NAVIGA IL SITO

E' possibile un processo di consolidamento per le banche popolari italiane?

La disciplina sulle banche popolari fu concepita per intermediari con attività circoscritta in ambiti geografici ristretti, con il tratto distintivo, come nel caso delle banche di credito cooperativo, di un elevato tasso di mutualità

di Redazione Soldionline 20 giu 2013 ore 15:25

Articolo a cura di JCinvestimenti.it

“La disciplina sulle banche popolari fu concepita per intermediari con attività circoscritta in ambiti geografici ristretti, con il tratto distintivo, come nel caso delle banche di credito cooperativo, di un elevato tasso di mutualità. Essa può risultare oggi inadeguata per intermediari di grande dimensione, operanti a livello nazionale o anche internazionale, quotati in borsa, partecipati da investitori istituzionali rappresentativi di una moltitudine di piccoli risparmiatori che hanno finalità e interessi diversi da quelli cooperativi. Per intermediari di questa natura, l’applicazione rigida di alcuni istituti tipici del modello cooperativo può anche incidere negativamente sulla capacità di rafforzare la base patrimoniale. Abbiamo in più occasioni indicato possibili interventi, tendenti a facilitare la partecipazione dei soci, a rendere più incisivo il ruolo degli investitori istituzionali.Andrebbe resa più agevole, per le popolari quotate, la trasformazione in società per azioni, quando necessaria, in funzione delle dimensioni delle banche e della natura delle loro operazioni. Nei limiti delle nostre attribuzioni, ai fini del conseguimento della sana e prudente gestione, promuoviamo modifiche nell’applicazione delle prassi di governance; le richiediamo laddove le manchevolezze sono più rilevanti.”

Questo passaggio è la parte finale delle considerazioni finali del governatore Visco all’Assemblea Ordinaria di Banca d’Italia per l’anno 2012.
Cosa emerge nella parte del discorso riferita alle banche popolari italiane?
Che la sua forma societaria (il voto capitario che presuppone che ogni azionista abbia un solo diritto di voto indipendentemente dalla partecipazione posseduta) potrebbe essere superata in un futuro non troppo lontano. Che la Corporate Governance delle banche popolari potrebbe non risultare particolarmente attraente per investitori, rendendo più complesso rafforzare il capitale sociale. Che andrebbe semplificata e in alcuni casi modificata con il passaggio a S.p.a. (vedi il tentativo dell’azionista di controllo della Banca Popolare di Milano). Infine, nei limiti del suo mandato, la Banca d’Italia promuoverà modifiche nei casi in cui la Governance dovesse risultare inefficiente.

Nelle considerazioni finali di Visco ci sono altri tre passaggi che vorremmo sottolineare.
Il primo: “A fronte del deterioramento dei prestiti, la Banca d’Italia ha intensificato il vaglio sull’adeguatezza delle rettifiche di valore effettuate dagli intermediari. Sono state condotte verifiche a distanza e in loco, chiedendo alle banche di vagliare nel continuo l’adeguatezza del tasso di copertura dei prestiti deteriorati e, quando necessario, sollecitando interventi correttivi. Questa azione continuerà, anche in collegamento con gli analoghi esercizi concordati in sede internazionale, in vista della vigilanza unica europea. Continuando così, se la Vigilanza fosse stata meno incisiva, i rischi per le banche e per l’economia sarebbero stati ingenti. La tempestività e la credibilità dell’azione di supervisione hanno rassicurato gli investitori internazionali sulla qualità dei bilanci delle banche italiane, evitando l’ondata destabilizzante che ha colpito altri sistemi europei, consentendo agli intermediari di continuare a fornire credito a famiglie e imprese. È necessario mantenere, in alcuni casi accrescere, i livelli di copertura raggiunti”.


Dall’autunno 2012 la Banca d’Italia ha effettuato un’ispezione straordinaria nei confronti delle banche più grandi, richiedendo una politica degli accantonamenti dei crediti in sofferenza particolarmente prudenziale. In più, rispetto al passato, la banca centrale è intervenuta sul valore delle garanzie reali poste a tutela dei crediti che sono state a loro volta rettificate e sull’universo dei Non Performing Loans (NPL) più in generale. In tale ottica i crediti ristrutturati, gli incagli e gli scaduti hanno avuto una copertura maggiore del passato e dovrebbero permettere al management delle banche una maggiore serenità nel rientrare nei rigorosi parametri patrimoniali richiesti da Basilea 3.

