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ENI, la strategia al 2022 e la politica dei dividendi

Il management del Cane a sei zampe ha precisato che la priorità sarà sulla creazione di valore per gli azionisti. La remunerazione agli azionisti non dovrebbe andare a discapito degli investimenti

di Edoardo Fagnani 15 mar 2019 ore 11:54

ENI ha presentato alla comunità finanziaria l’aggiornamento del piano strategico per il periodo 2019/2022.

 

eni-logo-marchioIl management del Cane a sei zampe ha precisato che la priorità sarà sulla creazione di valore per gli azionisti.

Di conseguenza, i vertici hanno anticipato che il dividendo 2020 (relativo all’esercizio 2019) sarà aumentato a 0,86 euro per azione, in aumento del 3,6% rispetto agli 0,83 euro relativi al bilancio del 2018, in linea con la politica di remunerazione progressiva dell’azienda.

L’incremento della cedola sarà accompagnato da un piano di acquisto di azioni proprie quadriennale. Nel dettaglio, il buyback che prevede, nel 2019, risorse per un ammontare di 400 milioni di euro, mentre per i tre anni successivi, assumendo un leverage stabilmente inferiore al 20%, il buy back assorbirà un ammontare annuale di 400 milioni di euro in uno scenario di Brent a 60-65 dollari, oppure 800 milioni di con un prezzo del Brent superiore a 65 dollari al barile.

A questo proposito ENI prevede un miglioramento della neutralità di cassa (cash neutrality) post dividendo, che passerà da 55 dollari al barile nel 2019 a 50 dollari a fine piano, potendo così sostenere la politica di remunerazione degli azionisti progressiva.

 

La remunerazione agli azionisti non dovrebbe andare a discapito degli investimenti.

Nel periodo in esame ENI ha messo in programma investimenti per 33 miliardi di euro, di cui 8 miliardi nell’esercizio in corso. Il management ha segnalato che il piano di investimenti per l’upstream, che rappresenta il 77% del CAPEX totale, è diversificato in termini geografici grazie agli sviluppi in Medio Oriente, Norvegia e Messico. Inoltre, ENI ha precisato che circa 3 miliardi che saranno impiegati principalmente per progetti di efficienza energetica, economia circolare e fonti rinnovabili.

Il Cane a sei zampe potrà contare su una consistente generazione di cassa. In particolare, il management ha segnalato nel 2019 il flusso di cassa operativo crescerà di circa un miliardo di euro rispetto al 2018, con un’ulteriore crescita di 2,6 miliardi nel 2022 grazie al solido contributo di tutti i business. ENI ha precisato che queste stime si basano sull’ipotesi di un prezzo del Brent costante a 62 dollari al barile e un prezzo del gas simile a quello del 2018.

 

ENI ha ricordato che l’upstrem resta il segmento principale del gruppo.

In questo settore il Cane a sei zampe prevede di spendere nel periodo 2019-2022 circa 3,5 miliardi di euro con l’obiettivo di scoprire 2,5 miliardi di barili di nuove risorse a un costo unitario inferiore a 2 dollari, perforando circa 40 pozzi all’anno. Inoltre, la produzione di idrocarburi è prevista in crescita del 3,5% all’anno nel periodo 2019-2022, grazie all’accelerazione e all’avvio di nuovi progetti che contribuiranno per circa 660.000 barili di olio equivalente al giorno nel 2022 e alle attività di espansione dei campi esistenti che contribuiranno per circa 290.000 barili di olio equivalente al giorno entro il 2022.

Il management di ENI stima che la strategia di esplorazione e l’ampio portafoglio di nuovi progetti convenzionali, insieme con una rigorosa disciplina finanziaria, consentiranno di generare dall’upstream un free cash flow cumulato di 22 miliardi di euro nel periodo 2019-2022.

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