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Enel, la strada è obbligata

Le ultime indicazioni di Enel sulla nuova politica dei dividendi non sono state ben accolte. Ma la crescita impetuosa degli ultimi anni ha lasciato in eredità al colosso elettrico un'esposizione di rilievo

di Mauro Introzzi 12 mar 2012 ore 11:28
Le ultime indicazioni di Enel sulla nuova politica dei dividendi non sono state ben accolte dagli addetti ai lavori. Ma la crescita impetuosa degli ultimi anni ha lasciato in eredità al colosso elettrico un'esposizione di rilievo e in una fase recessiva, in cui quello legato ai debiti diventa un tema molto critico, la prudenza suggerisce giocoforza di far diventare prioritaria la gestione della propria struttura finanziaria a scapito delle politiche di investimento e di distribuzione degli utili.
Così, per un grande gruppo indebitato la gestione di quello che possiamo ribattezzare "nervosismo da spread", che spesso finisce per essere un'autentica irrazionalità finanziaria, diventa un fattore prioritario quasi quanto lo è per uno Stato sovrano che deve rinnovare i propri titoli di debito.

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Ecco spiegato perché il numero uno dell’Enel, Fulvio Conti, ha preferito presentare un piano industriale pluriennale in grado di comunicare al mercato senza fraintendimenti il nuovo focus strategico del gruppo: a fine 2016, cioè al termine del piano industriale, il debito complessivo scenderà a 30 miliardi cioè quasi di un terzo rispetto ai valori del 2011. Un taglio drastico che la società elettrica ha puntualmente spiegato agli analisti partendo dalla cassa generata nel periodo dalle operazioni industriali, pari a 66 miliardi, e sottraendo da questa gli investimenti, 27 miliardi, gli oneri finanziari netti ed i dividendi, rispettivamente 14 ed 11 miliardi, e le altre voci minori, per un conto finale pari, appunto, a 14,5 miliardi di euro di minor debito a fine piano.



Per accelerare la riduzione del debito, Enel ha così deciso di ridurre dal 60% al 40% la percentuale di utili netti distribuibili agli azionisti, un cambio di politica spiegabile proprio tramite un principio di "razionalità economica". Una mossa che scontenta gli amanti della cedola ma che nel medio termine potrebbe far piacere ai cassettisti sottoforma di maggiori capital gain in futuro.

La partita strategica di Enel sarà ora tutta giocata sulle opzioni di crescita internazionale, in particolare in Russia, e di consolidamento della leadership nell’innovazione tecnologica da nuove fonti e nelle energie rinnovabili. Una strategia che punta sul consolidamento degli asset posseduti ed alla crescita mirata nei nuovi mercati con maggiori potenzialità di sviluppo. La sfida del colosso elettrico, infine, sarà quella di riuscire a cogliere al meglio l’uscita dal ciclo recessivo dei suoi due principali mercati, quello italiano e quello spagnolo visto che i due paesi, questa volta, hanno operato riforme effettivamente strutturali dopo anni di soli annunci. E non è escluso che il loro recupero posso riservare delle sorprese inaspettate.
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