Il secondo passaggio è il seguente: “Il divario negativo di capitalizzazione dei nostri intermediari rispetto alla media europea, sceso a circa due punti percentuali, riflette in ampia misura le massicce ricapitalizzazioni bancarie effettuate con fondi pubblici in altri Paesi. Lo scorso dicembre il sostegno dello Stato alle banche ammontava all’1,8 per cento del PIL in Germania, al 4,3 in Belgio, al 5,1 nei Paesi Bassi, al 5,5 in Spagna, al 40 in Irlanda. In Italia l’analoga quota è pari allo 0,3 per cento, includendo gli interventi per il Monte dei Paschi di Siena”.
Quindi, l’Italia finora ha aiutato solo marginalmente le banche e teoricamente ha cartucce da sparare in futuro.

Infine, “Muovendo da condizioni di partenza solide, il sistema bancario italiano ha comunque resistito, nell’ultimo quinquennio, alla crisi finanziaria globale, all’instabilità del mercato del debito sovrano, a due profonde recessioni. Dall’avvio della crisi il capitale di migliore qualità è salito dal 7,1 al 10,7 per cento delle attività ponderate per il rischio per il complesso del sistema, dal ,7 al 10,9 per cento per i cinque maggiori gruppi.
E poi: “La leva finanziaria delle banche, misurata dal rapporto tra attività di bilancio e capitale, è pari a 14 da noi e a 20 in media nel resto dell’Unione europea. Nell’ultimo biennio le banche italiane che partecipano al monitoraggio periodico coordinato dal Comitato di Basilea hanno fortemente ridotto, da 35 a 9 miliardi, il fabbisogno di capitale che si registrerebbe se i nuovi requisiti di 'Basilea 3' (incluso il capital conservation buffer) fossero già oggi pienamente in vigore”.

In sostanza, le nostre banche hanno mediamente meno rischi rispetto ai competitors europei e più capitale, per cui il processo di risanamento non solo è cominciato, ma è già a buon punto.

Facciamo una premessa prima di valutare le implicazioni di mercato di queste considerazioni. Se analizziamo l’andamento dei dati macroeconomici in Italia e l'azione del governo che si potrebbe bonariamente definire poco “dinamica”, grandi ragioni per investire in Italia non sembrerebbero esserci. Dai numerosi incontri che facciamo con le società, nondimeno, emerge un quadro in miglioramento. Molte aziende quotate negli ultimi anni hanno infatti internazionalizzato e tagliato i costi; alcune riscontrano addirittura uno strutturale miglioramento del fatturato. E' vero che molte
società piccole sono in difficoltà ma questo finirà per avvantaggiare le grandi che saranno in grado di uscire dalla crisi ancora più rafforzate.


A fronte di indici azionari che nonostante la ripresa della volatilità sono ancora per la maggiore parte vicino ai massimi, gli investitori esteri stanno ricominciando a monitorare il nostro Paese, sia per le valutazioni che appaiono competitive, sia perché non è ragionevole pensare che le auspicate riforme possano tardare troppo.

La disaffezione dell’elettorato nelle ultime elezioni comunali con un astensionismo record è infatti un segnale forte che i policy makers non possono permettersi di ignorare.
Inoltre, l’Eurozona non può permettersi che un paese importante come l’Italia abbia i fondamentali in disequilibrio, per cui è lecito attendersi una reazione dei policy makers con interventi per la crescita e l’occupazione.
Detto questo, una paese non può pensare di riattivare dinamiche economiche positive senza il contributo del settore bancario.
L’azione della Banca d’Italia in questi anni ha infatti avuto come obiettivo da un lato un miglioramento dei ratio patrimoniali delle banche quotate, dall’altro un aumento dei mezzi propri.
Quello che emerge dalle considerazioni del Governatore della Banca d’Italia è che a differenza di quanto accaduto nella maggiore parte degli altri paesi europei le nostre banche hanno avuto aiuti governativi solo marginali.
Le nostre banche presentano inoltre mediamente meno rischi rispetto a quelle degli altri paesi dell’Eurozona, avendo in media meno Risk Weighted Assets (RWA) in proporzione sul capitale e quindi una leva minore.

