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Delgado (Safilo): target 2020 raggiungibili, aperti all'M&A

di Mauro Introzzi 15 mar 2016 ore 12:16 Le news sul tuo Smartphone

safilo_2I target indicati nel piano industriale al 2020 sono "assolutamente raggiungibili". Lo afferma, commentando il bilancio 2015 e le prospettive future, l'amministratore delegato del gruppo di occhialeria, Luisa Delgado, che, sulla possibilità di nuove acquisizioni, osserva: "l'M&A non è una scienza, ma anche un'arte, perché ci deve essere qualcuno di disponibile al momento. Speculazioni di timing non servono. E' una questione mentale e di soldi e noi abbiamo tutti e due. Sappiamo anche cosa vogliamo e cosa invece non abbiamo bisogno di prendere".

Rispetto al 2016, invece, Delgado chiarisce che "noi non diamo guidance annuali.
C'è una ragione, non abbiamo nulla da nascondere, ma per fare una trasformazione come la nostra non si può essere messi in un contesto di quarter in quarter, e dover fare scelte che sarebbero molto short term per dovere fare quello che ho promesso".

Peraltro, evidenzia Delgado, "è l'ultimo anno di Gucci e tante cose possono succedere. Non attendetevi guidance perché non aiuta a fare una gestione giusta del business".

Per l'amministratore delegato è fondamentale, nel 2016
"vedere una accelerazione sui brand di proprietà (che non hanno performato ancora - sottolinea - al regime di crescita che ci servirà poi per il piano 2020); vogliamo e abbiamo annunciato la semplificazione e ora il focus è sull'efficienza delle fabbriche". Ricorda poi che con i sindacati italiani è stato siglato un "piano innovativo che coinvolge i lavoratori". certo è che "il piano 2020 non è lineare, ci sono tantissimi cambiamenti da mettere in atto, che abbiamo fatto nel primo anno, che non danno i risultati immediati, ma che si vedono negli investimenti. Quando si prende un'azienda come era la Safilo, che viene da un background familiare, poco multinazionale, ci sono grandi interventi da fare per mettere le fondamenta. Come anche il cambiamento del leadership team. I top 150 di questa azienda sono stati tutti riqualificati".

"Il primo anno è mixed e nel 2016 - precisa ancora il numero uno di Safilo - ci vuole una accelerazione sui marchi come Polaroid, Carrera e Smith e una accelerazione sulla nostra semplificazione che è il tema più importante quando si modernizza una vecchia azienda artigianale. Ci sono tantissimi flussi e modi di fare che sono antiquati che vanno semplificati e informatizzati".

Un'altra area di attenzione è l'Asia: "lo sapevamo, ma è stato più difficile del previsto" ammette Delgado, spiegando che lì "avevamo una organizzazione basica per fare dei deals rapidi. Non c'era costruzione sistematica di un business, ma solo organizzazione di trading. Lì abbiamo deciso di chiudere e pulire canali di distribuzione, e tanti, e così il calo del business, pur deliberatamente scelto, è stato ancora più grande di quanto avevamo anticipato. E questo anche perché la situazione macroeconomica, a Hong Kong in particolare, e in Cina, sta cambiando. I cambiamenti sono per noi interessanti: non abbiamo mai avuto intenzione di vincere in Cina facendo solo grandi deals di lusso".

"Dobbiamo capire - spiega ancora - che occhiali vanno in Asia, per fisionomia e gusto; fare progetti di comunicazione. Serve un lavoro più capillare in Asia anche per la qualità della distribuzione, quindi per esempio una delle ragioni per le quali Polaroid non è cresciuta come avrebbe dovuto crescere mondialmente è che in Asia e in Cina abbiamo dovuto chiudere dei distributori che non avevano la categoria assolutamente per lavorare con un'azienda rispettabile come Safilo".

Insomma, "in un anno come questo si deve fare pulizia al suo prezzo, ma è la cosa giusta
. Adesso facciamo Polaroid in Cina, in casa, con una forza vendita dedicata e i nostri studi e feed back del mercati ci dicono che Polaroid è molto conosciuta in Cina, Giappone e Asia ma va fatto un lavoro di rifondazione".

Per quanto riguarda il contenzioso con l'Autorità Antitrust francese, Delgado spiega che l'acccantonamento (nell'ultimo quarter del 2015) è di 17 milioni di euro, che dovrebbero essere la cifra massima eventualmente da sborsare. La sentenza dovrebbe arrivare "nell'arco del 2016. Infine, sul ritorno al dividendo prima dei termini previsti, "non mi sbilancerei". (Red/AdnKronos, da adnkronos.com)

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