliardi, rispetto ai 3,31 miliardi dei primi nove mesi del 2019, superiore ai circa 3 miliardi di euro di utile netto minimo previsto per l’esercizio 2020. Il risultato finale risulterebbe pari a 3,96 miliardi - in crescita di circa il 20% rispetto ai nove mesi 2019 - se si escludessero le rettifiche di valore su crediti pari a 1.312 milioni per i futuri impatti di COVID-19.

Il risultato della gestione operativa – comprensivo dell’apporto di UBI Banca – è stato pari a 6,77 miliardi di euro, rispetto ai 6,74 miliardi dei primi nove mesi del 2019. I proventi operativi netti si sono attestati a 13,73 miliardi di euro (13,16 miliardi escludendo l’apporto di UBI Banca).

 

A fine settembre 2020 il Common Equity Tier 1 ratio pro-forma a regime - deducendo dal capitale circa 2,3 miliardi di euro di dividendi maturati nei primi nove mesi - è risultato pari al 15,2% (15,9% escludendo l’acquisizione di UBI Banca); il management dell’istituto ha precisato che i coefficienti patrimoniali risultano largamente superiori ai requisiti normativi.

Sempre a fine settembre 2020 i finanziamenti verso la clientela erano pari a 404 miliardi di euro (escludendo l’apporto di 85 miliardi di UBI Banca), in aumento del 2,2% rispetto sia al 31 dicembre 2019 sia al 30 settembre 2019 (in flessione dello 0,4% rispetto al secondo trimestre 2020 e in aumento del 5,2% rispetto ai primi nove mesi del 2019 considerando i volumi medi di periodo).

Alla stessa data i crediti deteriorati (in sofferenza, inadempienze probabili e scaduti/sconfinanti) erano scesi a 13,19 miliardi di euro (escludendo l’apporto di 3,82 miliardi di UBI Banca), in diminuzione del 7,2% rispetto ai 14,22 miliardi di inizio anno (del 10,1% se si escludesse l’effetto della nuova definizione di default). In quest’ambito, i crediti in sofferenza sono scesi a 6,13 miliardi di euro (escludendo l’apporto di 1,54 miliardi di UBI Banca) dai 6,74 miliardi del 31 dicembre 2019, con un’incidenza sui crediti complessivi pari all’1,5% (1,7% al 31 dicembre 2019), e un grado di copertura al 64% (65,3% a fine 2019).

IntesaSanpaolo ha segnalato che le operazioni di finanziamento con BCE per ottimizzare il costo del funding e supportare gli investimenti delle aziende clienti sono state pari al 30 settembre 2020 a circa 70,9 miliardi di euro, interamente costituite da TLTRO III.

 

Il management ha confermato le indicazioni finanziari per l'intero 2020.

I vertici di IntesaSanpaolo stimano che l’utile netto (senza considerare l’acquisizione di UBI Banca) possa risultare non inferiore a circa 3 miliardi di euro nel 2020 e non inferiore a circa 3,5 miliardi nel 2021, assumendo un costo del rischio potenzialmente fino a circa 90 centesimi di punto per il 2020 e fino a circa 70 centesimi di punto per il 2021.

Confermata anche la proiezione da Piano di Impresa di un Common Equity Tier 1 ratio pro-forma a regime superiore al 13% nel 2021, anche considerando l’acquisizione di UBI Banca e la potenziale distribuzione i cassa da riserve.

Per il gruppo risultante dall’acquisizione di UBI Banca, il management di IntesaSanpaolo prevede dal 2022 un utile netto non inferiore a 5 miliardi di euro e il proseguimento di una strategia focalizzata sulla remunerazione per gli azionisti e sul mantenimento di solidi coefficienti patrimoniali.

IntesaSanpaolo ha segnalato che il nuovo Piano di Impresa sarà comunicato entro la fine del 2021, appena lo scenario macroeconomico sarà diventato più chiaro.

 

IntesaSanpaolo ha confermato la politica dei dividendi, che prevede la distribuzione di un ammontare di dividendi cash corrispondente a un payout ratio pari al 75% del risultato netto per l’esercizio 2020 e al 70% per l’esercizio 2021. La politica dei dividendi sarà subordinata alle indicazioni che verranno fornite dalla BCE in merito alla distribuzione di dividendi successivamente al 1° gennaio 2021.

In aggiunta alla prevista distribuzione di dividendi cash da utile netto del 2020, IntesaSanpaolo intende ottenere l’approvazione della BCE per una distribuzione cash da riserve nel 2021 alla luce dell’utile netto 2019 allocato a riserve nel 2020.

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