Nel momento in cui la banca centrale ha messo in sicurezza le nostre banche, imponendoda un lato di svalutare i crediti a rischio e le garanzie e dall’altro una più elevata patrimonializzazione, è perciò possibile ipotizzare che nei prossimi mesi una politica del credito più dinamica possa essere “ragionevolmente” possibile.

Riassumendo, la nostra tesi di investimento è che ha senso ricominciare a monitorare il mercato azionario italiano e con esso le sue banche che a dispetto di una prolungata e dolorosa ristrutturazione, hanno valutazioni sul patrimonio particolarmente sacrificate. Dopo le svalutazioni del quarto trimestre 2012 e in parte del primo del 2013, il sistema bancario italiano è infatti a nostro avviso più solido che in precedenza, sia in termini patrimoniali che, in prospettiva reddituali. Il passaggio logico è che se dovessero esserci in futuro minori accantonamenti (semplicemente a fronte di una stabilizzazione della decrescita economica) e costi in riduzione (pre-pensionamenti, chiusure filiali etc. etc), le banche dovrebbero tornare stabilmente a realizzare utili, con tutto il ciclo virtuoso che ne potrebbe derivare (dividendo, nuova erogazione del credito etc. etc.).

Ancora più interessante a nostro avviso il discorso riguardante le banche popolari. Sebbene forti di uno storico radicamento territoriale (e quindi per certi versi da preferire ai grandi gruppi bancari), la loro Governance secondo la Banca d’Italia non è più attuale, soprattutto per le società quotate che hanno una tipologia di azionisti molto diversa da quelli storici delle banche popolari. E’ quindi possibile fare 2+2 in un’ottica di investimento, introducendo ipotesi speculative riguardo un possibile processo di aggregazione tra banche come è avvenuto tra il 2000 e il 2006. Senza escludere ipotesi di un progressivo miglioramento sia a livello reddituale che patrimoniale.

schermata-2013-06-20-alle-15-33-54
Fonte: bilanci societari al 31 marzo e prezzi al 7 giugno 2013. Elaborazione JC&Associati SIM

Nella tabella riportiamo le valutazioni delle principali banche quotate al 7 giugno sul patrimonio netto al primo trimestre 2013.

Da notare che Banca Etruria è sotto aumento di capitale e che la Popolare Milano dovrebbe farne uno a settembre.
La Popolare Sondrio continua ad essere l’istituto con i fondamentali migliori a livello patrimoniale. Nel complesso, le banche ordinarie in termini di valutazione prezzano mediamente un premio rispetto alle banche popolari.



imported-image-49662_2JC Investimenti è un servizio di consulenza on-line rivolto a investitori privati e istituzionali realizzato da analisti indipendenti di provata professionalità ed esperienza. I principali obiettivi di JC Investimenti sono: · fornire analisi e commenti indipendenti sui mercati finanziari, attraverso Report periodici e interpretazioni in tempo reale dei principali avvenimenti economici;

· segnalare corrette strategie di investimento attraverso "Portafogli Consigliati" aggiornati in tempo reale. Per corrette strategie di investimento si intende un insieme di scelte che consentano un'adeguata distribuzione dei rischi e diano la possibilità di ottenere rendimenti superiori alla media del mercato;
· contribuire ad una maggiore consapevolezza degli investitori sulle opportunità, i rischi, gli errori e i casi di disinformazione più frequenti del mondo del risparmio;
· aggiornare gli abbonati sui principali temi normativi, legali e fiscali legati al mondo del risparmio.
Il servizio JC Investimenti non promette rendimenti favolosi ma mette in condizione gli iscritti di effettuare le scelte di investimento con maggiore cognizione di causa, evitando situazioni che potrebbero mettere a rischio la consistenza del proprio patrimonio.

 

Tutte le ultime su: banche , bankitalia , ignazio visco
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.